54 PERIFERIE/RABONI Pietro Raboni ILMEDITERRANEOROVESCIATO La risposta dell'Europa civile (benché molti addetti ai lavori culturali la chiamino già, snobisticamente, una moda) di fronte all'inspessirsi del Mediterraneo, al suo farsi frontiera, è, da alcuni anni a questa parte, quella di creare occasioni d'incontro tra rappresentanti delle diverse culture che si affacciano sul nostro mare. "Non c'è un paese più dell'Italia esposto al Mediterraneo, eppure non c'è paese più dell'Italia in cui il tema politico e culturale del Mediterraneo sia meno affrontato" nota Giuseppe Goffredo nella presentazione di "Da Qui", lari vista da lui fondata e diretta con lo scopo di colmare questa lacuna. In realtà il problema non è tanto quello di affrontare in dibattiti più o meno ufficiali il tema del Mediterraneo quanto quello di favorire lo scambio culturale, di trovare anche in Italia lo spazio per le diverse voci mediterranee, di smetterla insomma - come afferma ancora Goffredo - di parlare del Sud e di dargli finalmente la parola. Le numerose iniziative che si stanno moltiplicando su tutte le coste del nostro mare hanno ovviamente diverso spessore, differente validità; si tratterà allora, una volta che alcune, le più meritevoli, si siano affermate e consolidate, di cercare un coordinamento, una strategia comune, come sta cercando di fare, mi pare, la Fondazione Laboratorio Mediterraneo, sorta a Napoli nel dicembre del 1944, con l'intento di costruire un osservatorio privilegiato di una delle più complesse aree del mondo. Il convegno letterario che si è svolto aVentimiglia, all'interno di un progetto più ampio che comprendeva anche concerti di musica etnica e interventi d'arte nel paesaggio urbano, si è articolato in tre momenti, il 7, il 10 e il 14 maggio, secondo una precisa direzione programmatica. Al primo incontro ("Nord-Sud: il dialogo possibile"), incentrato più sulla drammatica realtà conflittuale tra i popoli del bacino mediterraneo, è seguito un incontro ("Segni e simboli del mediterraneo") volto a sondare in profondità la cultura mediterranea nel tentativo di mettere in evidenza i percorsi comuni e le zone di possibile convergenza; il terzo incontro, infine ("Il Mediterraneo: modernità e tradizione"), era visto, in sede progettuale, come ideale sintesi dei due incontri precedenti: in che modo la tradizione, le tradizioni, l'esperienza storica avrebbe potuto portare alla crescita comune, a una modernità consapevole, di pacifica integrazione e di reciproca accettazione. Ovviamente, come sempre accade, non tutti i relatori invitati hanno rispettato le indicazioni, di massima, fornite da chi aveva progettato gli incontri, e, forse, per non aver voluto limitare eccessivamente la libertà d'intervento, per non aver voluto fornire paletti troppo rigidi ai relatori, e, soprattutto, perché in una situazione, come l'attuale, di estrema urgenza e drammaticità, era difficile per alcuni tener fuori dalla porta le immagini crude che la televisione e i giornali ci sbattono in faccia ogni mattina. Comunque sia, in sede consuntiva, dopo aver ascoltato gli eterogenei interventi dei relatori, è possibile tracciare, o almeno cercare di tracciare delle linee guida che, almeno parzialmente, rendano il senso complessivo del convegno. Bussola impazzita Il logo proposto per riconoscere l'iniziativa era un Mediterraneo rovesciato, "simbolo" si diceva nel programma "coniato per sintetizzare lo spirito del progetto, la volontà, cioè, per una volta, di ribaltare il punto di vista consueto, di rovesciare i poli della comune visione geografica e culturale". Una provocazione, questa, che è stata raccolta da diversi relatori, che l'hanno fatta propria o che ne hanno confermato l'efficacia. Driss Chraibi ha detto: "Ho sempre considerato il mondo secondo la carta geografica del geografo arabo medievale Idrissì: l'Africa del Sud là in alto, il Polo Nord in basso, l'Oriente, l'Estremo Oriente aOvest, l'America ... l'America non era ancora nata e il Mediterraneo, lì, al centro del mondo: perché no, tutto è relativo. Cos'è quel che chiamano occidente? Il Giappone è occidente, è un paese occidentale, l'Arabia Saudita è considerata come un paese occidentale perché ha i petrodollari. E la Turchia? È un paese occidentale o orientale?" Anche Ferit Edgu ha ricordato la curiosa confusione geografica del cosiddetto movimento orientalista, marginale indirizzo pittorico sorto all'inizio de XIX secolo in Europa. "Tutti questi artisti" ha detto Edgu "i loro mercanti, i critici e gli amatori che li compravano consideravano quei quadri come lo specchio dell'Oriente. Ma c'era una stranacontraddizione in questo: l' Oriente era il loro Sud, il sud del Mediterraneo era dunque l'Oriente." "Chi è nato" ha detto Giuseppe Goffredo "nell'Italia del sud ha vissuto una curiosa lacerazione. Il profumo stordente dei gelsomini, l'odore intenso del basilico, l'argento scintillante degli ulivi, ti richiamano immediatamente alle profonde viscere percettive mediterranee, e al tempo stesso la realtà sociale, i comportamenti dei ragazzi, le loro abitudini, i negozi, le insegne, i consumi ti collocano in un sistema di tipo occidentale ... Come dire: il Mediterraneo nelle viscere e l'Europa in testa; nella scomoda posizione di essere Lamerica per gli albanesi e l'Albania per l'Europa". Il sud del Mediterraneo non è un riferimento geografico ma una categoria concettuale determinata principalmente da fattori economici; e come l'economia estremamente variabile, fluttuante.L'occidentalizzazione, la creazione di un Grande Centro, di un unico centro dove ognuno doveva correre a rifugiarsi rinnegando le proprie origini, le proprie viscere, ha portato e porta all'omologazione, alla dissoluzione delle identità; il sud è tutto ciò che non rientra nel centro, l' altrove, una sorta di stereotipo modellato, plasmato e rappresentato a immagine e somiglianza del Grande Centro. Il sud è l' antimodello, di volta in volta esotico, misterioso, sensuale, infido, violento, irrazionale, mafioso, impostore. Un orizzonte onirico dove l'uomo occidentale accasa i suoi mostri. Nero Mediterraneo Inevitabilmente portati a interrogarsi sull'attualità, gli intellettuali presenti non hanno, seppur con diverse sfumature di pensiero, lasciato spazio ad alcun dubbio circa la gravità della situazione. "L'immagine che offre il Mediterraneo" ha esordito Predrag Matvejevic "alla fine di questo secolo non è affatto rassicurante ... Il nostro mare sembra votato a un destino da 'ex' ... Sembra che ai giorni nostri le coste mediterranee non abbiano in comune nient'altro che le loro insoddisfazioni ... Le fratture sembrano prevalere sulle convergenze e un pessimismo storico si è stabilito ali' orizzonte, da una riva all'altra. I programmi, gli sforzi politici di alcune commissioni governative o di istituzioni
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