Linea d'ombra - anno XIII - n. 108 - ottobre 1995

76 INBREVE mentre si accentua l'interesse per lo scavo psicologico, in pagine che si popolano di uomini comuni alla ricerca di un senso alla propria vita. Infine, negli anni più duri dello stalinismo, l'autore, rimasto fedele agli ideali libertari della sua giovinezza, preferisce lasciare la ribalta letteraria. Narratore di un quotidiano stravolto e pervaso di esotismo asiatico, Ivanov è considerato un esponente del realismo sovietico, ma alcune opere furono pubblicate postume o restano ancora inedite: si tratta di libri non compresi o volutamente ignorati, ideati nel corso di una ricerca nonostante tutto appartata e autonoma rispetto alle direttive ufficiali. Il volume comprende due racconti, concepiti durantel' ultimo conflitto mondiale come parte di un ciclo fantastico lasciato incompiuto, che offrono una lettura pregnante e problematica di due miti. Asvero rimanda a quello dell'infinita durata della vita e interpreta liberamente la leggenda di Cartafilo, colui che per aver colpito Cristo sulla via del calvario fu costretto a vagare senza pace fino al giorno del Giudizio. Durante la guerra, uno scrittore russo comincia la stesura di una sceneggiatura cinematografica su Asvero, ma un inaspettato visitatore notturno gli rivela di essere l'uomo che secoli prima ha inventato quel personaggio mai esistito, assumendo poi misteriosamente l'identità della sua creazione. Nel corso delle lunghe conversazioni con l'intruso, il protagonista si accorge con orrore di un analogo processo di metamorfosi: Asvero si sta poco a poco impossessando del suo corpo e della sua anima. Per lui ha inizio una lotta disperata, che lo porterà-a scoprire il segreto nascosto dietro quell'assimilazione fisica tra se stesso e l'altro. Sul fatalismo che vede vano ogni tentativo di sottrarsi al destino s'incentra invece Sisifo figlio di Eolo, che narra l'incontro tra il gigante sconfitto da Zeus e il vecchio soldato Poliandro. Malgrado venga decretata la fine della sua condanna, Sisifo torna all'insensato lavoro per libera scelta: preferisce rotolare pietre incontro al vento, piuttosto che diffondere il male. Poliandro riprende deluso il cammino verso il suo luogo natale, mentre ilmonito dell'altro si disperde nella natura circostante. F. S. Gitta Sereny In lotta con la verità. La vita e i segreti diAlbert Speer, amico e architetto di Hitler trad. di Massimo Birattari, Brunello Lotti, Maria Barbara Piccioli Rizzoli 1995, pp. 832, Lire 15.000. Un libro importante, dedicato a un personaggio terribilmente ambiguo. Avrebbe forse potuto essere scritto con maggiore asciuttezza, ma va riconosciuto che così come si presenta rende un ottimo servizio a quel mostro di doppiezza che fu Albert Speer, oggetto di questa nuova, meticolosa fatica di Gitta Sereny. Il giovane architetto Speer,nazistasindal 1931, vennenominato nel 1937 Ispettore generale per la ricostruzione di Berlino, anticamera prestigiosa per il posto, ottenuto a guerra inoltrata, di Ministro degli armamenti e della produzione bellica. A Norimberga vestì furbescamente e con stile l'abito di chi non aveva saputo nulla, visto poco, e pensato soprattutto al suo tornaconto. Sembrò a qualche giudice il meno peggio tra quelli alla sbarra, quasi un possibile modello di contrizione per i suoi incolpabili connazionali, da tenere sottovuoto a Spandau. Condannato a vent'anni, li scontò fino in fondo. Occorre stupirsi di fronte a un nazista convinto che fu anche un professionista rigoroso e corretto, un buon padre di famiglia, un "vero signore"? Purtroppo no. Ma a parte il fatto che di buone intenzioni sono lastricate eccetera, si tratta poi di valutare storicamente e moralmente non tanto la responsabilità diretta di un gerarca "tecnocrate" d'allora, quanto la sua organicità al sistema (politico, ideologico, produttivo) che fece con piena coerenza quello che fece, in nomi di principi noti a tutti. Senza far finta di dimenticare che a molti soggetti che vissero quegli anni, anche meno intensamente, il carico degli orrori ha offuscato la memoria e suggerito versioni di comodo (consciamente o inconsciamente non ha oggi più molta importanza). Gitta Sereny si è avvicinata al vortice rappresentato da Speer, dalla sua disumanità, sino al limite massimo di sicurezza. Non se ne è lasciata travolgere per un soffio, gettando pagine e pagine di zavorra su personaggi ed eventi non strettamente attinenti, e costruendo un poderoso racconto a metà tra la biografia psicologizzante e lo studio storico. Restituendoci, con effetti angosciosi, l'immagine di un mondo nel quale, sia pure con orrore, è necessario specchiarsi: una società di massa europea cloroformizzata dal conformismo, imbestialita dalla sete di potere e successo, cieca, menzognera, assassina. Sopravvissuta a se stessa nel dopoguerra tra reticenze e falsificazioni, grazie a una rete di complicità. Martino Marazzi

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