Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

48 AUSTRIA/ REITANI campi di concentramento (Vivere, di prossima pubblicazione presso Einaudi). Questo libro non solo è pieno di riferimenti a Vienna e ali' Austria, ma è anche scritto in uno stile e con una musicalità, che, per stessa ammissione dell'autrice, si ricollega esplicitamente ai più grandi autori austriaci del nostro secolo. Si tratta di "letteratura austriaca"? Il caso di Ruth Kltiger è solo la punta estrema di un fenomeno assai più vasto di quanto si possa pensare: quello della letteratura dell'emigrazione dal l'Austria, categoria che non è certamente solo applicabile al periodo fino al 1945. Erich Fried è vissuto e morto in Inghilterra, dove ancora risiede il meno noto, ma non meno significativo, Wolfgang Georg Fischer e ancora l'ex "arrabbiato" contestatore Jacov Lind. Lo scrittore Jean Améry si è tolto la vita a Salisburgo dopo aver vissuto in Belgio. Per non parlare del complicato ma più noto caso di Elias Canetti o di quello limite di Paul Celan che, pur vivendo in Austria appena qualche mese, fece parte per oltre dieci anni del P.E.N. Club austriaco. Non è naturalmente un caso che tutti questi scrittori siano di origine ebrea. Ma la categoria dell'emigrazione è anche applicabile a coloro che, come Ingeborg Bachmann, Oswald Wiener o lo stesso Peter Handke, hanno scelto di vivere lontano dall'Austria. E si potrebbe persino parlare di un'"emigrazione interna" per quegli autori isolatisi o isolati dalle istituzioni letterarie, per anni esclusi dalle celebrazioni e dai consessi ufficiali: Hans Lebert, AlbertDrach, Hermann Hakel. E che cosa dire del testamento di Thomas Bernhard, che nega all'Austria ufficiale ogni diritto di appropriarsi della sua opera, e si tratti pure delle rappresentazioni dei suoi lavori teatrali? Un caso opposto è costituito da quegli autori che, provenienti da altri paesi, hanno deciso di stabilirsi definitivamente in Austria. Si potrebbe innanzitutto citare il nome del grande filosofo e scrittore Gtinther Anders o degli ungheresi emigrati in Austria per motivi Percorsi della riflessione Sottoscrivete l'abbonamento a Lapis, vi dà diritto a ricevere i quattro numeri dell'anno 1995 -~-------------------------------- □ ordinario lire 40.000 □ sostenitore lire 60.000 O estero lire 60.000 D sottoscrivo n° ...... abbonamenti O allego assegno non trasferibile intestato a La Tartaruga edizioni D pagamento in e/e postale n° 24001208 intestato a La Tartaruga edizioni via Filippo Turati 38 - 20121 Milano nome cognome via e n° cap città provincia ..... ,..... ..... Via'Pilif.pc> 1\lnll 311,. Milano TeL O'Je,,5036-Fa653007 politici, come Milo Dor, ma questo è anche il caso di qualche narratore tedesco, come Ludwig Fels o di uno dei più notevoli rappresentanti dell'ultima generazione di poeti lirici: Peter Waterhouse, berlinese di nascita con passaporto inglese. E poi vi sono i sudtirolesi, legati a doppio filo alla tradizione austriaca, ospiti fissi delle istituzioni culturali di questo paese, e tuttavia di cittadinanza italiana. I paradossi continuano se si guarda indietro alla tanto celebrata "tradizione austriaca": Kafka e Rilke erano praghesi, Joseph Roth un ebreo galiziano morto in emigrazione in Francia e Ludwig Wittgenstein è diventato professore di filosofia solo in Inghilterra. Applicare i criteri della geografia politica alla letteratura sembra insomma portare in un vicolo cieco. Del resto costringere l'arte negli angusti confini di una nazione srgnifica fatalmente ignorare quel- !' elemento di scambio, di confronto tra culture, che è la segreta molla di tanti capolavori. E in proposito si potrebbe ricordare che proprio l'Austria è stata terra di traduttori e traduzioni fondamentali per la storia della cultura europea (come quella del Divano di Hafis, che servì da fonte a Goethe). In altre parole: se il concetto di letteratura nazionale è di per sé discutibile, parlare di una "letteratura nazionale austriaca" è possibile solo a costo di una notevole forzatura ideologica. Le cose però non vanno meglio se si sostituisce all'idea della nazione quella di un'entità indistinta e per definizione sovranazionale come la "Mitteleuropa" - come si è fatto in Italia a partire dal Mito absburgico di Claudio Magris - di cui l'Austria, svuotata delJa sua concretezza storico-politica, finisce per essere un semplice sinonimo spirituale. Questo punto di vista, se da un lato ha il merito di ricondurre a un'unica koinè autori sicuramente omogenei sul piano culturale, scavalcando limiti territoriali e persino linguistici, e d'individuare una tradizione tematica che relativizza o ricompone nostalgicamente le fratture storiche, d'altro canto rischia di mettere inombra proprio le manifestazioni più appariscenti di quelle fratture e di livellare o confondere autori e movimenti di spessore assai diverso. Non è del resto un caso che in Italia il filtro recettivo del mito asburgico abbia privilegiato uno scrittore epigonale come LernetHolenia a scapito, per esempio, della letteratura "realista" di un Gernot Wolfgruber o di un Gerhard Roth - per non citare che due scrittori che non presentano particolari problemi di traducibilitàin un quadro di generale disinteresse (se non di diffidenza) verso la contemporaneità, anche da parte dell'accademia (quanti convegni e pubblicazioni, invece, sul fine secolo!) Nella difficoltà di coniugare una determinata tradizione letteraria con una precisa entità geopolitica dalla dubbia continuità storica, e nel progressivo discredito in cui è caduta la stessa idea di Mitteleuropa, risiede anche la legittima perplessità verso la categoria di "letteratura austriaca". La tesi che si possa parlare di una sola letteratura di lingua tedesca, se non addirittura di una letteratura tedesca tout-court, è del resto ancora largamente dominante in Italia, a differenza, per esempio, di quanto accada in Francia o in molti paesi dell'Europa orientale. La forza di questa tesi poggia sull'incontestabile verità che una letteratura vive e si sviluppa all'interno del suo sistema linguistico. Ma non mancano ulteriori argomenti, come, per esempio, la verità, altrettanto incontestabile, che gli autori austriaci più importanti scrivono tutti per case editrici della Germania federale e si rivolgono naturalmente all'intero pubblico di lingua tedesca. Sebbene la varietà del tedesco parlato in Austria abbia indubbiamente peculiarità nel lessico e persino nella sintassi, difficilmente si riconoscerà infatti all'"austriaco" la dignità di una standard national variation, come avviene invece, per esempio, per l'inglese parlato in Australia: argomento che potrebbe tagliare la testa al toro

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