SeamusHeaney FotoG Giovannetti/ Effigie luppi assolutamente imprevedibili allora ma connessi a quel primo fondamentale nucleo genetico. E se il lettore è colpito all'inizio dal1'attenzione dedicata a figure e attività di un mondo altrove scomparso e anche lì minacciato - il rabdomante il fabbro, la raccolta delle patate, la preparazione del burro _' da tenere a mente è la confessione nel componimento che chiude la raccolta, dell'attrazione magnetica esercitata dai pozzi, dalla terra, quella ossessione che egli più tardi in un'altra poesia, inglobandovi il senso obbligante di appartenenza alla propria comunità, egli chiamerà l'inclinazione verso gli appetiti della gravità: "Da bambino, non riuscivano a tenermi lontano da pozzi/ vecchie pompe con secchi e argani./ Amavo l'oscura caduta, il cielo intrappolato, gli odori/ dell'erba d'acqua, la muffa, il muschio fradicio"). La strofa finale a prima vista sembra dichiarare un distacco da simili occupazioni infantili, ma l'intenzione appena proferita risulta immediatamente revocata in dubbio ("Ora, frugare tra radici, manipolare il fango,/ fissare, occhiuto Narciso in qualche fonte/ è al di sotto di ogni dignità d'adulto. Rimo/ per vedere me stesso, per sentire l'eco dell'oscurità" Persona[ Helicon, Death of a Naturalist). Tutti i libri si chiudono con componimenti che preannunciano le linee di sviluppo ulteriori. Così Bogland (Terra di torbiere) a conclusione di Door into the Dark, rimandando al sense of piace di cui egli parla in una saggio critico su Kavanagh, fornisce una di quelle immagini-mappe che sembrano inserite nel DNA del soggetto e attraverso le quali egli è portato a interpretare tutte gli altri luoghi ("E ritorna a casa in macchina, senza dir nulla ancora/ se non che ora decodificherai tutti i paesaggi/ attraverso questo: cose nettamente sulle loro proprie forme,/ acqua e terra nelle loro estremità, The Peninsula, Door into theDark). La riflessione sarà ripresa nelle raccolte successive, Wintering Out (1972) - la cui p~bblicazione coincide con il trasferimento di Heaney in Eire - e il fondamentale North (1975), con la straordinaria sequenza dei bog poems. I corpi tratti dalle torbiere danesi ("Un giorno andrò ad Aarhus/ a vedere la sua testa marron torba,/ i teneri gusci delle sue palpebre,/ il berretto di pelle a punta" (...) "Laggiù nello Jutland / Nelle antiche contrade omicide/ Mi sentirò perduto,/ Infelice e a casa". The Tollund Man, Wintering Out) nelle icastiche fotografie contenute nel libro del paleontologo P.V. Glob, Bog People, insieme con i reperti degli scavi allora in corso nella Dublino vichinga, offrono al poeta quelli che egli stesso definisce eliotianamente correlativi oggettivi, vale a dire: presenze, miti "che portano alla scoperta di sentimenti in me per i quali non avrei potuto trovare altrimenti parole". Questa operazione procede con commossa partecipazione, con discrezione, e tuttavia e segnata da una raffinata forma di autoironia ("Sono Amleto, ilDanese/manipolatore di teschi, allegorista/fiuto il marcio/nello stato, impregnato/ dei suoi veleni,/ tarpato da fantasmi/ e affetti,/ assassini e devozioni,/ e acquisto consapevolezza/ saltando nelle tombe/ sovreccitato, blaterante", "Viking Dublin: Tria! Pieces", IV, North). Questa meditazione dalle risonanze junghiane si coniuga e si sostanzia con una ricerca sulla lingua i cui risultati ritroviamo in componimenti comeAnahorish o Broagh. I toponimi gaelici-nell'Ottocento oggetto di un processo di trascrizione colonialisticamente sbrigativo, come ha ben messo in luce il drammaturgo Brian Friel in Translations - acquistano nuova vita, costituiscono una sorta di etimologia mitologica secondo la tradizione delle poesie e dei racconti celtici, i dinnseanches: "II mio 'luogo di acqua chiarà' ,/ la prima collina del mondo/ dove sorgenti inondarono/l'erba lucente/ e oscurarono pietre/ nel letto del viottolo. Anahorish, gradiente soffice/ di consonanti, area vocalica ..." (Anahorish, traduzione di R. Bertoni, Wintering Out). Riflessione sulla storia e ricerca stilistica - la forza puramente poetica delle parole - lungi dal costituire µn'evasione dalle difficili condizioni imposte da un società segnata dalla violenza offrono, come sostiene Heaney "la garanzia di un impegno che non ha bisogno di giustificarsi per il fatto che non impugna un randello dal momento che ha scelto di prendere la bacchetta per tentare di armonizzare le dissonanze che proprio i randelli creano". Proprio questa 1icerca stilistica e quest'impegno si ritrovano con sempre maggior sicurezza e limpidità in Station Jsland, The Haw Lanterne Seeing Things, le raccolte dell'ultimo decennio che confermano l'umanità, lo straordinario talento e la raffinata perizia artistica del poeta. Se si volesse indicare uno dei tratti distintivi della poetica dello scrittore si potrebbe prendere spunto da Exposure, la poesia che chiude North. Questo componimento offre anche il destro per dar conto a grandi linee dell'altrettanto interessante produzione critica di Heaney. Exposure è focalizzata su uno snodo cruciale nell'esistenza del poeta; vi si registra il momento di c1isi successivo al trasferimento al sud, nella contea di Wicklow ("È dicembre a Wicklow:/Ontani gocciolanti, betulle/ Che ereditano l'ultima luce,/ TI frassino freddo allo sguardo"). Nei versi si accampa magistralmente un groviglio di deside1i, sentimenti, dubbi, incertezze - "Come ho potuto fare questa fine?" - reso ancora più drammatico dall'aleggiare di un profondo, insostenibile senso di colpa. Quel complesso che "nasce dal l'essere parte di una minoranza oppressa che chiede solidarietà". Il poeta vi elabora una perdita e pone le basi del superamento della crisi.
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