18 SU ARENDT/ ARENDT-AUDEN comune. Non che fosse umile; ma nel suo caso era la consapevolezza che aveva di sé a proteggerlo dall'adulazione, e questa consapevolezza veniva prima di ogni riconoscimento e della fama, prima anche dei risultati ottenuti. ("Diventerò un grande poeta," disse al suo professore di Oxford, Nevill Coghill). Non gli venne mai meno poiché non l'aveva acquisita facendo confronti, né vincendo chissà quale gara; gli era naturale, connessa, senza essere identica, alla sua enorme abilità di fare con la lingua, anche in breve tempo, qualunque cosa volesse. Se amici gli chiedevano una poesia di compleanno per il giorno dopo, potevano star certi che l'avrebbero avuta; ovviamente questo è possibile soltanto quando non si hanno incertezze. Eppure persino questa sua abilità non gli dava al la testa poiché egli non pretendeva la perfezione ultima, a cui forse non aspirava neppure. Rivedeva le sue poesie di continuo e conveniva con Valery che: "Una poesia non è mai finita, è soltanto abbandonata." In altre parole egli poteva godere di quella rara sicurezza di sé che non ha bisogno né dell'ammirazione, né delle opinioni degli altri, potendo sostenere persino l'autocritica e l'esame di coscienza senza cadere nella trappola dell'incertezza. Tutto ciò non c'entrava niente con l'arroganza, anche se era facilmente scambiata per tale. Auden non era mai arrogante tranne quando lo si provocava con qualche volgarità; in tal caso si proteggeva con quella sgarbatezza alquanto brutale tipica del mondo intellettuale inglese. Stephen Spender, che lo conosceva bene, ha sottolineato come "il tema della poesia [di Auden] sia stato, per tutto il suo sviluppo, quello dell'amore" (non era forse venuto in mente a Auden di mutare il cogito ergo sum di Descartes definendo l'uomo come la "frivola creatura" che diceva "sono amato dunque sono"?). E alla fine del discorso in memoria del suo defunto amico nella cattedrale di Oxford ha raccontato di quando aveva chiesto a Auden di una lettura di poesie che aveva fatto in America: "Il suo volto si illuminò tutto di un sorriso che ne scompose le rughe e rispose: 'Mi hanno amato!"'. Non lo avevano ammirato, lo avevano amato -ed è qui, io credo, che sta la chiave della sua straordinaria infelicità e della straordinaria grandezza e intensità della sua poesia. Adesso, nella triste saggezza del ricordo, mi pare che sia stato un esperto delle infinite varietà d'amore non ricambiato, un ambito nel quale deve aver sicuramente proliferato l'ossessiva sostituzione dell'amore con l'ammirazione. E sotto quelle emozioni vi dev'essere stata sin dall'inizio una certa animale tristesse che né ragione, né fede, erano in grado di fargli superare: I desideri del cuore sono contorti come cavatappi, Per l'uomo non esser nato è il meglio, La seconda scelta è un ordine formale, Lo schema della danza; finché sei in tempo danza. Non avrebbe menzionato il meglio in modo tanto fermo, quando lo conobbi, se avesse deciso di optare per la seconda scelta, ('"ordine fom1ale"; il risultato fu, come lo definì tanto acutamente Chester Kallman - "il bimbo più scarmigliato del gruppo dei disciplinati." Ritengo che sia stata questa animale tristesseed il suo "finché sei in tempo danza" a far sentire Auden tanto attratto e quasi di casa a Berlino durante i celebri anni Venti, quando il carpe diem si praticava tutti i giorni in molte delle sue varianti. Una volta definì "malattia" la sua iniziale "assuefazione ai costumi tedeschi", anche se più decisiva, e meno facile da sbarazzarsene, è l'ovvia influenza di Brecht con il quale ritengo avesse più in comune di quanto non sia mai stato disposto ad ammettere. (Nei tardi anni Cinquanta tradusse, insieme a Chester Kallman, L'ascesa e la caduta della città di Mahagonny che però non fu mai pubblicata- presumibilmente per problemi di copyright. Fino ad oggi rimane questa l'unica versione adeguata di Brecht in inglese.) In senso propriamente letterario l'influenza di Brecht può essere facilmente rintracciata nelle ballate di Auden, ad esempio nella tarda, bellissima, Ballad of Barnaby, saltimbanco che dopo essere diventato vecchio e pio "onorò la Madre di Dio" saltando per lei, oppure nella storiellina giovanile Sulla signorina Edith Gee Che viveva in Clevedon Terrace Al Numero Ottantatre. Questa influenza fu resa possibile dal fatto che appartenevano entrambi alla generazione del primo dopoguerra in cui si combinavano in modo singolare disperazione e joie de vivre, un disprezzo per i codici convenzionali di comportamento e una tendenza a "non farsi coinvolgere" che, come sospetto, in Inghilterra si manifestò con l'indossare la maschera dello snob, mentre in Germania si espresse in una certa diffusa pretesa di malvagità, in qualche modo nella vena dell'Opera da tre soldi di Brecht (a Berlino si scherzava sulla moda di questa ipocrisia alla rovescia come si scherzava su tutto il resto, Er geht bose uber den Kurfurstendamm - lasciando così intendere che quella era tutta la malvagità di cui si era capaci. Dopo il 1933 nessuno avrebbe avuto più il coraggio di scherzare sulla malvagità). Nel caso di Auden, come in quello di Brecht, l'ipocrisia alla rovescia serviva a nascondere una irresistibile inclinazione ad essere buoni e a fare del bene, una cosa che entrambi si vergognavano di ammettere o di dichiarare. Se ciò pare plausibile nel caso di Auden in quanto alla fine sarebbe diventato cristiano, potremmo rimanere inizialmente scioccati nel sentire che la stessa cosa vale anche per Brecht; una attenta lettura delle sue poesie e dei suoi drammi sembrano dimostrarlo. Non ci sono soltanto i drammi L'anima buona di Sezuan oppure Santa Giovanna dei Macelli, ma anche, e forse in modo più convincente, quei versi nel mezzo del cinismo de L'opera da tre soldi: Essere buono! Chi non lo vorrebbe? Dare i propri beni ai poveri, perché no? Se tutti fossero buoni il Suo Regno non sarebbe lontano. Chi non vorrebbe sedere nella Sua luce? Quello che condusse questi poeti profondamente non poi itici nel caos della scena politica del nostro secolo fu ancora lo zèle compatissant di Robespierre, quella forte spinta verso les malheureux, come distinta da ogni necessità di azione, per la felicità di tutti o per il desiderio di cambiare il mondo. Auden tanto più saggio - anche se questo non significa che fosse più acuto - di Brecht, si era presto reso conto che "la poesia non fa accadere nulla". Per lui era una pura assurdità pretendere che il poeta godesse di privilegi speciali oppure chiedere quelle indulgenze che per pura gratitudine siamo tanto felici di concedere. Niente era più ammirevole in lui del suo assoluto equilibrio e del suo fermo credo nell'equilibrio mentale; tutti i tipi di pazzia ai suoi occhi difettavano di disciplina- "Cattivo, cattivo!", come soleva dire. La cosa più importante era non farsi illusioni e non accettare alcun pensiero, alcun sistema teoretico che ci rendesse ciechi di fronte al la realtà. Si ribellò alle sue iniziali convinzioni di sinistra perché gli eventi - i processi di Mosca, il patto Hitler-Stalin, ed anche le esperienze durante la Guerra Civile Spagnola -si erano dimostrati "disonesti" e anche "ignominosi", e allora, come affermò nella introduzione ai Collected Shorter Poems 1927-1957 buttando là quanto aveva già scritto una volta:
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