musicale attaccò a suonare, trionfale e fuori tempo, come se ci si fosse lasciati sfuggire un segnale lungamente atteso e adesso si dovesse riguadagnare il tempo perduto accelerando il ritmo. I cedri della piazza circolare spuntavano sottili da quel giubilo nel cielo scuro della Galizia. Certo, la solennità serale di quel giorno d'Ognissanti può anche essersi svolta diversamente: forse la Repubblica venne proclamata senza il suono della banda, forse anche i cedri della piazza circolare già allora più non c'erano, e il medico ceco non si chiamava Soucek ma Palacky o in altro modo, e forse non erano neppure carrettieri, ma membri in uniforme del Sitsch, il corpo paramilitare ucraino dei vigili del fuoco, quelli che si erano azzuffati con i portatori di fiaccole. A ogni modo rimane i I fatto che la Libera Repubblica di Prezemysl, proclamata con grande pathos dal socialdemocratico Hennan Lieberman, non superò la notte d'Ognissanti - il giorno dei morti del 1918. Perché ancor prima che spuntasse il primo giorno di questa Repubblica, da tutti i paesi si affollarono in città contadini, braccianti e artigiani ucraini-nazionalisti da Wirotschko e Jaksmanyatschi, da Posdjatsch, Stanyslawtschyk e Kormanytschi, che, guidati da un secondo avvocato chiamato Dottor Zahajkiewicz, armati e non armati, assalirono Przemysl e si opposero allo stato plurietnico dell'avvocato Lieberman: Przemysl era stata sempre ucraina. Przemysl sarebbe sempre rimasta ucraina. Gli ucraini occuparono dunque il municipio, la capitaneria distrettuale, l'ospedale sgomberato del la guarnigione, la stazione con tutto il ristorante e misero agli arresti domiciliari la commissione governativa della Libera Repubblica, che si era formata appena alla vigilia-quattro ucraini troppo concilianti, quattro polacchi e Lajb Landau, il capo del partito ebreo. Anche il nome della Libera Repubblica venne cancellato e sostituito AUSTRIA/ RANSMAYR 53 con quello di Peremyschl. "Proprio il dottor Zahajkiewicz!" si diceva in .un volantino che più tardi si dovette sequestrare al Grand Caffè Stieber, "Zahajkiewicz che già ai balli in maschera e alle sfilate folcloristiche amava vestirsi sempre da atamano ucraino - proprio questo folle carnascialesco guida ora l'orda ucraina contro la città ..." La fine della lotta per la conquista di Przemysl era prevedibile come la fine di tutte le lotte per l'utopia: naturalmente i polacchi non tollerarono che Przemysl cadesse sotto il dominio ucraino. Peremyschl ! Già i I suono era barbaro. Quei maledetti ucraini. Ma si trattava solo di villani ruteni che si erano procurati un nome nazionale e una bandiera e grugnivano Ucraina in risposta a chiunque pronunciasse loro quella parola in modo abbastanza chiaro e lento. Ma Przemysl era stata sempre polacca. E Przemysl sarebbe sempre rimasta polacca. Dopo due settimane di dominio ucraino, di crescente confusione edi risse quotidiane tra gli accampamenti nazionali, truppe polacche fecero irruzione nella città al comando di un generale di nome Roj, ricacciarono a legnate i villani nei loro villaggi, e misero agli arresti domiciliari l'avvocato Zahajkiewicz. Nel bosco di Szajbowka e sulla banchina Franz Josef, sulla riva del fiume San, caddero anche dei colpi. Ma ci fu una sola vittima. Il verbale dei conquistatori trasmise il suo nome: Era il polacco di confessione mosaica Ludvik Uiberall, che un contadino di Balytschi, portando la sua coppia di buoi carica di sabbia fluviale oltre un banco di ghiaia,verso la banchina Franz Josef, vide cadere dopo due colpi al volto, a breve distanza l'uno dall'altro. da Im blinden Winkel. Nachrichten aus Mitteleuropa, per gentile concessione della casa editrice Brandstatter di Vienna.
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