DOVESTAZAZÀ 31 NAPOLI-PALERMO NOUVELLE VAGUE Per un po' di tempo, in modoforse saltuario,forse regolare, "Zazà" la si troverà sulle pagine di "Linea d'ombra", ospitata con simpatia e fraternità. La rivista napoletana ha difficoltà a uscire, e molti dei materiali che ha programmato troveranno accoglienza sulle nostre pagine. In questo numero, le interviste e le riflessionisuunlibroeduefilm (Rea, Ciprì e Maresco, Corsicato), nel prossimo quelle su un 'inchiesta concernente l'associazionismo nel Sud, e così via, seguendo di pari passo problemi sociali, problemi culturali, proposte artistiche. Il coordinamento di questi materiali è affidato a un gruppo di lavoro formato da Roberto Alajmo, Marcello Benfante, Emiliano Morreale, Giacomo Vaiarelli (Palermo), Stefano De Matteis, Goffredo Fofi, Carla Rebuffetti, Luca Rossomando, FrancescoSisci (Napoli), Franco Vitelli (Matera), Antonio Perna (Reggio Calabria), Fernando Cezzi, Laura Patì (Lecce). Siamo convinti che da questa presenza possano sorgere nuove idee e nuove proposte che arricchiranno "Linea d'ombra" e saranno utili e gradite ai suoi lettori. LADIFFERENZAMERIDIONALE SUDUEFllMNON OMOLOGATI GoffredoFofi I due film italiani più belli della stagione sono Lo zio di Brooklyn di Daniele Ciprì e Franco Maresco e/ buchi neri dì Pappi Corsicato. Il resto è pieno a volte di buone intenzioni (Calopresti, Incerti) che non trovano negli autori una sufficiente originalità e ispirazione (e non trovano connubio di ragione e sentimento, di talento e progetto), nel pozzo di opere dalle ridondanze secondarie, secondo un poeticismo indigesto (Tornatore), un moralismo complice (Scola), e una superfluità su gravi temi per incapacità di mirare obiettivi centrali (Giordana). Sono diventati infrequentabili da tempo i due "generi" portanti della nostra cinematografia, la commedia di costume e il cinema politico, cui da tempo si è aggiunto il comico e il satirico, mero prolungamento di televisione. È un caso che i due migliori film italiani della stagione siano uno palermitano e uno napoletano? No, non è un caso. Per dirla in breve, perché argomentare sarebbe assai lungo, mentre al Nord l'omologazione è avvenuta politicamente sotto la dominante Berlusconi-Lega, e al Centro l'omologazione è avvenuta sotto la dominante pidiessina (ma sfido qualsiasi a trovare una vera differenza antropologico-morale tra un impiegato o un giovane di Bergamo e un impiegato o un giovane di Modena), a Sud la contraddizione è aperta e permane la "arretratezza" (lo "sviluppo senza progresso"), e dove ci sono contraddizioni può ancora esserci tensione, ricerca, rivolta, arte.C'è insomma un contesto più favorevole alla novità che non nel Centro-Nord, dove più faticoso è ogni passo, e ogni scelta dovrebbe richiedere una radicalità maggiore per avere senso e per distinguersi, per uscire dalla nebbia di un conformismo totalitario (la "dittatura della maggioranza" è assai greve se la maggioranza comprende il 70-80% della popolazione ...). La vitalità delle esperienze napoletane e palermitane recenti è la dimostrazione di una condizione non appagata e non placata. I film di Ciprì e Maresco e di Corsicato sono la dimostrazione di una radicalità anche all'interno di quel contesto, entro il quale sono tuttavia forti le spinte ali' omologazione, o semplicemente ali' affermazione, diciamo così, concordataria. InCorsicato troviamo il mondo delmito, dentro una meridionalità solare diversa, di cui si trovano riscontri, ma sul versante poeticopatetico, solonell'universo letterario femminile con il fùone Morante, Ortese, Ramondino, Ferrante, Di Lascia e, bensì irrisolto per esteriorità, Grasso. La forza di/ buchi neri viene dalla noncuranza delle imposizioni del nostro cinema, viene dal trattare il mito (il bisogno di mito, nel quadro di un crollo verticale della politica come di una speranza sociale) in una chiave ironica che è poi - ma vallo a spiegare ai critici cinematografici! - quella dei Savinio e degli Stravinskij, della Masino e dei Cocteau, eccetera. Come a dire che, in tempi borghesi o post-borghesi (post-moderni), il mito tuttavia agisce ma non è esplorabile e rappresentabile con l'intensità e la serietà possibili in altri, lontani contesti sociali. La colorata e colorita periferia di Corsicato, la trasandata giocosità della trama, l'allegria con cui si sopravvive agli affronti della storia e del mondo e si continua a cercare una ragione profonda (non etologica; latamente religiosa) di sopravvivenza, è ciò che fa di I buchi neri un film necessario. Il bianco e nero coltissimo di Lo zio di Brooklyn mira ancora più alto, e racconta, in una periferia che è ormai mondo e in un mondo dove la macchina (il progresso) ha fatto bancarotta, che alla fine del cinema (del cinema che dà canto e ordine e chiave all'esperienza, di un cinema dunque "classico") corrisponde la fine, né più né meno, che dello stesso mondo - del nostro pianeta Terra. Se nelle Età dell'oro, nei Cani andalusi, veniva messa in questione la ragion d'essere della borghesia (e la sua cultura, la sua arte) ma non quella dell'umanità, qui è della fine dell'umanità che si parla nel mentre si dimostra la fine del cinema. (Il confronto con la bellissima regia di Carlo Cecchi di Finale di partita dì Beckett, fine dell'umanità attraverso la fine del teatro, è irresistibile.) Repertorio di citazioni però inavvertibili, sotterranee, rivissute e fatte (stavolta dolorosamente) proprie, Lo zio di Brooklyn s'interroga sulla fine della storia, di cui si suppone che gli angeli sterminatori siano dei cani (non andalusi, palermùani), ma s'interroga anche sul senso della storia, e sul significato della presenza umna nel mondo, dimostrande il fallimento di quella presenza. Il suo dio-zio è fallito, forse, perché troppo umano e perché si è troppo coinvolto nei fatti della storia. L'umanità non ha più nulla da dire, la vita e la morte (pasolinianamente: la Terra vista dalla Luna) diventano la stessa cosa, e il giudizio finale è il grande pernacchio che rimanda, con più "volgare" vigore, al "tutti gabbati" del Falstaff verdìano. Prima che tutti si precipiti oltre la collina, nel "buco nero" del Nulla. L'umanità merita di sopravvivere? Ha senso la nostra vita? Sfibrata in mafiose guerriciole e cortei mortuari, mentre la sessua-
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