58 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE FREGATFI ULL-TIME CLOCKERS DISPIKELEE MariaNadotti AVenezia,quest'anno, i filmpiùamatidal pubblicosonostati due. Entrambi statunitensi, entrambi non particolarmente sostenuti dalla critica e, ciascuno a suo modo, liquidati come fùm di genere. Strange Days di Kathryn Bigelowe Clockers di Spike Lee. Due opere, anomalerispetto alle tante visteallaMostra,capacidi misurarsidavvero- per tematiche,linguaggi, intreccie puntodi vista - con i pregi e i disagi della contemporaneità. Una regia femminilee una regia africanaamericana.Dal!' internodel fronte nord occidentale, però. E proprio questo deve aver alienato o distratto giurati e critici, pronti - come capita spesso - a commuoversidavanti alle cosiddettecinematografieemergentie aprivilegiaresedicentirivisitatineorealismida sottosviluppo,ma poco disposti a muoversi su quel crinale incerto tra realtà e visionarietà,documentazionee fiction,narrazionee teoria,realismo, alta tecnologiae sperimentazione,che è del miglior cinema nordamericanodi questi anni. Non si spiegherebbe altrimenti il Leone d'oro a Xich Lo, il citazionisticopasticciovietnamitache,transitandodaGreenaway e Soldini, accorpaRossellini e Scorsesesenza saper sceglieretra cinema verità,melodramma e noir. Partiamo da Clockers, adattamentocinematografico del roClockers di SpikeLee. manzo omonimo di Richard Price. Doveva dirigerlo Martin Scorsese,che peraltro figura tra i produttori,e invece il filmlo ha realizzatoSpikeLee. "Lungo la stradaMartin ha perso interesse nel progetto", spiegaLee. "Il suosarebbestatocomunqueunfilm diverso. Affidatoa due dei suoi attori storici, Bob De Niro e Joe Pesci, avrebbe parlato del conflitto tra polizia newyorkese e malavita.Martin ha preferito gettarsi nell'avventura di Casino e passare a me Clockers. Io ho accettato,ma ho sottopostola trama e i personaggi a un viraggio completo." Protagonistadel fùm non è infattiil poliziottobiancoprevisto da Scorsese, bensì Strike, un teen ager nero dedito allo spaccio (non al consumo)di droghe pesanti. Personaggio simbolico,ma mai reso implausibileda una pretesa funzione di astratto "eroe" negativo, Strike si rivela uno straordinario pretesto narrativo. Osservando il mondo attraverso di lui, in una specie di lunga, iperrealisticasoggettiva,SpikeLee riesce infatti a farcipenetrare nella vita materiale, nella rete linguistico-comunicativa e nel sistema di valori di uno dei tanti nuovi ghetti metropolitani1del Nordamerica.E lo fa dicendoci due cose all'apparenza contraddittorie:analizzatiuno aduno, i casi umanihanno un'irripetibilità e un peso specifico rilevantissimi ma, nell'economia sociale e politica dell'emarginazione di fine millennio, le storie si somigliano tutte e i destini individuali si equivalgono, definiti come sonodadinamicheche nonhannonullaache vederecon la libertà di scelta e l'autodeterminazione. Lavoro onesto e fatica portano esattamente là dove portano pigrizia, furbizia e arte dell'arrangiarsi. Comportamenti devianti (le "scorciatoie" dello spaccioe della microcriminalitàper procurarsidenaro "facile") e perbenismo o rassegnazione(il doppio o triplo lavoro dello "schiavoda cortile" o dello "zio Tom" contemporaneo) sono le due facce di una stessamedaglia.Finché i neri continuerannoa essere il volto invisibileepotenzialmenteesplosivodi una societàche riconosce l'alterità solo per annientarla, le vie pulite o le vie sporche alla sopravvivenza continueranno a somigliarsi e a somigliare sinistramente a un tacito olocausto orchestratoda fuori, ma del tutto
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