32 DOVE STAZAZÀ/ CIPRÌ EMARESCO lità, la famiglia, la comunità, la cultura sono diventati farsa e la religione è orba, esibisce un san Polifemo dall'occhio perduto, che guarda storto a un piccolo brulicare di uomini, dimidiati e imperfetti, dominati dal limite e incapaci di sollevarsi in un progetto di civiltà, di proporre una nuova affermazione della vita. Cinema metafisico, cinema religioso, cinema poetico e "teorico" - quello bianco e nero di Ciprì e Maresco (sontuosamente luttuoso) come quello coloratissimo di Corsicato (serenamente gioioso). Cinema "volgare" irrecuperabile alle logiche del cinema normalizzato e dominante, della ciritica ruffiana e dominante, del pubblico televisionato e dominante. Cinema di rottura, di ricerca, di novità. Cinema non omologato, da un Sud non ancora del tutto omologato. Daniele Ciprì, Franco Maresco LAMORTEINNANZITUTTO Incontrocon GoffredoFofi Venezia ha rifiutato di mettere il vostrofilm in concorso, ma voi avete rifiutato ogni soluzione compromissoria (la "finestra", l'evento speciale, l'incontro con il pubblico). Perché? Venezia non era un nostro punto di riferimento e i festival non c'interessano più di tanto. Quando con Luca Bigazzi ci siamo resi conto sul serio, durante la lavorazione, di che film stesse venendo fuori, ci siamo posti il problema di come farlo circolare e ci siamo detti: "Mandiamolo a Venezia!". Ci divertiva l'idea di vederlo in concorso, ma ai produttori abbiamo subito detto che, se non lo prendevano, noi non ci saremmo andati. Volevamo verificare se dopo tutto il bla-bla-bla delle dichiarazioni avrebbero avuto il coraggio di prendere un film come questo, e naturalmente abbiamo avuto la conferma della vacuità del loro chiacchierio. Nella commissione di selezione c'era tanta gente di sinistra, coraggiosissima, da Cerami a Anselmi. Non li hanno presi, né il nostro film né quello di Corsicato, e noi abbiamo rifiutato l'altra soluzione. In concorso chic' era? Giordana, Scola, Tornatore, il cinema ufficiale, naturalmente di sinistra e di grande produzione, di grandi investimenti. A Pontecorvo, quando ci ha insistentemente telefonato per trovare una soluzione secondaria, noi abbiamo detto: avete fatto la parrocchietta del Pds e di Cecchi Gori, godetevela, e ognuno per la sua strada. La logica di Venezia andrebbe ridiscussa di sana pianta, ma questo non è affare nostro. Certo, avessero osato, avrebbe permesso anche ad altri di rischiare. Il vostro film non sembra avere molto a che fare con il cinema italiano che "va" ... Abbiamo dato a Juso e De Laurentiis, i produttori, un film molto diverso da quello che si aspettavano, un film dove non c'è niente da ridere, senza storia, senza suspense, senza attori ... Anzi, con quegli attori lì, "presi dalla vita", e da quale vita! Diceva Pontecorvo: parliamone, venite e parliamone. Ma perché? La vostra scelta ci esclude, la nostra esclude voi. Ci voleva un gesto e noi l'abbiamo fatto. Parlo male della tv; Maurizio Costanzo mi fa orrore, e devo proprio andare da Costanzo alle condizioni poste da Costanzo? Questa storia ci ha fatto capire parecchie cose su quello che per noi è giusto fare o non fare. Ma nonpotete neanche giocare laparte degli emarginati. In fondo in tv ci siete da anni, a Blob e altrove! Si, a Blob, a Fuori orario, e c'è stata l'esperienza di Avanzi, che non ci ha entusiasmato. Al Laureato abbiamo rinunciato noi stessi, ma ora non ci chiama più nessuno, l'aria in tv è cambiata parecchio. Interlocutori possibili non ce ne sono più o non hanno più un vero potere. Rai 3 è ormai un canale per tifosi di calcio e il suo perno culturale è Pirrotta, per noi non può esserci posto. In ogni caso voi siete riusciti a farvi conoscere e avete fatto un lungometraggio che esce nella sala, avete avuto una grossa chance. In qualsiasi discorso sul cinema italiano non si potrà più prescindere dal vostro caso o tacerne. Ma che cosa ne pensate voi, del cinema italiano? Il cinema italiano non è affatto interessante, interessanti sono solo le sue eccezioni, Amelio, Martone, Corsicato, Capuano, Pozzessere ... I nuovi registi che fanno? Ho cercato di parlare con molti di loro, non hanno nessuna voglia di protestare, di rivendicare, se non in brutti termini corporativi. Ambiscono solo a infilarsi nel branco, lottano per esservi accolti. Non fanno scelte lucide e consapevoli, corrono ali' abbraccio con la maggioranza, a mimetizzarsi nella maggioranza. Quanti ne abbiamo visti cambiare, entrare in questi anni nel meccanismo di quelli "che contano"! Le lusinghe sono forti. Tutti sono disposti a venerare un salvatore, a far tutto per ingraziarselo; Cecchi Gori. Parliamo delfilm, e soprattutto del!' argomento più scabroso anche se in realtà il più banale, gli attori. Mi vergogno di me, è la cosa più ovvia e più sciocca che posso chiedervi, ma immagino che tutti lo facciano, e vorrei sgombrare il terreno dalla curiosità degli imbecilli. .. Tutti ci chiedono la stessa cosa: sono così anche nella vita? Sono così o ci fanno? Intanto, noi detestiamo gli attori di mestiere, i professionisti, e ci piacciono gli attori veri, quelli con facce vere, che in cinema non si vedono più. Qualsiasi attore rimanda a un'idea di falso. Gli attori non fanno pernoi, sarebbero incompatibili con il cinema che vogliamo fare. Ci piacciono corpi primitivi, facce e sentimenti vergini. Il nostro è un cinema essenziale, scarno, primitivo, un cinema a togliere e non a mettere, ad aggiungere, un cinema "non contaminato". El' attore è uno che media, filtra, "interpreta", re-interpreta. Noi cerchiamo una sensibilità allo stato puro, non inficiata dall'intellettualismo del professionista, di qualsiasi pur bravissimo professionista. I vostri attori sono ormai un gruppo di amtct con cui procedete insieme da anni, ciò nonostante vi verrà rimproverato di usare delle loro deformità o dei loro problemi, di mettere in mostra i "mostri", come ha già detto qualcuno. I mostri sono quelli che ci chiedono: ma sono così, nelL vita? Il mostro è dall'altra parte, è un certo tipo di pubblico, con la sua curiosità. Dei nostri lavori coglie l'aspetto provocatorio, e ci si diverte come quelli che s'aggiravano per i baracconi dei fenomeni ne11'800.Ho letto una volta in don Mazzolari (o era un altro
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