accademici3. Devo ammettere che questo lato della vicenda mi diverte, mi ha insegnato qualche lezione sulla verità e sulla politica ... Arendt a McCarthy 370 Riverside Drive, New York 25, N.Y. 20 settembre 1963 ...Dopo aver ricevuto la tua lettera, ho fatto una cosa che non avrei fatto altrimenti. Ho messo giù, per te e Nicola (Chiaromonte, N.d.t.), un certo numero di punti da opporre (alla recensione di Abel)4, seppure non intenda rispondervi per la ragione che ora spiego. Questo è un pezzo che fa parte di una campagna politica; non è critica, e in realtà non riguarda il mio libro. Come la recensione di Musmanno 5 , riguarda un libro che non è mai stato scritto. Il tentativo della gente che conduce la campagna politica è di creare una "immagine" che, alla fine, ricoprirà il vero libro. Non posso farci niente, non solo per le ragioni che tu dici, ma perché un individuo è impotente per definizione, e il potere dei fabbricanti d'immagini è considerevole - denaro, gente a disposizione, tempo, relazioni, ecc. La mia posizione si riassume nel fatto che ho scritto una relazione e che non sono impegnata nella politica, ebraica od altra. Il motivo della mia rottura con PR non ha niente a che fare con il contenuto della recensione di Abel, bensì con la scelta del recensore. Il punto in questione è che a) sapevano che Abel aveva già scritto un pezzo contro di me (una critica negativa di Between Past and Future) e quindi era ostile in partenza e b) hanno dimostrato una straordinaria mancanza di rispetto nei confronti miei e del mio lavoro, scegliendo Abel come recensore. Dwight ha scritto loro una lettera eccellente e furibonda, in merito. Potrei aggiungere che vi sono alcuni punti nella Relazione che sono effettivamente in conflitto con il libro sul totalitarismo, ma Dio sa che Abel non se n'è accorto. I punti sono i seguenti: primo: in Totalitarianism, parlo a lungo dei "buchi dell'oblìo". A pagina 212 del libro su Eichmann dico che "i buchi dell'oblìo non esistono. Niente di ciò che è umano e così perfetto, e vi sono semplicemente troppe persone al mondo perché sia possibile dimenticare. Ci sarà sempre almeno un uomo che sopravviverà e racconterà la storia." Secondo: Se uno legge il libro con attenzione, si accorge che Eichmann era molto meno influenzato dell'ideologia di quanto assumessi nel libro sul totalitarismo. Può darsi che abbia sopravvalutato l'impatto dell'ideologia sull'individuo. Pare nel libro sul totalitarismo, nel capitolo che riguarda l'ideologia ed il terrore, faccio cenno alla strana perdita di contenuto ideologico che avviene nel l'élite del movimento. Il movimento stesso diventa d'importanza primaria; il contenuto dell'antisemitismo (sic) ad esempio, si disperde nella politica di sterminio, perché lo sterminio non sarebbe cessato allorquando non ci fossero rimasti ebrei da uccidere. In altre parole, lo sterminio di per sé è più importante dell'antisemitismo o del razzismo. Terzo, e forse il punto più importante, la stessa frase: "banalità del male" si pone in contrasto con la frase che ho usato nel libro sul totalitarismo, "male radicale". È un argomento troppo difficile da trattare qui, ma è importante. Tu scrivi che uno esita ad arrogarsi il diritto di definire le mie idee. Come la vedo io, non vi sono "idee" in questa relazione, vi sono solo fatti con alcune conclusioni e queste conclusioni appaiono generalmente alla fine di ogni capitolo. L'unica eccezione e l'Epilogo, che è una discussione dell'aspetto legale del caso. In altre parole, la mia tesi sarebbe che tutto il clamore riguarda i fatti, e non teorie o idee.L'ostilità contro di me è ostilità contro una persona che dice la ve1ità sul piano dei fatti, e non contro qualcuno che sostiene idee che sono in conflitto con quelle comuni. Parto di qui il 25 e ilmio indirizzoèQuadrangleClub, University ofChicago. SUARENDT/ARENDT-MCCARTHY9 HannahArendte Mary McCarthy Pergentileconcessionedi BollatiBoringhieri Carissima Hannah, McCarthy ad Arendt Bocca di Magra 24 settembre 1963 la tua lettera mi è appena giunta. Capisco perché tu non abbia voglia di rispondere ad Abel e tutto questo mi turba molto per te e sono preoccupata per Heinrich. Non dici perché non sta bene e vorrei saperlo. L'unica cosa che mi riassicura e che tu abbia ritenuto di poter andare a Chicago (per insegnare). Voglio aiutarti in qualche modo e non solo pi;estandoti orecchio. Che cosa si può fare per questa vicenda Eichmann, che sta assumendo dimensioni di un pogrom? Che tu risponda o meno (e penso che tu lo debba fare da qualche parte, anche se scegli di non rispondere su PR), intendo scrivere qualcosa da pubblicare e da mandarlo ai ragazzi6. Ma sono condannata al silenzio fino al mio ritorno a Parigi, perché nessuno di noi qui ha copia di Eichmann o di The Origins of Totalitarianism. Nicola ha scritto una lettera a Lione!, o meglio, nel corso di una lettera (sono amici di vecchia data, e mi spiego la continuità della loro amicizia solo con la lealtà e l'ostinazione di Nicola) gli ha detto che giudicava sbagliato il suo attacco nei tuoi confronti. Molto energicamente, secondo Miriam. Nicola è del parere che le questioni sollevate dal tuo libro dovrebbero essere discusse. Non i punti che Lione! è riuscito a "guadagnarsi" nel dibattito, ma le implicazioni delle tue opinioni riguardo al ruolo dei Consigli Ebraici - vale a dire ciò che esse implicano in modo generale sulle organizzazioni nella società moderna. Vorrebbe anche sapere perché tu pensi che i programmi anti-semiti (sic) dei nazisti siano falliti in Danimarca, Bulgaria, e Italia-e questo a prescindere dalla presenza o assenza dei Consigli Ebraici e dai fatti puri e semplici, come tu li presenti. Si può trovare un denominatore comune per spiegarlo? Perché se esiste un denominatore comune, l'umanità lo dovrebbe coltivare e salvaguardare per emergenze future. Oppure non esiste una cosa simile? È stata per così dire una casualità - qui, il coraggio di sovrano, là, la tolleranza naturale e il realismo umano di una gente antica (gli italiani), ecc.? E vorrebbe vede1tisviluppare la nozione basi lare di un Eichmann uomo
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