10 SUARENDT/ARENDT-MCCARTHY qualunque. Che cosa significa questo? Che cosa, se non l'affermazione ingenua che "esiste un piccolo Eichmann in ciascuno di noi", e poi? Lui pensa di concordare con ciò che dici, però non è sicuro di aver capito. Certo, forse è piuttosto irrealista l'idea di sostenere una tale discussione nel clima creato da Lione( e da migliaia di rabbini predicanti. Ma forse, una tale discussione, portata in modo riflessivo, sarebbe necessaria e anche l'unica risposta a ciò che chiami la mobilitazione della marmaglia. (Per qualche ragione, io rifuggo dallo serivere la parola "marmaglia", probabi Imente per una sorta di eccessivo pudore o forse perché ha un suono stridulo, come la marmaglia stessa). Sto pensando all'Apologia di Socrate. Carissima Mary, Arendt a McCarthy The University of Chicago Chicago 37. Illinois Committee on Socia! Thought 3 ottobre 1963 spero che abbia ricevuto la mia seconda lettera nel frattempo. Come ho già detto, sono dispiaciuta per quella prima lettera che ti ho scritto. Heinrich sta bene di nuovo e probabilmente mi sono preoccupata troppo. Vorrei rispondere alla tua lettera il più brevemente possibile. Sono convinta di non dover rispondere a singoli critici. Alla fine farò, non una risposta, ma una specie di valutazione di tutta questa strana vicenda. Questo, secondo me, deve essere fatto quando il furore si sarà esaurito e penso che la primavera prossima sia il momento giusto. Ho anche l'intenzione di scrivere un saggio su "verità e politica", che sarà una risposta implicita 7. Se tu fossi qui, capiresti che tutta questa faccenda, tranne poche eccezioni, non ha assolutamente niente a che vedere con la critica o la polemica nel senso normale della parola. È una campagna politica, condotta e guidata in ogni particolare da gruppi di interesse e agenzie governative. Sarebbe stupido da parte mia, ma non da parte di altri, trascurare questo fatto. La critica è rivolta ad una "immagine" e questa immagine è sostituita al libro che ho scritto. Per illustrare ciò che intendo: una cosa analoga è accaduta in risposta al pezzo teatrale di (Rolf, N.d.t.) Hochhuth, The Representative (Il Vicario, N.d.t.), che criticava la politica del Vaticano nei confronti degli ebrei durante la guerra. Il pezzo non è buono, ma il problema sollevato da Hochhuth è molto legittimo: perché il papa non ha mai protestato pubblicamente contro la persecuzione e alla fine l'assassinio in massa degli ebrei? Egli conosceva i dettagli e, per quanto ne so, nessuno ha mai contestato questo fatto. Nel suo tentativo di screditare la questione, l'Osservatore Romano ha scritto quanto segue: "Se la tesi di H. è corretta, allora Hitler, Eichmann e gli SS non erano i responsabili di tutti i crimini, bensì papa Pio." (Ho tradotto dal tedesco). Questo, naturalmente, è una vera sciocchezza, e H. non ha mai detto niente di simile, ma così è stato raggiunto un fine importante: una "immagine" è stata creata per nascondere la vera questione. Ciò che il Vaticano ha tentato di fare, senza riuscirvi del tutto, è stato di sostituire al vero problema una posizione assurda e facile da ribaltare. Perché è certamente indubbio che una presa di posizione pubblica del papa, con o senza la minaccia di scomunica, sarebbe stato un fattore di grande importanza, nella stessa Germania, ma specialmente nei paesi sottoposti alla occupazione nazista. Qualcosa di molto simile è accaduto nel mio caso e, nella mia ultima lettera, ho accennato a diversi argomenti fasulli per i quali vengo lodata o biasimata. Ripeto: la questione della resistenza ebraica sostituisce la questione reale, cioè, che i membri singoli dei consigli ebraici avevano la possibilità di non partecipare. Oppure: "Una difesa di Eichmann" che pare io abbia scritto, sostituisce la questione reale: che tipo di uomo era l'accusato, e fino a che punto il nostro sistema giudiziario è in grado di farsi carico di questi nuovi criminali che non sono criminali normali? Riguardo ai punti sollevati da Nicola: il mio libro è una relazione e, di conseguenza, non rende conto del perché le cose sono accadute come sono accadute. Descrivo i ruoli dei consigli ebraici. Non era la mia intenzione né il mio compito spiegare tutta la vicenda - sia in riferimento alla storia ebraica che alla società moderna in generale. Pure io vorrei sapere perché paesi così diversi coma la Danimarca, l'Italia, la Bulgaria, salvarono i loro ebrei. La mia "nozione basilare" di un Eichmann uomo qualunque non è tanto una nozione, quanto la descrizione fedele di un fenomeno. Sono certo che si possano trarre molte conclusioni da questo fenomeno e la più generale che ho tratto è dichiarata: "la banalità del male." Può darsi che prima o poi abbia voglia di serivere qualcosa al riguardo, e alIora scriverei sulla natura del male, ma sarebbe stato assolutamente sbagliato farlo nell'ambito della relazione. Per inciso, pare che i Rabbini non stiano aderendo alla circolare rivolta loro. E permettimi di dire che la parola "marmaglia" ha probabilmente un significato diverso per me. La uso come termine, e così non ha un suono stridulo per me8. Dalla corrispondenza Arendt-McCarthy raccolta nel volume Between Friends, a cura di Caro! Brightman, Harcourt Brace and Co., New York 1995. Traduzione di Amineh Pakravan Papi, per gentile concessione di Sellerio Editori, Palermo. Note I) "Parti san Review" pubblicò The Aesthetics of Evil: Hannah Arendt on Eichmann and the Jews, nel suo numero di marzo-aprile 1963. In questo articolo, Lione! Abel sostenne che Arendt aveva reso Eichmann esteticamente accettabile e gli ebrei esteticamente ripugnanti. 2) Si tratta si un memorandum agli uffici regionali e ai comitati nazionali, che impegnava il B'nai B'rith (organizzazione di promozione della vita comunitaria ebraica, fondata a New York nel 1843, N.d.t.) a denunciare la descrizione della "partecipazione ebraica alla olocausto nazista" fatta da Arendt. 3) La "verità sul piano dei fatti" si riferisce probabilmente al resoconto dato da Arendt dell'acquiescenza dei Consigli Ebraici all'ordine nazista di registrare i propri membri. Arendt sostenne che la resistenza non avrebbe impedito la politica di sterminio, ma avrebbe potuto rendere difficile la sua esecuzione. 4) Questa replica di quattro pagine a interlinea uno e in tredici punti all'articolo di Lione! Abel in "Partisan Review", è archiviata in "The Mary McCaithy Papers" al Vassar College. 5) Nella sua autorevole critica di Eichmann in Jerusalem, (Man With an Unspoiled Coscience, "The New York Times Book Review", 19 maggio 1963), il giudice Michael Musmanno accusò Arendt di difendere laGestapo e di calunniare le vittime ebraiche. 6) Una confutazione di dodici pagine alla critica di Abel, intitolata The Hue and Cry, "Partisan Review", gennaio-febbraio 1964 (Il grido d'allarme, in M. McCarthy, La scritta sul muro e altri saggi letterari, Mondadori 1973). 7) Truth and Politics (trad. it. Verità e politica , a cura di V. Sorrentino. Bollati Boringhieri 1995) fu pubblicato in "The New Yorker" il 25 febbraiÒ 1967; fu ristampato in Between Past and Future, nell'edizione del 1968. 8) Nella Germania di Weimar, "marmaglia" era un termine dispregiativo che designava persone influenti, particolarmente intellettuali, che si specializzavano in campagne di denigrazione nei confronti di dissidenti politici o culturali, favorendo così l'ascesa del fascismo.
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