Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

La storia agli sconfitti può dire ahimè, ma non può dare aiuto o perdonare. Dire questo significava che "bontà e successo vanno di pari passo". Protestò di non aver mai creduto in quella "malvagia dottrina", cosa di cui io dubito non solo perché quei versi sono troppo belli e troppo specifici per essere stati scritti soltanto per essere "retoricamente efficaci", ma anche perché in effetti quella era la dottrina in cui tutti credevano negli anni venti e trenta. Giunse poi il tempo in cui In mezzo all'incubo del buio Tutti i cani d'Europa abbaiano .... Il disonore intellettuale Spicca da ogni volto umano .... il tempo in cui per un bel po' si ebbe l'impressione che il peggio sarebbe potuto accadere e che il male assoluto l'avrebbe avuta vinta. Il patto Hitler-Stalin rappresentò una svolta per la sinistra; a quel punto si dovette abbandonare ogni convinzione che la storia fosse il giudice ultimo delle vicende umane. Negli anni Quaranta furono in molti a ribellarsi contro i loro vecchi ideali, ma furono in pochi a capire che cosa fosse andato storto. Ben lungi dall'abbandonare la loro fede nella storia e nel successo, questi, per così dire, cambiarono semplicemente treno; il treno del WystanH. Auden SUARENDT/ ARENDT·AUDEN 19 socialismo e del comunismo era sbagliato, così salirono su quello del capitalismo o del freudismo, oppure di un certo marxismo raffinato, quando non su quello di una calibrata mescolanza di tutti e tre. Auden invece divenne cristiano, il che significa che abbandonò la storia del tutto. Non so se Stephen Spender ha ragione quando dice che "la preghiera rispondeva al suo bisogno più profondo" - sospetto che il suo bisogno più profondo fosse semplicemente quello di scrivere versi - sono comunque abbastanza convinta che il suo equilibrio, quel suo grande buonsenso che illuminava tutti i suoi scritti in prosa, saggi e recensioni di libri, fosse dovuto in misura non secondaria allo scudo protettivo dell'ortodossia. La sua esigente e coerente pregnanza cui il tempo ha reso onore e che non poteva essere né dimostrata né confutata lo aveva fornito, così come aveva fornito Chesterton, di un rifugio intellettualmente ed emozionalmente soddisfacente, piuttosto confortevole, contro il furibondo attacco da parte di ciò che lui chiamava spazzatura, ovvero dalle innumerevoli follie dell'epoca. Rileggendo la poesia di Auden in ordine cronologico e ricordandolo negli ultimi anni della sua vita, quando disperazione e infelicità si erano fatte ancora più insopportabili pur senza intaccare minimamente il suo dono divino né la sua felice agilità nell'esprimere il suo talento, mi sono ancora più convinta che egli fosse "spinto dal dolore alla poesia" ancora più di Yeats - "Dal dolore la folle Irlanda ti spinse alla poesia" - e che nonostante la sua suscettività alla compassione, le circostanze pubblico politiche non lo avrebbero necessariamente "spinto dal dolore alla poesia". Ciò che lo rese poeta furono la sua straordinaria familiarità e l'amore per le parole, ma ciò che lo rese un grande poeta fu la volontà rassegnata con la quale si

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