70 STORIE/SHIMADA un passo di danza, sedermi a gambe incrociate, scalciare. Il mio pene era capace di erezioni, potevo rotolarmi in terra come un tronco d'albero. In realtà tuttavia non si trattava che della pura intenzione di fare tutto questo. Ero come un uomo senza un braccio che, volendo stringere una mano, porga quella che gli manca. Mantenevo solo i ricordi del corpo un tempo posseduto. Inoltre non respiravo. Soffrivo all'idea che prima o poi avrei dimenticato in che cosa consistesse respirare, ma ero impotente. Ah, dolce respiro! A proposito, che gusto avevano le sigarette? Quando ero ancora al mondo, respiravo un'aria satura di aromi e sapori diversi: lo smog che fa venire i peli nel naso, l'aria secca proveniente chissà da dove che trascina con sé l'olezzo di escrementi bovini e ovini, quella impregnata di odore di mare, carica di umidità e tanto simile al fetore di un cadavere, l'aria di alta montagna che intorpidisce piacevolmente i polmoni, uno strano fumo dal colore più brillante, dall'odore più penetrante, un fumo che fa apparire gli oggetti più reali di quanto non lo siano. Ora somigliavo di più all'aria che non a un essere dotato della capacità di respirare. A notte fonda vagavo nell'aria di Shinjuku, mia meta preferita dopo una bevuta, e venivo aspirato dagli ubriachi e poi rivomitato formando un tutt'uno con l'odore di sake, di aglio e di sigarette. In quel fugace attimo che intercorreva tra l'essere aspirato e subito dopo vomitato, ero in grado di tra sferirmi nella coscienza di quel determinato individuo. Mi era anche capitato di introdurmi in più di trenta persone, nel giro di soli tre minuti. Visto che di mio non possedevo né colore, né forma né peso, l'essere respirato da altri mi serviva a vincere la noia. Nel trambusto delle stazioni, scaturi va musica dalle coscienze della gente ... Che bel culo quella donna!. .. Merda, ho perso ancora, non ho più niente ... Che schifo quel vecchio, pieno di forfora ... Mia figlia si incontra ancora con quello là? ... Ehi, motherfucker japanese. Goto hell... È terribile, ancora in ritardo ... Casa mia è lontanissima, Vorrei tornarci da seduto ... Ho=50 Km sec/Mpc ... La pelle è rovinata ... È il momento giusto per lasciare l'azienda ... Ho mal di schiena. Forse ho fatto troppo sesso ... Quel ragazzo è carino, chissà se mi invita ... Ancora non mi tornano, eppure dovrebbero proprio arrivare. Vuoi vedere che ci sono rimasta? ... Che starà facendo quello? Quasi quasi gli telefono ... Incontro Kiko alle 8.00 e poi forse posso andare da Sachie, a Ile 11.00 ... Non ne posso più di vivere ... Dov'è la toilette? ... Kanjizai bosatsu gyoshin han'nya haramidaji2... Cazzo, quell'incapace del capoufficio mi ha soffiato l'idea ... Oh, teli me ali about Anna Livia ... Voglio sposarlo, Masahiko è mio ... Sono in assoluto il migliore, e allore perché ha più successo lui? ... Questo qui a chi si atteggia? Scherziamo, dico!. .. Al le 9.00 si entra in studio, alle 11.00 iniziano le riprese, e anche oggi si torna a casa dopo le 3.00 ... L'unione doganale tedesca del 1834 si fonda sul pensiero di Friederich List. .. Che bel film! Vorrei vivere in un mondo come quello ... Quella corsa è data 6 a 7, ci vengo senza' altro ... / miss my friends. I wanna go home ... La tristezza di chi ha perduto le persone care ha costruito la storia ... Ah che voglia! Lo farei fino alla nausea ...Ma si metterà a posto questa Tòkyéì?... L'importante è il ritmo, il tempismo ... Mi ha piantato, ormai non ha più senso che io venga a Téìkyò. La fortuna mi sta abbandonando un po' alla volta. Qualsiasi cosa faccia, mi va male ... Che fame! E non ho soldi ... Quel certo imbarazzo, sarà perché gli piaccio? ... Da ragazzo temevo che il mio pensiero non venisse compreso. Così come io non ero capace di leggere nei pensieri degli altri, anche gli altri non potevano comprendere i miei, non che questo mi consolasse granché. L'aria è colma di cose invisibili, persone trasparenti che vivono da parassiti a spese della gente visibile, che origliano le loro conversazioni e i monologhi, che spiano i pensieri più intimi. E poi in piena notte se la ridono e spettegolano: "Quello là non fa che pensare ai culi delle donne" oppure "Quel tipo è ossessionato dal cibo", "Ha un bel coraggio a credersi bella". Talvolta quelle voci si infiltrano nelle orecchie: per questo vengono chiamate "le orecchie del cielo", orecchie che parlano. Adesso che somigliavo di più a questa gente trasparente, capivo quanto fossero fondate le mie ossessioni da ragazzo, ma comprendevo nello stesso tempo quanto fosse insopportabilmente noiosa la loro vita. Con un corpo che nessuno riesce a vedere, potresti spadroneggiare nel mondo creando scompiglio e concederti il massimo del piacere. Un uomo invisibile può violentare una donna terrorizzata e nello stesso tempo consolarla, snobbare l'eroe dell'opera lirica per baciare l'eroina, andare a convivere in segreto con un'attrice, è libero di condurre una vita lussuosa, vacanze all'estero, può portare a termine un colpo di stato tutto da solo. Gli esseri trasparenti da me idealizzati erano quelli che riuscivano a stare meglio al mondo. Eppure tutto era diverso, nobody can do nothing, nessuno può farci niente purtroppo. Continuavo intanto a farmi respirare. Chissà se avrei potuto trasferirmi in una persona nel breve intervallo tra l'aspirazione e l'espirazione; e come sarebbe stato se anziché nella confusione mi fossi trovato in una angusta stanza? Ero certo che se fossi stato aspirato più volte da una stessa persona, alla fine sarei stato in grado di capire che tipo fosse. Cominciai così a cercare gente tra la folla. Basta con quelli che odiano il mondo, io in vita mi ero comportato malissimo e adesso me ne stavo pentendo. Volevo assolutamente restare attaccato alle costole di qualcuno, ora che avevo scoperto quanto fosse fantastica la vita, ora che l'avevo persa. Mentre fluttuavo a dieci metri di altezza, posai gli occhi su una donna. Mi sembrò di intravedere la sua consapevolezza di e sistere in quell'andatura così piena di vitalità. Capii che era emigrata dalla Thailandia in cerca di lavoro, che aveva ventitré anni, che nel suo paese l'aspettavano due figli e che il suo lavoro consisteva nel prendere una serie di appuntamenti con i clienti, per i quali doveva preparare una cena thailandese prima di trascorrere con loro tutta la notte. Quando la porta del taxi si aprì, mi intrufolai precedendola di poco. Si stava dirigendo verso Setagaya. La sua borsa di tela conteneva gli ingredienti per il tom yam kung3 . Mi domandavo con una certa ansia che tipo d'uomo sarebbe stato il suo cliente di quella notte, ma almeno per quanto riguardava la cucina avevo pienamente fiducia. Non vedevo l'ora di penetrare in quell'uomo per assaggiare il tom yam kung da lei preparato. Il cliente era già ubriaco. E disperatamente allegro. In fondo aveva chiamato nel suo appartamento un bell'esemplare di thailandese proprio per spassarsela. Ballava in modo ridicolo ondeggiando i fianchi, poi invitò la donna ad unirsi a lui. Davanti al suo sguardo vitreo, lei si sentì per un istante disorientata, ma subito dopo si riprese e gli impresse il segno di un bacio su entrambe le guance. Quell'uomo aveva un appetito degno di un bue: si attaccò alla ciotola senza usare il cucchiaio e tracannò la zuppa piccante in un sol sorso. Non mi diede neanche il tempo di assaggiarla. La cucina thailandese, che nostalgia! Ricordo ancora quanto sudore grondava dalla mia fronte, con la lingua tormentata dal peperoncino. È proprio vero, viene voglia di sesso con la cucina thailandese. L'uomo infatti fu precipitosissimo nel reclamare il corpo della donna, un vero animale. Puntava soprattutto ai seni bruni. La donna a sua volta gli prese in bocca i genitali.
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