Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

54 AUSTRIA/RABINOVICI Doron Rabinovici COMMEMORARE VUOL DIREDIMENTICARE TENTATIVODIOMAGGIO traduzione di Luigi Reitani Nato nel 1961 a Te! Aviv, Doron Rabinovici appartiene alla seconda generazione dei pochi ebrei "reimpatriati" in Austria. Protagonista del movimento di protesta contro l'elezione di Kurt Waldheim a presidente della repubblica austriaca, ha debuttato con il volume di racconti Papirnik. Stories, pubblicato da Suhrkamp nel 1994. Il contributo che pubblichiamo è stato scritto in occasione della Buchmesse 1995. Egon Katz, naturalmente, non è mai esistito. È una storia di molti. Dopo essere stato a lungo proibito, lo scrittore Egon l<atz è stato ignorato e disconosciuto in Austria per decenni. È la storia di un personaggio di natura singolare, di natura irregolare, di un personaggio-come si diceva una volta da noi - "d'altra natura": Egon Katz, nato nel 1898 a Gura Humora, una cittadina imperial-regia della Bucovina, trasferitosi a Vienna dal 1914, mandato al fronte nel 1916, fu nella Prima repubblica redattore per diverse edizioni scientifiche. Nel 1922 iniziò a lavorare al suo romanzo Ester, completato nel 1934. Prima ancora che fosse portata a termine, l'opera, letta in pubbblico, raggiunse un ampio grado di notorietà nei caffè e nei saloni letterari, suscitando entusiasmo. Il manoscritto - cinquecento pagine- fu subito letto ed elogiato da amici e artisti viennesi, ma nessuna casa editrice poté stampare ciò che reclamava libertà di spazio nell'angustia di uno stato cattolico e corporativo. Gli editori che lessero il libro non dimenticarono, prima di rifiutarlo, di lodare la sua straordinaria qualità poetica, la sua struttura a intreccio, la sua forza simbolica. Ester, così sembra, ritraeva con fin troppa precisione il risentimento patriottico, l'incultura diffusa e le sue confortevoli tradizioni: l'inaudito, che risuonava spegnendosi incontrastato, era qui scolpito nella lingua. Katz aveva colto la frequenza dello stato di cose, facendo tremare nell'eco lacensura. Ma lacensura era molto più potente di Egon Katz. Contro ogni probabilità di successo, Katz non si rassegnò. Organizzò letture private dell'opera, perdendo in questo modo il suo impiego; lottò per la pubblicazione finché l'opera - dopo una delazione - non venne proibita e il manoscritto sequestrato. Nel luglio del 1936 il regime sottoscrisse un accordo con il terzo Reich: l'Austria s'impegnava a reprimere ogni propaganda contro il nazionalsocialismo, concedeva l'amnistia ai nazisti in galera e accentuava le discriminazioni contro gli Ebrei. Egon Katz trovò rifu~io in America. E una storia di molti: nonostante il romanzo sembrasse ormai perso, il suo ricordo continuava a vivere in coloro che l'avevano letto, influenzando nelle loro opere altri artisti viennesi: nel 1937 il compositore Fritz Bermann scrisse, basandosi sulla propria memoria, un libretto che a grandi linee riproduceva il contenuto di Ester, alludendo però nello stesso tempo in una cornice narrativa alla disperata lotta dello scrittore Egon Katz; l'anno successivo Bermann compose l'opera Il libro di Ester, con la quale intendeva assicurare alla posterità la storia del manoscritto e le circostanze della sua distruzione. Il musicista portò a una radicalità mai prima raggiunta la dodecafonia di Schonberg. La dissonanza dell'opera rifletteva la lacerazione generale, la calcolata e calcolatrice imponderatezza del proprio tempo. A ragione ne divenne celebre, nonostante la limitatezza dei mezzi, la complessa partitura strumentale, la forma del quartetto d'archi, l'inserimento, rivoluzionario per l'epoca, di rumori registrati e nastri magnetici, persino l'oltrepassamento dei limiti dell'udibile attraverso lo studiato impiego di fischietti a ultrasuoni, con i quali Bermann intendeva, come disse, "prestare una voce al silenzio". L'opera comportò una preparazione di quattro mesi, poiché le difficili parti cantate richiedevano dagli interpreti salti di tre ottave per esprimere il carattere drammatico dell'intreccio. La maggior parte dei cantanti e dei musicisti erano ebrei tedeschi, sfuggiti al nazismo, che senza lavoro e speranze tremavano per ia loro esistenza a Vienna. La prova generale concertata fu fissata per il 17marzo del 1938, quando nessuno poteva ancora prevedere la presa del potere dei nazisti, l'Anschluss e i pogrom. Nonostante il pericolo, la data stabilita fu rispettata e la prova si tenne in un'abitazione del sesto distretto cittadino, ma ci fu una delazione e l'assembramento dovette sciogliersi in tutta fretta. Fritz Bermann riuscì a fuggire e si pare che nelle settimane seguenti trovò modo di recarsi oltre confine, qui, però, si perdono le sue tracce. Nulla sappiamo di Fritz Bermann, nulla di dove sia finita la partitura, nulla della maggior parte degli interpreti e musicisti ebrei, il cui successivo destino durante il regime nazista ci è fin troppo noto ...; nulla sapremmo dell'opera Il libro di Ester senza il tenore Herbert Band. È una storia di molti: HerbertBand, che, soldato nella Wehrmacht, aveva perso in guerra la sua voce, dopo il 1945 cercò di tener vivo in Austria il ricordo di Egon Katz e di Frit Bermann e di avviare la ricerca del romanzo Ester e dell'opera Il libro di Ester. Ma in quello stato che, nella sua interezza, recitava la parte di semplice vittima del nazionalsocialismo, e nelle cui istituzioni non trovavano ascolto proprio quegli artisti che erano fuggiti davanti alla censura e alla delazione austriache, non vi era posto per lo scrittore Egon Katz e non vi era posto per il compositore Fritz Bermann. Anche se il nazismo ha perso la guerra mondiale, a Vienna ha pur sempre potuto riportare vittoria nel campo della germanistica e del mercato culturale. Herbert Band, il cantante senza voce, fu bollato come un bizzarro vaneggiatore, come un personaggio strambo, e dissolse nel bere il suo denaro e le sue energie. Herbert Band divenne un alcolizzato, un ubriacone. È una storia di molti e anche di chi ha buttato via qualche notte con Herbert Band nell'uno o nell'altro locale, di studenti e intellettuali in rivolta nei tardi anni Sessanta e nei primi anni Settanta; con sit-in e happenings, manifestazioni e LSD, arte, cinema e gruppuscoli. È una storia singolare: nel 1972Heinz Amann, regista di film sperimentali del Vorarlberg, si imbattè in Hermann Band, venne a sapere di Egon Katz, di Ester, di Fritz Bermann e della sua opera e capì subito qui - al caffè Savoy- di aver trovato il soggetto "per il mio prossimo e decisivo film". Il film fu girato in gran parte in una torre per la difesa antiaerea, residuo della seconda guerra mondiale, e nelle toilet pubbliche. "All'epoca mi chiedevo", così Heinz Amann, "come mai non vi fossero film ambientati in unWC. Allora lo definevamo un simbolo della caducità, della scomparsa. Per me era un risalire a ritroso tutti i motivi della società dei consumi". Ma soprattutto le scene nella

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==