Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

si incontrano e attraverso la presa di coscienza del proprio sentimento, del proprio sentire, delle proprie emozioni, arrivano alla consapevolezza (lei) o alla inconsapevolezza assoluta (lui, che per questo si trasforma in un dio e si dissolve nel fumo del sacro, a suo modo un'anima eletta ...). Ci sono due modi di affrontare la vita nel film, e io parteggio per quelli in cui c'è una presa di coscienza (lei), però non giudico l'inconsapevolezza di lui. Il film è il tragitto, è il viaggio di queste due differenze. Il maschio è risucchiatonel mito, ma restano le cinque donne "miracolate" attraversodi lui, che risprofondanel non-storico.C'è ancheun rapportotral'alto (ilsacro, lametafisica,le interrogazioni, sul senso dellavita,sulle originie sulfuturo) e il basso (l'esperienza del mondo, e alla lettera,nelleprime scenedelfilm, lafogna, l'ano). Tra antico efuturo, in mezzo c'è la gallina,di cui Angela ha terrore lungotutto il.film,e con laqualesi riconcilianel "miracolo", quando capisce... La gallina è l'inconscio, e la paura che se ne ha. È quello che non si conosce, la paura primitiva che Angela puntualmente incontra, alla fine accogliendola, e dissolvendola nella presa di coscienza, comprendendola, accettandola. Il suo è un percorso di conoscenza e quindi è un percorso doloroso, perché conoscersi è doloroso, è penoso. Alla fine del viaggio sono le donne a restare, ad aver capito, a continuare il viaggio nel futuro. Probabilmente tra altri cent'anni si capovolgerà tutto, e il discorso tornerà agli uomini, chissà ... Ma oggi siamo in un'era in cui è la donna a portare il peso della coscienza. Questoè un.filmmolto casto,anche se gioca su alcuneprovocazioni di tipo sessuale. Lui è un impotente in senso metafo1icocome realistico, non riesce a penetrare nella vita come nella coscienza, nell'interno e nell'esterno della vita, ha bisogno di un intermediario, di un altro corpo maschile. A te il cinemaitalianopiace? Cosa te ne piace? Io amo il cinema dove non c'è soltanto il quotidiano, dove c'è una trasposizione, un elemento fortemente riflessivo, creativo. Il cinema realistico è riduttivo e televisivo, e non mi interessa. Mi interessano le trasposizioni forti della realtà, che in Italia sono rare. In Italia ci sono bravi registi non-autori, tanti. C'è uncinemache rafforzale logichedel tempo e uno che invece le mette in discussione,o pretende di scompaginarle. Quello che mi meraviglia sono certi coetanei, o gente più giovane di me, che non tentano di essere più liberi. Non parlo di trasgressione, o di stravaganza, parlo proprio di libertà. Pigliando cantonate, cozzando, ma provando. Prima di tutto per se stessi, non per "il cinema italiano"! In questofilm tutti i personaggi sono meno dimensionali,meno quellodi !aia,comenei treepisodidi Libera Tuparli attraverso/aia, è il tuo alter-ego.E anche questo è raro negli autori italiani,dopo Rossellini e Antoniani. Il cinema italiano del dopoguerra raccontava attraverso le donne, che poi sono scomparse. A me sembra naturale raccontarmi attraverso !aia con la quale c'è una grande amicizia, una grande sintonia. I personaggi laterali sono delle proiezioni, le altre prostitute del suo gruppo sono un coro, è lei il solo personaggio consapevole, il perno del film. Vincenzo Peluso mi andava bene anche perché non ha una grande consapevolezza di attore, per esempio. È un'evidenza semplice. La coscienza è Iaia. È lei che può recitare. Anche per la consapevolezza che ha come essere umano, non solo come attrice. La biondezzadelprotagonistaèfinta, mentrequelladi lei è vera, in un contestodi estate, di sole di grano, di natura "gialla"... DOVE STAZAZÀ/ CORSICATO 35 È una biondezza che cambia, che è in evoluzione. Alla fine lui diventa addirittura platino, mentre all'inizio ha i capelli rossicci ... È un'evoluzione anche estetica, tutta esterna. Alla fine diventa come una statua, un dio. Lei - che ha lo stesso colore della gallina - non ha un'evoluzione in questo senso. Dopo aver lasciato l'amico all'inizio e dopo aver iniziato un'altra storia, abbandonando Iaia lui dice di essersi ossigenato. Anche il suo lavoro è importante: Adamo deve buttare nelle discariche banane marce, raccoglie il marcio (un biondo che marcisce) e lo butta, un marcio di cui è parte o che gli gira attorno ... Con Aurelio De Laurentiis, con la grande produzione, come è andata?Comehai reagitoalfatto dipoter girare con unpo' di agio, di soldi? Libera è costato seicento milioni, il secondo circa un miliardo e mezzo, ma l'importante era che tutti potessero essere pagati, non volevo un budget super, non mi serviva. Le commedie all'italiana "normali" costano sui cinque miliardi. Laurentiis è stato coraggioso a farmi fare un film in cui non è mai intervenuto, dopo un chiarimento . iniziale, e io sono stato coraggioso a buttarmi con un produttore vero come è lui. Credo di aver fatto un film nella maniera più libera e indipendente possibile, con il vantaggio di avere le spalle coperte, un budget in cui stare tutti comodamente. In fase creativa, Aurelio De Laurentiis non ha mai rotto le scatole. Che reazioniha suscitato il tuofilm tra i critici, nelpubblico, tra i tuoi "colleghi"?Mi pare siano state in genereforti, di rifiutoo di accettazionepieni. I critici sono portati a schematizzare, sono abituati a un certo tipo di cinema e procedono per schede tecniche: bella la sceneggiatura, così così la fotografia ... Dovrebbero fare qualche sforzo per entrare in un film che non si presenta come gli altri, e invece sono pigri, non gli importa interagire con il film, con il regista. Dovrebbero coinvolgersi di più, mentre se non trovano quello che si aspettano e già conoscono, impazziscono ...Danno più soddisfazione gli spettatori. Credo di aver fatto un film molto aperto, che non impone una interpretazione univoca, e mi piace molto sentire cosa dicono gli spettatori (naturalmente quelli che si sono coinvolti) alla fine del film: diventano autori anche loro, e vedono cose che io non avevo proprio pensato, ed è giusto che sia così. I peggiori sono quelli che vogliono capire tutto, che non si abbandonano mai, quelli che - come i critici - hanno il bisogno di essere imboccati, guidati, che vogliono l'ovvio e stranoto, che vogliono essere portati per mano lungo strade ben note. La gente è abituata a vedere un certo cinema e solo quello - un cinema narrativo spettacolare. Se non lo ritrovano restano spiazzati. I colleghi ... A parte alcuni amici, degli altri non so, ma mi sembra di capire che quelli che tacciono non lo hanno amato; d'altra parte è normale che chi si muove su certe direttrici non possa amare un film come questo. Lo spettatore peggiore è quello che non sembra accorgersi della diversità d'impostazione di un film come questo, quello che chiede "ma che cosa vuol dire?". Il modo ironicodi vedere il mito (in chiavemediterranea,ovviamente) nonmi pare sia stato recepito... Sembra quasi che i miti non li conosca più nessuno, che nessuno sia più in gradi di riconoscerli se li vede usati, così come il patrimonio classico dei simboli. Sono riferimenti che non vengono colti, e a me pare che questo derivi da un'ignoranza abissale degli italiani, della scuola italiana, rispetto a tutta una storia. Si sa tutto dei fumetti o del cinema recente, si colgono tutti i riferimenti della cultura americana, e la base della nostra stessa cultura invece sfugge. Oppure si parla di "citazioni". Non si vuol capire che la citazione è tale se non è rivissuta, se non è indispensabile, se è fine a se stessa, non si capisce quando è adesione, quando è necessità espressiva e narrativa.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==