Christoph Ransmayr PRZEMYSL UN DRANMAMITTELEUROPEO traduzione di Riccarda Novello Nato nel 1954 aWels, nell'Austria superiore, Christoph Ransmayr si è affermato internazionalmente con il romanzo Il mondo estremo (1988), ma aveva già suscitato interesse con il suo primo romanzo Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre (1984). Entrambe le opere sono pubblicate in Italia da Leonardo. Recentemente è apparso dalla casa editrice Fischer il suo ultimo libro Morbus Kitahara. Il giorno d'Ognissanti del 1918, due settimane prima che Ludwik Uiberall morisse dissanguato per una ferita d'arma da fuoco, sulla piazza circolare di Przemysl ebbe inizio l'età dell'oro. O almeno così profetizzò un avvocato che la sera di quel mite giorno di novembre, tra i cedri della piazza circolare, tenne un discorso davanti ai portatori di fiaccole e a una folla numerosa. AUSTRIA/RANSMAYR 51 A Przemysl l'oratore Hermann Lieberman era conosciuto come capo del partito socialdemocratico della Galizia, e come persona dai modi cortesi, che ogni mattina leggeva il giornale al Gran Caffè Stieber, a mezzogiorno mangiava da Kohn, 1 Iristorante della stazione, e anni prima aveva inutilmente tentato di sposare Helene Rosenbaum della famiglia Girowski. Ma la passione con cui il signor avvocato parlava quella sera, era sconosciuta alla maggior parte del pubblico. Un'età dell'oro! Bello, molto bello era sembrato l'inizio di questo discorso. Il signor avvocato aveva le parole di un poeta romano, versi, lunghi versi, letti da un foglietto lisciato di continuo, nei quali si diceva che altrettanto o perlomeno qualcosa di simile sarebbe accaduto in Galizia: "Nel1' età dell'oro non c'erano elmi e spade. Senza aver bisogno di soldati, i popoli vivevano liberi da preoccupazioni e in tranquilla armonia ...". La Libera Repubblica di Przemysl, gridò poi Lieberman,alzando le braccia come un direttore d'orchestra che dà il segnale per l'attacco non con la bacchetta ma con il pugno vuoto- la Libera Repubblica di Przemysl, che lì e in quel giorno veniva fondata con tanto giubilo, avrebbe scosso la dominazione austroungarica fino a farla cadere, per dare finalmente alla luce quello che a Vienna e a Budapest era stato sempre promesso, di cui troppo si era parlato senza speranza e che non si era mai realizzato nei paesi della Mitteleuropa, i paesi della cosiddetta Corona: una pacifica coesistenza di popoli liberi, con gli stessi diritti in uno stato pluralista e democratico. I polacchi, gli ucraini e gli ebrei della città, e perfino i soldati croati, ungheresi e boemi della disciolta guarnigione imperialregia, avrebbero trovato in questa Repubblica un buon futuro, ma soprattutto un futuro comune, e ...
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