Aleksandr Cajanov Avventure incredibili e memorabili peripezie a cura di Giulia Gigante Il Melangolo, 1994 pp.177,Lire 12.000 Aleksandr Cajanov (1888-1937), scienziato e scrittore vittima delle persecuzioni staliniane, accusato della fondazione di un fantomatico partito sovversivo, confinato ad Alma Ata, poi processato e fucilato in circostanze mai chiarite, è stato riabilitato solo nel 1987 e finalmente restituito ai lettori. Economista e agronomo, teorico del movimento cooperativista (esperienza che gl'ispirò la società agricola ideale ritratta nel romanzo Viaggio di mio fratello Aleksej nel paese dell'utopia contadina), poliglotta, collezionista di porcellane e icone, esperto d'arte culinaria, topografia moscovita, astrologia, alchimia e quant'altro, convoglia questo suo versatile ingegno in una produzione letteraria vasta e poliedrica, dal teatro alla poesia alla prosa fantastica. Le sue novelle, spesso firmate da un botanico X e illustrate da un fitopatologo Y, disseminate di citazioni criptiche e allusioni aipiù intricati miti antichi, segnano il culmine del racconto romantico russo per l'elegante concisione della scrittura, che rifugge dal dialogo come dallo slargopsicologico, eper l'effervescente fantasia, che non di rado rielabora in chiave parodica il gusto ottocentesco. Questo volume raccoglie due testi emblematici, concepiti entrambi secondo uno schema triangolare carico di valenze INBREVE 75 metaforiche, con per lati gli amanti divisi e per base le forze infernali. Un percorso iniziatico dei protagonisti tra città lontane e misteri irrisolti, anime umane messe il palio al gioco in un club di diavoli londinesi, un favoloso sabbahdi streghe maschili, l'arcano sigillo in grado di captare le potenze occulte, certi solitari alle carte che dirigono crudelmente i destini umani, cadaveri con le ossa sferraglianti sotto il soprabito, un patto satanico in cambio di un anno di felicità rubata, due donne-sirene, arniche enemiche, figure speculari di uno stesso incantesimo: in una martellante successione di episodi intrecciati a visioni allucinanti si dipana la fitta trama di queste pagine, scandite a ritmo incalzante da danze macabre e riti esoterici e intrise di un immaginario insieme fiabesco, erotico e demoniaco. Franca Strologo W.Somerset Maugham Racconti dei mari del Sud trad. Paola Novarese Einaudi, pp.252, Lire 34.000 Qualche tempo fa l'Einaudi ripropose alcuni racconti diMaugham (gli episodi più belli diAshenden l'inglese e alcuni racconti "coloniali") in unvolume intitolato Storiedi spionaggio e di.finzioni. Di recente è invece uscito, sempre daEinaudi, un volume, come dice il titolo, di Racconti dei Mari del Sud. Ci sono alcune delle cose più belle scritte da Maugham, da Pioggia ai racconti imperiali di cui parla Nowell-Smith. Alle sue considerazioni, un altro punto è forse consentito aggiungere. Ciò che hanno in comune i comportamenti imprevedibili dei personaggi di questi racconti è che essi discendono dal trionfo dell'emozione sulla ragione. Ma ciò che rende possibile tale trionfo, che fa saltare le difese della razionali tà e della "civiltà" britannica, è l'estraneità del luogo. Quegli uomini e quelle donne, che formano una cerchia ristretta di persone forzatamente costrette a fare riferimento le une alle altre, che cercano di stabilire un sistema di vita (e di reciproco controllo) che non ha più la forza della generalità perché non ha rapporto con il contesto in cui vivono (perché non ci sono i rapporti sociali che li presuppongono), che perseguono riti e abitudini che il clima stesso rende improponibile, che si ritrovano in realtà isolati (da soli o a coppie) in un mondo che non è il loro, sono sottoposti a una tensione estrema. I più fragili, o i più sensibili, cedono alle loro passioni o alle loro paure. Il che non è necessariamente un male. Ma cedono perché era stato loro chiesto ciò che per loro era impossibile: lì, in un luogo dove non avevano diritto di essere (nel ruolo di dominatori loro assegnato), l'ambiente e le circostanze ne travolgono l'autocontrollo e la "civiltà", lasciandoli in balia delle loro emozioni. Al di là delle intenzioni di Maugham, questi racconti si rivelano non come una cronaca del dominio coloniale, ma come una spia della sua insostenibilità e della sua inevitabile dissoluzione. Pregio non ultimo del volume einaudiano è la nuova traduzione (di Paola Novarese), che finalmente libera il lettore italiano dal filtro delle vecchie improponibili traduzioni. Vsevolod Ivanov Asvero Paolo Bertinetti a cura di Rossana Platone Sellerio 1993 pp.108, Lire 18.000 Nato al confine tra la Siberia e il Turkestan, Vsevolod Ivanov (1895-1963) è una figura originale di tipografo, marinaio, lottatore, clown, attore, mangiatore di spade, fachiro, soldato dell'Armata Rossa, infine scrittore. Approdato a Pietrogrado nell'ambiente culturale post-rivoluzionario, si lancia in una produzione esuberante: gli straordinari personaggi che affollano i suoi romanzi e racconti si muovono su scenari variopinti, improbabili e favolosi. Impetuoso è anche lo stile di Ivanov, sorprendente la sua capacità di gestire gli sviluppi dell'azione. Progressivamente, la sua scrittura passa poi da tanta lussureggiante vivacità a un controllo più sobrio e severo,
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