Linea d'ombra - anno XIII - n. 108 - ottobre 1995

VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 63 pagata a caro prezzo, produttrice di due mondi teatrali e due pubblici confinanti, tangenziali, eppure destinati a non incrociarsi mai, come le parallele condannati a un incontro ad infinitum che puzza di interdizione e, appunto, di repressione. In questo senso Moscato che, come Copi, si diverte a o non può fare a meno di mescolare umori corporei e distillazioni cerebrali, fanghiglie del sentimento e turgori passionali, verismo e surrealtà, minime economie domestiche impregnate di cucina e di cesso e deliranti grandiosità oniriche, pratica una politica dello sconfinamento che è, di fatto, negazione della soglia tra sacro e profano, alto e basso, lecito e illecito, e affermazione di una singola e singolare unità o umanità, sgombra appunto di nevrotiche, e tumorali, pruderies. Sulla scena di Recidiva, non a caso circolare e pertanto virtualmente dotata di infiniti punti di accesso o di fuga, nonché otticamente agerarchica, indifferenziata, priva di punti di vista obbligati, sopravvivono però alcune indicazioni spaziali forti: una doppia scalinata metallica sul fondo (ma ha senso chiamare fondo la parte della scena/cerchio più distante dallo spettatore?), che conduce a una sorta di altarino, teca, edicola, retablo, sacello, locus del sacro abitato da unmonnalisico Enzo Moscato in panni di madonna o altra verginale personificazione, con tanto di aureola al neon e corteo (un attore bambino in veste di topo dall'aria furbetta e spaesata). Sulla destra un panciuto frigorifero-scultura alla Jeff Koons, iperbolica rappresentazione degli umori alchemico-gastronomici e/o cannibalici della pièce, ma anche quinta di accesso, simulata esilarante porta tra un dentro e un fuori scena altrimenti impalpabili, guittescamente negati dai movimenti ai bordi dell'oracolare pedana COSANOSTRA EquilibrieprospettivedeldopoBagarella SACRACORONAUNITA I Balcanisiamonoi:nascitadiunapotenza semiinclinata da parte degli attori in pausa, dai cambi a vista, da un gusto paradossale e all'apparenza contraddittorio tanto per lo svelamento quanto per l'ambiguità. Il teatro di Moscato, come quello di Copi, è spesso teatro di travestimenti e travestitismi, di personalità sdoppiate o doppie, di maschere che alterano o modellano fisionomie, di identità negate, costruite, ricostruite, confezionate, fabbricate. Il limite, la territorialità, sono per entrambi il contrario del dato certo - contenitore, perimetro, destino - e immodificabile. Il femminile slitta nel maschile e viceversa, il giovane nel vecchio, il bello nel brutto. Mai one way. Un pendolarismo che finisce in coesistenza. I ruoli, forse l'elemento più fisso almeno nello schema narrativo di Moscato, tendono a spezzarsi non per fluidità, ma per una sorta di marcescente esplosione dall'interno, di vanificazione che è semplice reificazione delle reali dinamiche dei rapporti. La madre onnipresente e castratrice, femmina da marciapiede o velata martire dell'universo maschile, produce alla lettera artificiali simulacri di femminilità, che parlano più del suo odio per le donne e per se stessa che per gli uomini. Il tutto in una trasversale abbuffata linguistica, lingua e dialetto napoletano, inglese e accenti meticci, sofisticati gerghi settoriali (il bellissimo monologo finale di Moscato, sceso sulla piattaforma a raccogliere e confondere le fila dell'intera pièce) e slang da Quartieri spagnoli, con contorno di citazioni "nobili" dal teatro di Eduardo e "ignobili" da Il ballo delle checche di Copi. Teatro di répechage e invenzione, di contaminazione e depurazione, che strizza l'occhio alle telenovelas e al cinema di serie B, ma anche alla linguistica e alla psicoanalisi, trasgressivo e angelico, criminale e innocente. E "calano" i suoiprotagonisti. Lamoda chimica, letribùe i professionisti dellatechno ASIACENTRALE Storiedidroga,petrolio,guerraepotereinexUrss SUDAMERICA BugieastampasuCali,drogaeguerrasporcainArgentina Ogni mese in edicola a L.2500 Abbonamentoannuo L. 25.000 C.C.P.1551OI intestatoa "GruppoAbelePeriodici"ViaGiolitti 21. IO 123 Torino

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