DAL GIAPPONE 67 ILPARADISOIN FRANTUMI lA NARRATIVA DISHl/v\ADA/v\ASAHIKO Shimada Masahiko ILMESSAGGERODEISOGNI IncontroconRobertaNovielli Shimada Masahiko nasce nel I 961 a Tokyo, e come autore nel 1983 quando pubblica la sua prima opera, Divertimento per la sinistra gentile ( Yasashiisayokunotameno kiyukyoku ), checoncorreal premioAkutagawa. Da allora ha scritto a ritmo vorticoso una trentina di opere, fra romanzi e racconti; nel 1984 ha vintocon Musica per il regno dei sogni (Muyuokoku no tame no ongaku) il premio Noma per scrittori esordienti, nel '92 il premio lzumi Kyokacon il romanzo Il maestro equinozio (Higan sensei). Passa con disinvoltura dal romanzo alla forma del racconto breve, e considera Il maestro equinozio una delle sue opere fondamentali, quasi definitiva nonostante la sua giovane età. Altre sue opere importanti sono Oggetti adombranti non identificati (Mikakuninbiko buttai) incui affronta, già nel 1987, i I temadell 'AIDS, e ledue raccoltedi racconti Il reArmadillo, (Arumajiro 8) e La città Rococò (Rokokocho). Le sue scelte tematiche vanno in una direzione di trasgressività ed eccentricità, la sua scrittura risulta ostica ed elaborata, capace di penetrare mondi allucinati e psichedelici ai limiti dell'insostenibile; come ha scritto in La corrente dell'amore- Cronaca delle opere di Shimada Masahiko (Ai no meru shutorumu - Shimada Masahiko no kuronikuruzu) in un'opera deve rientrare "la morale di un uomo civile e razionale e la barbarie di un lupo affamato". Per spregiudicatezza si distingue dai suoi colleghi altrettantofamosi, da YoshimotoBanana aMurakami Haruki.Se qualcosa li lega, è piuttosto l'abilità e il dive1timentonell'uso dei massmedia: anche Shimada compare spesso alla TV giapponese e svolge un'intensa attività di pubblicista su riviste e quotidiani. Si diverte pure a lavorare nel cinema, e ha curato come autore e regista la riduzione teatrale di due sue opere. Di Shimadaèappena uscita perMarsiliouna raccoltadal titoloMifarò mummia, comprendentequattro suoi raccontitratti da Il reArmadillo. Con questodebutta inItalia,dove nonè ancoramaistatotradotto, mentrealcune sue opere hanno già avuto una versione in lingua inglese. È appunto in occasione di uno dei suoi viaggi a Venezia per contatti con l'editore che loabbiamo incontrato;èarrivatoda llaex-Jugoslavia, nel corso di uno dei suoi peregrinaggi per capire, per approfondire culture,per toccareconmanoleconseguenzedi unv01ticososusseguersidiabbattimenti ed erezioni di muri e confini. Un tema, come ci spiega, a lui molto caro. Come racconteresti la tua evoluzione di autore? Ho pubblicato Divertimento per la sinistra gentile a soli ventidue anni, ma lo Shimada di allora è ormai morto. Penso che uno scrittore che esordisce molto giovane dovrebbe poi morire intorno ai venticinque anni, massimo trenta. Al momento di scrivere il mio secondo romanzo si aspettavano tutti che io continuassi sulla vena nostalgica di quella mia prima opera, che vendessi ancora una volta la mia giovinezza e le mie esperienze personali; così ho contrattato un prezzo quando mi sono messo a scrivere i romanzi successivi, e cioè Il paradiso sta crollando (Tengoku gafutte kuru) e /o sono la copia di un uomo (Boku wa mozo ningen). In quei tre anni ho portato a termine uno dei cicli di vita di uno scrittore, e ad essere sincero, avrei fatto meglio a smettere di scrivere almeno per altri cinque anni. Magari nel frattempo avrei potuto approfondire lo studio del russo e del tedesco, di sicuro sarei più ricco adesso. Sta di fatto che dopo Il paradiso sta crollando mi sono ritrovato ad avere bisogno di molto denaro, per sposarmi, per viaggiare ecc., tutto a discapito dei miei romanzi. In quel periodo pensavo inoltre che fosse assurdo vivere in Giappone, e che avrei dovuto azzerare quanto pensato e scritto fino ad allora: avevo voglia di ricominciare da capo, anche a costo di procedere per tentativi. E mi è parso di riuscirci con Il messaggero dei sogni (Yume tsukai, tradotto anche in inglese). Lo scopo di questo romanzo era il tentativo di usare una lingua tutta mia, un ibrido fra inglese e giapponese in modo da spezzare le barriere linguistiche; ma dopo circa duecento pagine ho intuito la forza del giapponese, una lingua già di per sé ibrida, ed è a questa che sono definitivamente approdato. Ecco a che cosa erano serviti i miei viaggi: ero stato come in esilio, e a poco a poco avevo lasciato riaffiorare in me la consapevolezza dell'essere giapponese, prima rifiutata. Restava solo il desiderio di scrivere un'opera indimenticabile, ed è da questo spirito che è nato Il maestro Equinozio.
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