Linea d'ombra - anno XIII - n. 108 - ottobre 1995

VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 61 ArchivioG BB/ Neri. Poche di loro, a parte le missionarie, avevano un lavoro. Erano là perché erano là i loro mariti; e solo la loro moralità vittoriana e il loro senso di sacrificio poteva aiutarle a superare l'isolamento di quella limitata esistenza. Maugham non credeva nella moralità vittoriana. Né aveva un'idea altisonante della missione imperiale britannica. Credeva, come la maggior parte dei suoi contemporanei, che tutto sommato gli inglesi facessero un buon lavoro in quei lontani angoli della terra. Ma ciò che Maugham ammirava del modo con cui essi sopportavano (per usare le parole di Kipling) il fardello dell'uomo bianco, non era tanto l'eroismo, quanto la capacità di reagire in modo adeguato alle difficoltà, la capacità di fare ciò che si doveva fare e di trarne soddisfazione. La sua morale è pragmatica e stoica. In essa non c'è posto per la gloria e le smargiassate o per l'Avventura. E c'è poco posto anche per la passione elevata e l'amore romantico. Qualche volta i suoi personaggi si innamorano sfidando le convenzioni sociali; ma in questi casi non sono né condannati puritanicamente né romanticamente esaltati. Ciò che attraeva Maugham era l'intelli genza e la forza di carattere che li metteva in grado di capire le cose a fondo e di evitare l'auto-distruzione. Non aveva fiducia in chi si atteneva a una morale esteriore e preferiva coloro che si creavano da sé una propria morale. In particolare ciò che gli pia ceva dei suoi personaggi era la loro imprevedibilità (intesa come capacità di comportarsi in modo del tutto inaspettato). Gli piaceva creare dei personaggi che a prima vista sembravano insignificanti, ma che poi risultavano avere un passato in cui avevan o fatto qualcosa di sconvolgente o di straordinario o che erano stati messi alla prova al limite della sopportazione e che poi avevano fatto qualcosa che rivelava in loro un'insospettata capacità di reagire adeguatamente alle difficoltà. L'imprevedibilità, tuttavia, non è tanto qualcosa che riguarda i personaggi, quanto il modo con cui sono presentati. Maugham era un tecnico sopraffino e la su a tecnica preferita consisteva nell'avvicinare i suoi personaggi da lontano, di metterli gradualmente a fuoco e poi di puntare l'obbiettivo su quello che a prima vista era parso senza importanza o privo d'interesse per rivelare poi qualcosa che il lettore (e in ge nere anche gli altri personaggi) non si sarebbero aspettato. Nei primi racconti tendeva ad usare una narrazione impersonale o in terza persona in cui spettava a uno dei personaggi del racconto fare la decisi va scoperta riguardante un altro dei personaggi. Ma col passare del tempo perfezionò la sua tecnica per proporre un na rratore che non è un vero personaggio del racconto ma che viene a sapere da uno dei personaggi la storia di un tale che si è comportato nel modo fuori del comune che fornisce il centro nascosto della narrazione. Il narratore esterno è spesso uno scrittore (e perciò parzialmente identificabile con l'autore stesso) ed è il suo sguardo composto e metropolitano che inquadra le esotiche vicende che si trovano al centro del racconto. Il lettore è invitato a condividere la sorpresa del narratore, a partecipare alla sua empatia con i personaggi, ma non a identificarsi con ilyersonaggio le cui azioni sono l'oggetto della narrazione. E una tecnica che produce effetti brillanti, ma che alla fine è controproducente. Se si leggono molti suoi racconti di seguito, ci si ritrova ad aspettarsi l'inaspettato, e la capacità di reagire adeguatamente da parte del personaggio sotto pressione sembra non tanto un vero attributo della persona quanto un espediente meccanico per mandare avanti il racconto. E il fatto che il narratore sia così vicino all'autore tende a rendere più domestico il contenuto del racconto, che viene filtrato attraverso un occhio troppo simile a quello del lettore perché possa consentire l'emergere di qualcosa di profondamente sorprendente. Il modo di scrivere di Maugham aveva altri punti deboli. La sua simpatia era troppo limitata alle persone della sua classe sociale; era a disagio con i personaggi popolari, che tendeva a presentare in modo poco plausibile, oltre che poco comprensivo. Maugham se ne rendeva conto; così come si rendeva conto del suo snobismo. In uno dei racconti più famosi, The Outstation, di proposito rende così sgradevole il giovane aiutante plebeo che, quando gli indigeni lo uccidono, il lettore non solo è contento, ma è addirittura indotto ad ammirare l'ufficiale, un gentiluomo della vecchia scuola che viene ritratto (deliberatamente) come uno stupido snob. Maugham aveva qualche problema anche con le donne. Soprattutto nei racconti con personaggi della buona società ambientati in Inghilterra o in Costa Azzurra tendeva a lasciarsi andare a ritratti femminili che corrispondono a grossolani stereotipi misogeni (un esempio particolarmente sgradevole lo si ha nel racconto spesso antologizzato dal titolo The Luncheon). Ma nei racconti ambientati nei lontani possedimenti imperiali, dove la vita per le donne non era così facile, si sforzò di creare delle figure femminili in cui proiettare quella capacità (intesa come valore) di reagire in modo adeguato alle difficoltà che ammirava negli uomini. Un esempio famoso è quello offerto da Sally, la donnina allegra americana (una prostituta, anche se non si decide mai a dirlo chiara mente) perseguitata dai missionari di Pioggia. Un'altra è la ragazza indigena di The Pool, che è portata in Scozia dal marito (bianco), ma che fugge per ritornare nella natia Samoa (entrambe le donne conducono un uomo al suicidio, ma in nessuno dei due casi la cosa è imputata

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