oppure comunista, è dominata dai modi di pensiero tipici del lavoro; i suoi membri considerano qualunque cosa facciano, prima di tutto come un modo per sostenere la loro vita e quella della loro famiglia - l'artista è virtualmente l'unico creatore rimasto - e la società li giudica non in base a ciò che ciascuno di loro produce, quanto alla loro funzione nel processo di produzione collettivo. Fin tanto che prevarranno questi standard, maggiore sarà il successo che avrà la nostra società nel conseguire i propri scopi - ovvero dominare la necessità naturale fino ad abolire la necessità del lavoro - e più insulsa diventerà. La tecnologia è avanzata ad un punto tale che è ormai possibile concepire una società nella quale la produzione sia automatizzata e l'unica necessità rimasta all'uomo sia il consumo. Ma il paese della Cuccagna, sogno affascinante quanto di buon auspicio, nella realtà si rivelerebbe meno affascinante. "Il pericolo è che una società del genere, abbagliata dall' abbondanza della sua crescente fecondità e assorbita nel pieno funzionamento di un processo interminabile, non riesca più a riconoscere la propria futilità- la futilità di una vita che non si fissa o si realizza in qualche oggetto permanente che duri anche dopo che la fatica necessaria a produrlo sia passata ...Ci troviamo di fronte alla prospettiva di una società di lavoratori senza lavoro, privati cioè della sola attività rimasta loro. Certamente non potrebbe esserci niente di peggio ..... Il tempo libero dell'animai laborans non è mai speso altrimenti che nel consumo, e più tempo gli rimane e più rapaci e insaziabili sono i suoi appetiti." (pp. 96, 95, 94). Il significato delle parole privato e pubblico nella vita di una nazione-stato moderna hanno un significato quasi opposto a quello che avevano nella polis greca. Persino in una democrazia siamo divisi da un punto di vista politico, come lo era la famiglia greca, in dominanti e dominati. E' vero che i dominanti non sono persone ma funzionari ufficiali, e che l'obbedienza dei dominati viene assicurata più dall'anonima pressione del conformismo sociale che dalla violenza bruta, tuttavia "il dominio di nessuno non corrisponde necessariamente a nessun dominio: anzi, in certe circostanze, può addirittura rivelarsi una delle sue versioni più tiranniche." La vita pubblica, nel senso dei greci, è stata rimpiazzata dalla vita sociale, il che significa che l'attività privata di guadagnarsi il pane viene adesso condotta in pubblico. La sfera in cui l'uomo si considera libero di essere se stesso è quella che chiama la sua vita privata o personale, il che significa che l'equivalente moderno che più si avvicina alla sfera pubblica dei greci è la sfera intima, e disponiamo di un sostantivo che i greci non conoscevano, il Pubblico, quella strana massa riunita di persone che, come affermava Kierkegaard, in quel momento non sono se stesse. L'equivalente moderno dell'uomo d'azione greco è lo scienziato che come Wemer Von Braun può dire che "essenza della ricerca è quando faccio quanto non so di stare facendo", e la conseguenza storica delle loro azioni è stata l'alienazione dell'uomo, non da se stesso, ma dal suo mondo. Nuovo qui non è il fatto che esistano cose di cui non possiamo formare un'immagine ma che le cose materiali che vediamo e rappresentiamo, e sulle quali avevamo misurato le cose immateriali non traducibili in immagini debbano a loro volta essere "inimmaginabili poiché comunque lo pensiamo è sbagliato; non forse privo di significato come un cerchio triangolare, ma molto di più di un leone alato." (cfr. p. 213). Ciò che ora gli uomini hanno in comune non è il mondo ma la struttura delle loro menti, ciò che, rigorosamente parlando, non possono avere in comune; può solo darsi che la facoltà di ragionamento sia la stessa (p. 210). SUARENDT/ AUDEN 23 A prima vista potrebbe apparire logico affidare agli scienziati il governo di una società, tuttavia l'unico tipo di azione che essi comprendono è l'azione nella natura; con l'essere umano sono in grado di confrontarsi solo fin tanto che rimane naturale e impersonale. "Il motivo per cui sarebbe forse saggio diffidare del giudizio politico degli scienziati in quanto scienziati è che essi si muovono in un mondo nel quale il linguaggio ha perduto il suo potere." (p. 4). Spero che queste considerazioni e citazioni possano fornire una sia pur pallida idea della ricchezza e del fascino di The Human Condition. Permettetemi di terminare con un epigramma della Arendt che se avremo sfortuna potremmo aver motivo di ricordare: "È molto più facile agire in condizioni di tirannia che non pensare." (p. 242). W.H. Auden, Thinking What We Are Doing, in "Encounter", XII, 1959, n. 6, pp. 72-76. Note I) Le citazioni si riferiscono a Vitaactiva. La condizione umana, traduzione di S. Finzi, Bompiani 1989, ma talvolta Auden si prende qualche libe1tà con il testo (N.d.t.). Mentre questo numero è in corsodi stampa, apprendiamola notiziadellamorte di Mario Cuminetti,collaboratoree amico, teologo,da sempre impegnatonell'attività della Corsiadei Servi efondatore della Nuova Corsia. Viciniai parenti e agli amici, ricorderemoMarionel prossimo numero. n • O V I t elèuthera libri per una cultura libertaria richiedi il catalogo a elèuthera cas.post. 1702S 20170 Milano tel. 02-2614.39S0
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