Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

della annosa querelle sull'esistenza di una letteratura austriaca, e che però è accolto con grande scetticismo anche all'interno degli stessi confini austriaci, nonostante sia sostenuto all'estero da uno studioso autorevole e prestigioso come Lesli Bodi. L'insistente ricorso dell'avanguardia alle possibilità offerte dal dialetto (a partire dal volume di H.C.Artmann med ana schwoazzn dintn, 1958) offrirebbe in questo senso lo spunto per qualche interressante considerazione. Ma ànche a non voler dare troppo peso alle "variazioni nazionali standard" del tedesco parlato in Austria, è bene considerare che il sistema linguistico di una letteratura è un sistema di secondo grado, che presuppone e trae linfa vitale dai linguaggi pragmatici del sociale e delle istituzioni. Da questo punto di vista il rapporto tra letteratura e modello sociale di riferimento (categoria che supera i 1 problema dell'appartenenza formale a una compagine statale) è un rapporto prettamente linguistico. Per ritornare (un po' provocatoriamente) al libro della germanista americana Ruth K.liiger: la sua "austriacità" è prettamente linguistica, nel senso di servirsi di strutture formali specifiche che hanno la loro origine nella storia sociale del territorio austriaco. Nella fattispecie si tratta del processo di assimilazione della borghesia ebraica di Vienna, brutalmente interrotto dall 'Anschluss. Questo processo si manifesta, per esempio, nel ricorso a certi mitologemi urbani o a certe costruzioni ironiche e stilistiche (il famosoWitz, il motto di spirito) che non hanno equivalenti in Germania. Forme e modelli linguistici Prima ancora che nelle dichiarazioni di poetica, nell'appartenenza alle istituzioni letterarie autoctone o nella ricorrenza di particolari tenù e motivi, la specificità della letteratura austriaca di lingua tedesca è dunque soprattutto formale. È ormai qualche anno che la critica letteraria più attenta ha messo così l'accento sulla presenza di strutture linguistiche tipiche della liturgia cattolica nei testi di autori austriaci contemporanei. Un'analisi di Wendelin Schmidt-Dengler su opere di Ernst Jandl, Friederike Mayrocker, Thomas Bernhard, Barbara Frischmut, Josef Winkler, Peter Handke e Alois Brandstetter ha dimostrato in modo magistrale la presenza di un "catalizzatore liturgico" nella letteratura austriaca contemporanea, che si esprimerebbe nel piacere per il rituale, nella priorità della forma, nel gusto per la ripetizione. Riagganciandosi a questo discorso Juliane Voge! (si veda il suo bel saggio nel volume Geometrie del dissenso, Campanotto 1995) ha messo in luce i rapporti tra il linguaggio protocollare della burocrazia e lo stile di autori come Albert Drach, Herzmanovsky-Orlando o Heimito von Doderer. La forma del resoconto giuridico, e in particolare l'uso del discorso indiretto, la "scoperta" delle possibilità espressive del congiuntivo tedesco (di cui è prova anche la scena di Altrove di Ernst Jandl che qui pubblichiamo) è del resto il dato più appariscente della prosa letteraria austriaca degli ultimi vent'anni. L'originalità di tali contributi critici risiede comunque nell'aver indicato i punti di convergenza (e di att1ito) tra i linguaggi del potere e dell'ordine e quel 1 i del la letteratura, nell'aver mostrato, in definiti va, un processo di secolarizzazione da cui trae alimento l'espressione artistica. Un discorso analogo si potrebbe fare per il retaggio della cultura ebraica in Austria, a cominciare dalla valenza attribuita alla dimensione acustica e visiva della parola. Se l'accento posto negli anni Cinquanta e Sessanta dalla neo-avanguardia austriaca-soprattutto dalla cosiddetta WienerGruppe-sulla materialità del linguaggio trova larghi punti di convergenza con le esperienze americane ed europee degli stessi anni, l'idea delle "maschere acustiche" (per riprendere un'espressione chiave della poetica di Carretti), della parola che si fa voce, rimanda a una tradizione che, iniziata con Karl Kraus, s'incrocia segretamente con quella del misticismo ebraico, AUSTRIA/ REITANI 49 e arriva sino a Ernst Jandl o allo stesso Thomas Bernhard. Né si può ignorare a questo proposito l 'importanzaconferita alla musica come modello ideale dell'arte sul piano generativo e strutturale, concetto che ancora una volta accomuna autori diversissimi come Heimito von Doderer, Ingeborg Bachmann o Gert Jonke (per non parlare della scrittura di Thomas Bernhard, che è tutta strutturata sul principio delle variazioni musicali). Di questo paesaggio di forme e modelli non è neppure difficile trovare ipunti di riferimento unificanti. Il ruolo di Stiftercome nume tutelare della nuova letteratura austriaca è stato più volte sottolineato. Di fatto Stifter è stato deternùnante nel fondare un linguaggio descrittivo i cui stilemi sono stati abbondantemente ripresi dagli autori attivi dopo il 1945 (un nome tra tutti: quello di Peter Rosei). Da questo punto di vista dovrebbe far riflettere che - a paite Kai·l Kraus e, in parte, Trakl per una ce1ta lirica - nessuno dei grandi autori del fine secolo ha costituito davvero un modello per la generazione nata o vissuta dopo la seconda gue1rn mondiale. In un certo senso la tradizione ottocentesca, anche quella della cosiddetta "letteratura paesana", è stata molto più determinante sul piano dei modelli espressivi. Individuai·e modelli e forme comuni, però, non significa annullare le diversità estetiche e anche ideologiche tra gli autori. Se il paradigma è uno (ammesso che sia poi così), la varietà delle declinazioni è molteplice. Nulla sarebbe di più sbagliato che ridurre il contraddittorio e ricchissimo panorama della letteratura austriaca dal 1945 a oggi a un'unica linea di tendenza. Istituzioni, riviste, luoghi della letteratura Al di qua e al di là della pubblicazione in volume-che avviene soprattutto attraverso l'interesse della grande editoria tedesca, nonostante l'impegno profuso da giovani e qualificate case editrici austriache (Residenze Droschl, in primo luogo) - la letteratura austriaca trova oggi in patria un proprio veicolo di trasmissione in una fitta rete di istituzioni e "luoghi" culturali. Va qui ricordata innanzi tutto la straordinai·ia attività della rivista "Manuskripte", che ha ormai superato i trent'anni di pubblicazione. Fondata dallo scrittore Alfred Kolleritsch (di cui è imminente da Marsilio la traduzione italiana del romanzo Gliammazzapesche) questa rivista, inizialmente nata come organo del Forum Stadtpark, un'associazione di Graz in cui hanno mosso i loro primi passi Peter Handke ed Elfriede Jelinek, ha rappresentato un collante importantantissimo per tutta I' avanguai·dia austriaca ed ospita tuttora gli esperimenti più originali e interessanti dell'intero mondo di lingua tedesca, in particolare nel campo della lirica. Accanto a essa va citato almeno il semestrale "Protokolle" di Otto Breicha e il mensile "Wespennest", spesso impostato in numeri monografici. È significativo che tutte queste riviste siano in qualche modo nate come espressioni di una linea contrastante con la politica culturale promossa a livello nùnisteriale. Più "ufficiale" è invece la rivista "Literaturund Kritik" che comunque, con la direzione di Karl Markus-GauB, da qualche anno a questa parte ha saputo attirare a sé energie e contributi nuovi, soprattutto tra quegli scrittori che vivono lontani dalla capitale austriaca. Nonostante l'eterogenea provenienza degli scrittori da tutti gli stati federali, e la diffusione di importanti centri culturali anche in periferia (le stesse due case editrici citate sono rispettivamente di Salisburgo e di Graz), è comunque un dato di fatto che Vienna resti la capitale letteraria dell'Austria. Qui ha sede la Osterreichische Gesellschaftfil.rLiteratur (società austriaca di letteratura)-istituzione ministeriale che da tempo però ha perso lo smalto dei suoi primissimi anni - il nuovo Literaturhaus -che ospita una serie di organizzazioni letterarie e soprattutto uno straordinario centro di

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