una forma di becero strapaese. Ha portato a esiti culturali estremamente negativi cercando di reprimere (e riuscendoci) le poche schegge di Europa che erano ancora presenti in questa città. Caccioppoli, Francesca Spada, Renzo Lapiccirella erano alcune di queste schegge; come quelli di "Sud", come altri ... La città diventò invivibile anche per questi motivi, per questo lento esaurirsi di tante pulsioni intellettuali, artistiche. Agli americani, a Lauro, al sequestro del porto, alla chiusura politica si unì questa chiusura a sinistra, lo stalinismo degli Amendola e dei suoi, primo tra tutti Cacciapuoti, il segretario ...Un stalinismo che costrinse i militanti a negare la loro anima migliore. Gli altri, a loro volta, ci mettevano ovviamente il loro. Una situazione divisa, con noi al centro, schiacciati. Per qualcuno, come Francesca, fu una situazione senza sbocco, che portava alla tragedia. L'Alcesti i cui versi scelse a commento della sua morte implicava un richiamo al destino, a una fatalità superiore, a un giuoco di circostanze irrisolvibile, non controllabile.Questa è la mia chiave d'interpretazione per questi avvenimenti. Per Francesca la scelta del Venerdì santo come giorno di morte che però prelude a una risurrezione, alla Pasqua, non fu casuale, e questo rimando per lei non fu affatto retorico, né dev'esserlo per noi. Ma perché, secondo te, persone come Renza e Francesca, o anche come te, non uscirono in quegli anni dal partito, non scelsero di andarsene? C'è una risposta amicale e una ufficiale. Punto sull'amicale: la vita è una brutta bestia. Prendi un uomo di grande valore, intelligente, brillante, laureato in neurologia, per di più di origine sottoproletaria, ostinato nella sua solitaria battaglia però dentro il partito. Teme l'accusa di "frazionarismo", che allora era una scomunica infamante, un'accusa terribile. Fa il lupetto solitario, conduce pervicacemente la sua confusa battaglia. La sua grandezza sta nel dire no, dentro quel sistema; non sa proporre altro che questo "no", e altro che questo "discutiamo, dobbiamo discutere". Il suo fascino sta in questa ostinazione. Qui deve soccorrerti lamano del romanzo, non bastano per raccontarlo e spiegarlo le categorie politiche. Se ne va? E dove va? Con le brache in mano al "Corriere della sera"? E' uno che scrive con fatica, che deve essere convinto di quel che scrive. Non vuole mollare per nessuna ragione al mondo. Si rifiuta semplicemente di mollare. E tutto questo spinge verso un risultato terribile, che è la morte di Francesca. L'impressione èperaltro che anche gli oppositori (il gruppo del Gramsci che rompe col partito ed è causa della crisi definitiva di Francesca e Renza )fossero non meno astratti e ideologici nelle loro posizioni dei Cacciapuoti Amendola Napolitano. Il confronto era ideologico ed era acutissimo. Non ci si scontrava già più con la realtà, e anche questo era un segno gravissimo. Quelli del Gramsci avevano ragione soprattutto nel discorso sulla rotta per la pace. Per loro la coesistenza pacifica era l'equilibrio del terrore. E potevano ben dirlo, a partire da una città che pagava un prezzo enorme e preciso a questo equilibrio. Il porto era nuclearizzato, vi stazionava una flotta le cui navi erano cariche di atomiche. I soldi che in cambio di questa concessione agii Usa cadevano a pioggia su Napoli favorivano uno sviluppo da città coloniale. Il contrabbando, che nasce allora così forte, era complementare a tutto il resto. La battaglia del Gramsci era contro l'accettazione da parte del Pci, per ragioni di appartenenza a un blocco, per ordini dall'est, di questo stato di cose, di questo modo di intendere la fondamentale lotta per la pace. Il chiodo fisso di Renzo era "occorre discutere di tutto questo", e in quegli anni nel Pci nessuno dei dirigenti era disposto a discuterlo. DOVE STAZAZÀ/ REA 37 Il Gramsci e i dirigenti erano uniti da uno stesso disprezzo per il regionalismo, per Salvemini per esempio, per la sua idea di concretezza ... La tirata di Marotta, nel libro, contro il regionalismo è fondata: in difesa dell'unità del paese la lotta contro Salvemini e il salveminismo erano cose fondate. L' amendolismo era un modo di ribadire la separatezza della questione Napoli e della questione Sud rispetto all'Italia. Le parole d'ordine diffuse dal Pci al Nord non avevano valore per il Sud! Su questo mi sento di seguire il ragionamento e la protesta del Gramsci, di Piegari, e mi pare però giusto dire che il Pci aveva una doppia verità, quella democratico-togliattiana e quella stalinista-togliattiana, se così posso dire. Ogni tanto la storia si diverte a mettere qualcuno in croce, e la guerra fredda era perversa in sé, dentro quei meccanismi era facile rimanere schiacciati. Gli americani facevano il loro mestiere, i russi costringevano i comunisti italiani"a rispondere secondo i loro interessi. Renzo Lapiccirella, rifiutando di uscire, ha dovuto però prestarsi a opere non sempre degne, una volta insediatosi a Roma e in nome del partito. Ci sono altri che sono finiti peggio di lui, per non avere accettato ... Renzo, rimanendo, è riuscito anche ad avere in certi momenti una funzione importante. Per esempio so che fu lui a dare i consigli giusti a Longo nel 1968, a proposito della Polonia, che contribuì molto in quel periodo al "disgelo" in Italia. Però è vero, ci sono persone che sono finite peggio di lui, ci sono stati dei falliti più falliti di altri. Per esempio Scognamiglio. Un personaggio tragico, il rappresentante di una borghesia napoletana abortita, il cui fallimento ne estremizza altri, è il fallimento di un ceto sociale che oggi è morto, che oggi non c'è più. La borghesia napoletana è morta in quegli anni, con una grande responsabilità in questo degli amendoliani. Mai o non vorrei davvero che Mistero napoletano venisse letto come un libro anticomunista, per di più a scoppio ritardato, alle soglie del Duemila. Uno degli elementi portanti di questo libro è proprio quello delle contraddizioni non riconciliate, delle spinte divaricanti. Il Pci togliattiano era un fattore di çlemocrazia, in Italia, ma la sua pratica quotidiana dello stalinismo creava una sorta di controfaccia a questa tendenza.C'è chi ha accettato questa ambiguità e chi no, e che è rimasto sospeso, chi ha fatto di queste contraddizioni non conciliate la bellezza della propria vita, come dice Franco Rella. Personaggi come Francesca Spada non erano insoliti, soprattutto a Napoli, in una società dove si ha l'impressione che le donne abbiano avuto da sempre più autonomia e senso di indipendenza, rispetto al resto del Sud e del!' Italia. Ho sempre avuto l'impressione di una maggiore indipendenza delle donne napoletane, che deriva forse dalla Spagna, chissà ... Credo che tu abbia ragione. Le napoletane hanno più forza, un forte sentimento di indipendenza nei confronti del maschio. La lotta per la vita le ha addestrate e rese più forti. Basta pensare al mondo degli espedienti, che coinvolge immediatamente le figure femminili. Napoli è una città prolifica, una donna con molti figli da proteggere, spesso con un marito inesistente o solo sbruffone, deve essere autonoma, e il suo esempio passa alle figlie, al vicolo. La maternità napoletana è esplosiva, quest'autonomia è diventata un elemento antropologico e sociale. Meno tra le donne borghesi, ma anche tra loro. Francesca è un'eroina da romanza, un personaggio ricco e nevrotico, molto moderno. Tu peraltro hai costruito il libro attorno a lei, ma con un arco molto vasto di problemi, tenuti insieme con
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