Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

DALPIACEREALLASAGGEZZA SUSEAMUSHEANEY GiovanniPillonca Non è semplice dar conto in breve, e ancora meno farlo in occasione di questo Nobel annunciato e meritato, della complessa e ricchissima materia di cui è costituita la vena della poesia di Seamus Heaney. Lo si fa qui in modo succinto con alcune osservazioni come omaggio d'occasione rimandando i lettori per ogni ulteriore approfondimento ai numeri 74 e 99 di "Linea d'ombra" e agli interventi puntuali di R. Bertoni e E. Passannanti. Nel caso di Heaney è quasi d'obbligo ancorarle - questa materia e questa poesia - a un origine, un luogo preciso: Mossbawn, la fattoria paterna nella contea di Derry dove il poeta è nato nel 1939, in quell'Ulster che da più di un ventennio ormai secondo le parole di un altro poeta nordirlandase, Derek Mahon, si ritrova suo malgrado "sulla mappa degli eventi mondiali". Mossbawn è il primo mondo, vero e proprio omphalos, come lo definisce il poeta, futuro, ineludibile ubi consistam. Un luogo che il poeta rievoca con straordinaria lucidità e partecipazione in un'intervista pubblicata sul "Manifesto", qualche anno fa. Improvvisatomi intervistatore, e incoraggiato dalla sua calorosa disponibilità, chiedevo allora a Heaney di parlare delle immagini, i luoghi della memoria, gli spazi della sua poesia. La sua risposta esprime meglio di qualsiasi altra parafrasi tanto il valore di un rapporto quanto le linee determinanti di una formazione e di un destino. "Si tratta principalmente di immagini e di luoghi dell'infanzia. Di questo ho cominciato a scrivere una trentina d'anni fa( ...). Quei primi anni della mia vita- lamia infanzia finì quando andai a studiare in collegio- li trascorsi in un ambiente che trasmetteva tranquillità e sicurezza ed escludeva ogni paura. Una piccola fattoria, una campagna ermeticamente chiusa alla modernità. Tutto.ciò che si 1iferisce a quel tempo è come contenuto in una capsula. Quando incominciai a scrivere, fu come aprire una scatola di tabacco sotto vuoto: l'aria che entra e l'aroma che sale alle narici. In quella vita erano presenti tutti gli elementi mitici. Naturalmente, non ne ero consapevole allora. Sono cresciuto in campagna, senza alcuna paura nei confronti di questo primo mondo: le donne che facevano il pane, mio padre nei campi. Mi vado convincendo con il passare del tempo, che ciò che davvero mi resta di allora è proprio questa sensazione di sentirmi a casa, a mio agio, insieme a un senso di padronanza aristocratica - benché fossimo tutt'altro che nobili per nascita - e inoltre, un ricordo di apertura, per la gente che la frequentava, protestanti e cattolici, senza distinzione. Insomma, una infanzia moltofortunata"1. Appariva ben consapevole, il poeta, della difficoltà di ricreare le condizioni di quel primo mondo in presenza del processo di disgregazione che lo aveva investito e i cui effetti erano sotto gli occhi di tutti. In quella stessa occasione egli delineava, inoltre, le fasi salienti della sua formazione intellettuale. L'università - Queen's University, a Belfast dove si laurea cum laude in letteratura inglese nel I962- frequentata grazie alla benemerita legge sull'istruzione promulgata dal governo laburista nel 1947; il circolo di poeti che si riunisce attorno alla figura carismatica di Philip Hobsbaum, docente a Queen' se, determinante, la lettura di Ted Hughes e Patrick Kavanagh, autori che sentiva più affini e congeniali di Larkin e dei poeti del Movement che dominavano allora la scena poetica inglese. "Ricordo un momento, in particolare: nel 1962, ottobre o novembre, nella biblioteca comunale di Belfast, quando aprii per la prima volta un libro di Hughes, Lupercal. Una poesia su un maiale squartato che pende da una trave in un fienile. Io l'avevo visto tante volte, da bambino, ma lo conservavo come un segreto primitivo. Non ne avrei mai parlato al mio professore di inglese. E all'improvviso aprivo un libro, equest' aspetto segreto della mia esistenza era lì, in una lingua viva, senza imbarazzi e reticenze, diretta, piena di sensazioni. Scorgevo la possibilità di collegare le mie scritture con la mia esperienza, il mio vissuto. Non avevo mai pensato prima che avessero diritto di apparire in poesia. La poesia di Hughes e Kavanagh ti autorizzava a farlo". Quel vissuto e quel sito costituiranno la base di ogni futuro percorso o sviluppo, dalla prima raccolta, Death of a Naturalist (l 966) a Seeing Things ( 1991). L'infanzia e le esperienze ad essa collegate, lungi dall'essere come per il La.rkin di Coming "una noia dimenticata.", forniranno a Heaney una riserva inesauribile di ricordi, immagini, sensazioni, echi, temi e motivi. Se Hughes e Ka.vanagh sono i numi tutelari degli esordi, altre influenze si delineano ad un esame attento, altre affinità elettive e formative, provenienti dalla tra.dizioneconsolidata. della.letteratura. inglese. Fra queste, notevole, fin dall'inizio, il valore della presenza. di Wordsworth cui si affianca la voce sperimenta.le e raffinata di Gerald Ma.nley Hopkins. In sottofondo, naturalmente, sempre presenti, il ritmo, la musica, la lezione inevitabile di W.B. Yea.ts. Tutti "fari" necessari, poiché l'Arca.dia. che Heaney è impegnato a recuperare è, come ogni Arcadia che si rispetti, un campo di tensioni ed energie nascoste, e si 1ivelerà presto un luogo di divisione, di violenza., di morte. A quella terra, ricetta.colo di memorie e tradizioni contrastanti, bisognerà allora accostarsi con pietas antica, interrogarla alla 1icerca.di risposte alle calamità del presente, nel tentativo di articolare !'altrimenti ineffabile complessità del "qui" e dell'ora. È ciò che Heaney fa con le due raccolte che egli pubblica nella seconda metà degli anni Sessanta - Death of a Naturalist (1966) e Do.orinto the Dark (1969). Pur essendo per certi versi, com'è naturale, il prodotto di un apprendistato, questi due libri contengono in nuce gli estremi di fili e percorsi che ilpoeta riprenderà e svilupperà nelle raccolte successive. Il motivodelloscavo(Scavandoè il titolo del componimento che apre il suo primo libro) collegato a quello della descrizione del locus amoenus dell'infanzia., la terra coltivata del primo mondo delle sicurezze e dell' a.more e insieme ad essa quella incolta, che sta oltre il recinto della fattoria., la torbiera.con i suoi stagni e le sue voragini. Vi sono in questi libri componimenti memorabili ai qua.li il lettore è portato a ritornare sorpreso dalla coerenza. profonda del percorso artistico del poeta in trent'anni di attività. Coerenza che non è semplice, sentimentalistica. fedeltà a temi e motivi di un esordio felice, ma la convalida di un'integrità artistica. La dichiarazione d'intenti contenuta in Digging (Tra dito e pollice/ sta la tozza penna./ Scaverò con essa.), di seguire a proprio modo l'esempio del padre e l'equiparazione della penna alla vanga dei suoi antenati contadini darà luogo in seguito ad una meditazione proliferante in variazioni sul tema, deviazioni, svi-

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==