Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

8 SU ARENDT/ PIANCIOLA Mrs. Arendt, l'umiltà non ne fa parte. 'Non giudicare e non sarai giudicato', ma Hannah Arendt adorava giudicare e non si sentiva mai così bene quanto nel ruolo di magister humanitatis che ricorre a un pathos morale"2 . Ma ciò che premeva di più alla Arendt era di non annegare nella "salsa dell'universale" le responsabilità individuali. Su questo punto l'appendice a La banalità del male su Le polemiche sul caso Eichmann (Feltrinelli, rist. 1995) è molto chiara: "Tra questi schemi che 'spiegano' tutto senza spiegare nulla troviamo idee come quella della 'mentalità del ghetto' degli ebrei europei, o l'idea di una 'colpa collettiva' del popolo tedesco, derivata da un'interpretazione ad hoc della storia tedesca, o quella non meno assurda di una specie d' 'innocenza collettiva' del popolo ebraico. Tutti questi clichés hanno una cosa in comune: rendono superfluo ogni giudizio e possono essere adoperati senza alcun rischio" (p. 298). In secondo luogo era in gioco il tema centrale del rapporto tra verità di fatto e politica, sul quale - come suggerisce Vincenzo Sorrentino - è utile una rilettura incrociata dei saggi La menzagna in politica. Riflessioni sui Pentagon Papers (in Politica e menzagna, SugarCol 985) e Verità epolitica (Bollati Boringhieri 1995). Da un lato la polemica è condotta contro le giustificazioni basate sulla necessità, che derivano dalle filosofie della storia, dall'altro contro la manipolazione interessata dei fatti, che deriva dalla strumentalità pseudopo litica, dall'ideologia, dalla preoccupazione per l'immagine nell'epoca dei mass media. "La funzione politica del narratore (...) è di insegnare ad accettare le cose così come sono. Da questa accettazione, che può essere chiamata sincerità, deriva la facoltà del giudizio (...)" (p. 75). È indubbio che la Arendt "sentiva di avere la responsabilità di dire ciò che altri non dicevano, e che il tono usato per dirlo tradisce la sua collera per questa reticenza" (Young-Bruehl, p. 394). In Hannah Arendt troviamo spesso questa convinzione e questo tono: sionista, era in rotta con quella corrente del sionismo che aveva alimentato il nazionalismo israeliano; ammiratrice delle libertà americane e critica del totalitarismo sovietico, era ostile agli ideologi della guerra fredda ("Non c'era bisogno di dati, né di informazioni; c'era una 'teoria', e tutti i dati che non le si adattavano erano negati o ignorati" 3 ); simpatizzante dei movimenti studenteschi, denunciava implacabilmente la "retorica dei nuovi militanti" e il suo "miscuglio eterogeneo di avanzi del marxismo" (ivi, p. 181), insieme alle varie forme di politically correctness. I don't fit, non rientro negli schemi, disse una volta. Anche quando è più sistematica i suoi sono sempre "esercizi di pensiero", e non a caso amava citare il detto del poeta della Resistenza René Char: Notre héritage n'est précedé d'aucun testament. Note I) Laura Boella, Hannah Arendt. Agire politicamente. Pensare politicamente, Feltrinelli 1995; Marina Cedronio, La democrazia in pericolo. Politica e storia nel pensiero di Hannah Arendt, Il Mulino 1994; Paolo Flores d' Arcais, Hannah Arendt. Esistenza e libertà, Donzelli 1995; Simona Forti, Vita della mente e tempo della polis. Hannah Arendt tra filosofia e politica, Franco Angeli 1994; Augusto Illuminati, Esercizi politici. Quattro sguardi su Hannah Arendt, manifestolibri 1994. Indico altri scritti che richiamo in seguito: i saggi di A. Dal Lago e di P. P. Portinaro in R. Esposito (a cura di), La pluralità irrapresentabile. Il pensiero politico di Hannah Arendt, QuattroVenti 1987; P. Ricoeur, Pouvoir et violence, in Lectures I, Seui! 1991. 2) W. Laqueur, Re-reading Hannah Arendt, "Encounter", marzo 1979, cit. in S. Cou1tine-Denamy, Hannah Arendt, Belfond 1994, p. 115. La biografia intellettuale di Cou1tine Denamy è un'utile integrazione di quella, indispensabile, di E. Young-Bruehl (Bollati Boringhieri 1990). 3) Politica e menzogna cit., p. 115. Hannah Arendt • Mary McCarthy QUATTROLETTERE SULCASOEICHMANN A cura di Caro!Brightman traduzione di Amineh Pakravan Papi La relazione fatta da Arendt del processo ad Adolf Eichmann per il suo ruolo nella "soluzione finale della questione ebraica" apparve in una serie di articoli in "The New Yorker" (febbraio 16, 23, marzo 2, 9, 16, 1963). Dopo la pubblicazione del libro, Arendt si trovò al centro di una bufera di polemiche riguardo ad argomenti che aveva appena sfiorato nel suo testo, il quale era basato sulle trascrizioni del processo e non si configurava come un'inchiesta sul massacro degli ebrei europei. Al primo posto, tra questi argomenti, era la condotta dei Consigli ebraici i quali, nei primi anni della guerra, avevano aderito alla richiesta dei nazisti di censire le loro comunità, facilitando così la loro conseguente eliminazione. La controversia intorno a questa adesione aveva a lungo covato sotto la superficie del dibattito sulla storia della "soluzione finale."Eichmann in Jerusalem, con le sue brevi ma scottanti testimonianze di collaborazione, pareva porre in dubbio l'onore della leadership ebraica. Questa non era la sua intenzione, sostenne Arendt, in modo privato nelle lettere a McCarthy, pubblicamente in interviste occasionali o lettere ali' editore. Insisteva nel ripetere che i suoi molti critici avevano sostituito una "immagine" assurda delle sue parole alle più limitate ma sgradevoli verità che si sentiva in dovere di riferire. Con la controversia su Eichmann, Arendt dovette affrontare i rischi della vita pubblica, dalla quale si ritirò con un senso di orrore non mitigato dal solito umorismo. Furono profonde la sua gratitudine verso McCarthy per il suo sostegno senza riserve, e la sua simpatia per i problemi che McCarthy incontrò con i critici di The Group. . Arendt a McCarthy 370 Riverside Drive New York 25, N.Y. 20 settembre 1963 ... Perché non ho scritto prima?, Be', la verità è che non mi "sentivo a posto". Heinrich non è stato bene, adesso sta molto meglio, lavora come sempre ecc., ma io sono ancora profondamente preoccupata e molto infelice di dover andare a Chicago. (Ma, per favore, questo resti entre nous. Siamo stati insieme per 28 anni e la vita senza di lui non sarebbe pensabile. Aggiungi a questo le storie su Eichmann che cerco di nascondergli più che posso - e capirai che non sono nell'umore giusto per scrivere. Probabilmente sai che PR I mi si è rivoltato contro in modo feroce (Lionel Abel che, in ogni caso, va in giro, spargendo calunnie sul mio conto e anche di Heiruich) e, generalmente parlando, si può dire che la marmagliaintellettuale e non - è stata mobilitata con successo. Ho appena saputo che la Anti-Defamation League ha inviato una circolare a tutti rabbini perché facciano prediche contro di me i I giorno dell' Anno Nuovo. 2 Ebbene, penso che questo non mi disturberebbe oltremodo se tutto il resto andasse per il verso. Ma preoccupata come sono, non mi fido di me stessa e temo di esplodere. Com'è rischioso dire la verità sul piano dei fatti, senza fronzoli teorici e

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