prete di quegli anni) che i poveri non sono belli, che la povertà e l'emarginazione non rendono belli. Il cinema deve porre lo spettatore di fronte alla realtà, la realtà non la si può sopprimere, esiste, e va affrontata. Non si può pensare che tutto sia ormai Internet e cd-rom, deodoranti e profumi ... La realtà non va rimossa. Il Grande Imbonitore, il Barnum di oggi è Maurizio Costanzo, con la sinistra che trae vantaggio dal frequentare i suoi salotti. I mostri li mostra lui per più sere la settimana, i mostri italiani veri sono quelli che lui espone nel suo salotto. I nostri "attori" sono persone piene di orgoglio e piene di rabbia. Anitra, l'amico gobbo, va al mare e si mette in costume fregandosene del disagio degli altri. Non tutti hanno la gobba, nella vita come nel vostro film ... Il nostro film è pieno di gente normale, solo che non è gente "bella". La loro realtà, la loro bruttezza, è il risultato di una sofferenza. Nel mondo c'è chi ha (anche la bellezza) e chi non ha. Chi ha tende a rimuovere oppure filtra (Costanzo). Noi naturalmente non vogliamo denunciare, anzi vediamo le cose e le persone con un po' di visionarietà e di surrealtà, giocando con i nostri riferimenti culturali, con il cinema che abbiamo visto e che amiamo. La sincerità la si deve sentire nelle cose, nelle immagini. C'è una bella differenza, tra noi e gli imbonitori di successo. Cosa vi aspettate dall'uscita del film? Piacerà? Che reazioni avrà il pubblico? Non è difficile prevedere che non apprezzerà... Ci aspettiamo un impatto iniziale di curiosità. Sappiamo già cosa diranno i critici ufficiali: mancanza di struttura, eccesso, eccetera. È chiaro che ora c'è curiosità, ma per esempio i fans di Cinico Tv resteranno delusi, non li faremo ridere per niente. Abbiamo fatto una scelta autolesionista mentre sarebbe stato molto facile fare un Cinico Tv di 95 minuti e di grande successo. Una parte del nostro pubblico ce ne vorrà, perché Lo zio di Brooklyn non è un film comico, niente affatto: è angosciante, è frustrante, non offre nessuna scappatoia, irriterà anche quelli che ci hanno seguito in Tv. Ma la nostra non è una scelta casuale. Che succede di solito? Che Avanzi va bene in tv e si fa il film di Avanzi, che i Broncoviz vanno bene in tv e si fa il film dei Broncoviz. Noi andiamo in controsenso e in cinema facciamo quello che abbiamo sempre voluto fare, quello che sognavamo di fare, il cinema che abbiamo amato è quello classico, un cinema che non c'è più e che non si può più fare, lo amiamo di un amore sconfitto e inutile, perché quel cinema è irrimediabilmente morto. E anche questo abbiamo voluto che si sentisse nel nostro Zio. Il tema del film mi pare sia gli ultimi giorni dell'umanità, di un 'umanità che non ha più nulla da dire e da proporre e si logora pigramente nell'accidia, nelle guerricciole di mafia ormai ridicole, nell'attesa della fine. Ma è anche una storia di "ultimi giorni del cinema del XX secolo", allo scadere dei cent'anni voi stilate anche l'atto di morte del cinema, di quel cinema, e gli fate uno splendido funerale pieno di citazioni. Queste citazioni però riconoscono solo i veri amatori, non i cinéphiles selvaggi ed esibizionisti, divoratutto, quelli da quiz. La citazione, l'allusione non ci piace ostentarla, il vero cinéphile le riconoscerà. C'è, ed è evidente, Bui'iuel: l'occhio dell'inizio, L'age d'or, Las Hurdes ... Ci sono le avanguardie storiche, il surrealismo francese, Entr'acte di Clair nelle scene dei funerali: anche le russe, e non a caso anni fa facemmo un DOVE STAZAZÀ/ CIPRÌ EMARESCO 33 Verso Vertov. Poi c'è il cinema americano classico, Ford soprattutto, e Hawks, Orson Welles, il cinema povero di fantascienza degli anni Cinquanta fatto con pochi mezzi e molta genialità. C'è il noir, il film di gangsters, c'è Billy Wilder anche con il travestitismo. È un cinema che era già morto quando noi crescevamo, un cinema di cui abbiamo unaenorrne nostalgia, il cinema che ha nutrito il nostro immaginario. Il cinema di oggi non ci piace più. E Pulp fiction? Sì, ci piace, ma ci piace di più il cinema di prima, che aveva una morale che qui invece è sparita. Il cinema di Siegel, di Ray, di Aldrich, fino a quello di Friedkin, che era un cinema duro, un cinema aspro, asciutto, ma di intensa moralità. Il film che non discute la norma non ci piace, e oggi la trasgressione nel cinema è sempre pianificata, è studiata dall'ufficio pubblicità. Manca una sostanza morale in questi film, manca la malinconia, manca il sentimento della decadenza, che non può essere che doloroso. La sofferenza non c'è, c'è solo una appariscente e molto rumorosa disperazione generazionale. Tarantino, che pure ci piace, è lontano anni luce dai Kubrick, dagli Scorsese, è un continuatore virtuoso, ma come virtuoso non arriva nemmeno a essere un Liszt, non ha sostanza e non ha anima. Poi, naturalmente, citate o rivivete molto Pasolini anche se il vostro è pur sempre unfilm molto siciliano, viene da una situazione contraddittoria e marginale, nonparla della generazione "mutata", ma di quella che sparisce. Se vi chiedessero di riassumere il senso del film in poche parole, come esigevano i produttori del cinema americano di una volta, trattandosi per di più di un cinema poco narrativo, che cosa direste? Il senso è la disperazione, non parlata, di chi si accorge che un'intera civiltà è giunta al suo capolinea. Alcuni sono convinti che la tecnologia e il progresso segnino una rivoluzione radicale. Tutto cambia, secondo le invenzioni e gli scenari immaginati dalla fantascienza degli anni Cinquanta. Noi crediamo invece che siamo a soli cinque anni dall'Apocalisse. Io spero che Giovanni abbia ragione e che tra cinque anni il baratro si apra'.Fuor di metafora, il film riassume questa paura, la fine di un sistema di valori costruiti in migliaia di anni e di cui oggi si parla con irresponsabile leggerezza da parte di un'avida massa che consuma anche la spiritualità, guidata da intellettuali sconsiderati ... Il nostro film propone anche un'altra cosa: la voglia di annullarsi, di perdere il corpo, di lasciare la materialità delle cose. Il nostro film esalta la morte come liberazione da una mediocrità e da un orrore che stanno penetrando tutto. Questa civiltà vuole prolungare la vita, vuole sostituirsi a Dio, mentre a noi piace mantenere la distanza tra Dio e noi. Ne deriva la valorizzazione dell'idea di morte. Il finale del vostrofilm risponde, mi pare, alla conclusione di Pasolini nell'episodio La terra vista dalla luna: essere vivi o essere morti è la stessa cosa. Si passa insensibilmente dalla vita alla morte dell'umanità che vi rappresentate, e anche l'aldilà (il paradiso) sembra transitorio, da esso si passa ancora oltre, a una sorta di Grande Nulla, in perfetta continuità. Il finale è stato pensato moltissimo. Diceva un tale che le tecnologie aboliscono il mistero. La società non vuole più il mistero della vita, dell'esistenza, vorrebbe controllare anche l'oltre. Vuole un oltre scontato e non un oltre imprevedibile. Invece il mistero deve restare, l'uomo non è riducibile a certezze. Se così fosse nulla avrebbe più fascino, nulla varrebbe la pena di venir conosciuto, tantomeno "gli altri". Le certezze ci fanno paura, un mondo senza mistero ci fa orrore.
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