Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

tedesco "standard" - anche dopo l'ingresso nell'Unione. Che la coscienza di una identità nazionale abbia toccato il suo apice proprio nel momento in cui l'Austria poneva fine all'isolamento internazionale impostogli dalla neutralità, prova che la maggioranza dei cittadini si sente finalmente libera dallo storico complesso d' inferiorità della nazione "mutilata" - un sentimento cavalcato, tra l'altro, dal pericoloso partito nazionalista di forg Haider - e che non ha dunque bisogno di arroccarsi, come nel caso della Svizzera, in un suo ermetico sistema di valori. Ma prova anche che il processo di fondazione della nuova società austriaca è avvenuto, almeno parzialmente, al di fuori dei luoghi comuni suggeriti dall'interno o dall'esterno. E di questi luoghi comuni, nel grande mercato mediale delle chiacchiere, ve ne sono davvero a bizzeffe. L'anima austriaca (titolo di un fortunato libro dello psicologo Erwin Ringel, recentemente scomparso) è stata analizzata, sviscerata, anatomizzata. Da Hermann Bahr a Hugo von Hofmannsthal, del resto, non mancano certo le teorizzazioni di rango sull'homo austriacus: barocco, teatrale, cattolico, ossessionato dall'idea della morte, nevrotico. Una tradizione a cui il festival di Salisburgo ancora volutamente si richiama, riproponendo ogni anno la Leggenda di Ognuno di Hofmannsthal. E Robert Menasse, abile autore di bestseller e saggista brillante - non a caso invitato a tenere il discorso inaugurale alla Buchmesse 1995 - in un suo fortunato libro sull'Austria, definita con il musiliano appellativo di "paese senza qualità", ha fatto confluire l'antico sostrato cattolico nel moderno patto sociale, arrivando addirittura a parlare di un'"estetica del consociativismo" come essenza della letteratura austriaca. Il rischio di definizioni così assolute è palese. Elevare una caratteristica culturale storicamente determinata a qualità specifica significa relegare in secondo piano o discriminare tendenze eteroAUSTRIA/ REITANI 47 ~%:~ ';~;.._.,._, & FotoP Horree/ LeidenNetherlands/G. Neri genee o incompatibili. Proprio il caso della Seconda repubblica austriaca mostra invece come l'identità nazionale sia un processo a cui contribuiscono numerosi fattori, non ultimo il doloroso riconoscimento delle fratture storiche e della loro rimozione. Si potrebbe d'altro canto affermare che ciò che s'intende per identità di una nazione si fonda anche su uno specifico immaginario, determinato, tra l'altro, anche dagli atti di autoriconoscimento dei suoi cittadini, e dunque proprio da quelle elaborazioni teoriche a cui si è fatto cenno. E non c'è dubbio che le "qualità austriache" enumerate ritornino come topoi in un gran numero di opere della letteratura austriaca contemporanea (e basti solo pensare a Thomas Bernhard). Scrittori austriaci, scrittori dall'Austria e in Austria, letterature in Austria Dimostrare l'esistenza di una letteratura specificatamente austriaca sulla base di un presunto immaginario austriaco o, peggio ancora, di un supposto homo austriacus è operazione, nel migliore dei casi, tautologica. Dopo aver costruito un'"anima" nazionale sulla base di esempi tratti dalla letteratura, si definisce lo specifico di questa letteratura sulla base della conclamata "anima" nazionale. Contro ogni tentativo di definizione ontologica dell"'austriacità" Peter Handke ha così sobriamente proposto di considerare austriaci quegli scrittori che hanno in tasca il relativo passaporto. Ma anche da questo punto di vista le cose sono molto più complicate di quanto si possa pensare. Ruth Kltiger, nata e cresciuta a Vienna, ma deportata ad Auschwitz a soli tredici anni, e poi emigrata negli Stati Uniti, dove insegna letteratura tedesca all'Università di California, ha scritto per esempio uno dei migliori libri degli ultimi anni e in assoluto uno dei documenti più straordinari sull'esperienza dei

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