Linea d'ombra - anno XIII - n. 108 - ottobre 1995

52 PERIFERIEM/ ACEDONIA per esempio in Spagna e Italia-penso che una delle grandi vittorie del nuovo Stato macedone sia il senso di responsabilità con cui si sono affrontate le relazioni interetniche. È l'unico di quelli sorti dopo la caduta del Patto di Varsavia in cui le minoranze nazionali partecipino al governo, e ciò è un indubbio fattore di stabilità. Ci sono da noi forze politiche estremistiche, come dappertutto, ma è una delle articolazioni della vita democratica; anche in Italia e in Germania ci sono fascisti, senza che quei paesi siano dittature fasciste. È però interesse di tutti (e specie delle minoranze) che non attecchisca in Macedonia la pianta dei nazionalismi estremi. Il problema non può ridursi ad ampliare i diritti delle minoranze: bisogna innalzare la qualità generale della vita e fermare la possibile ghettizzazione. Dobbiamo vivere insieme, non c'è altra scelta per nessurio. È assurdo che ci siano fabbriche in cui lavorano solo macedoni o solo albanesi o solo turchi. Che unità sarebbe? Oppure negozi solo per un'etnia o ancora ospedali distinti. Eppure taluni estremisti questo chiedono, con la scusa dei diritti. Pienamente d'accordo su una facoltà di filologia albanese, ma che senso avrebbe sdoppiare quella d'ingegneria in albanese e macedone? Non ce lo possiamo nemmeno permettere finanziariamente! Ma al di là dei criteri pratici, c'è, ripeto, il bisogno di non creare nuove divisioni. L'unica prospettiva è la convivenza, tutti ne sono coscienti: certe sparate dei politici estremisti erano motivate solo dal clima elettorale. Dirò anche di più: le minoranze possono trasformarsi da motivi di contesa in preziosi ponti di amicizia coi nostri vicini. Veniamo appunto alla questione centrale dei rapporti coi paesi confinanti. Lazarov Restando fuori dalle tensioni violente che hanno dilaniato l'ex-Jugoslavia, abbiamo raggiunto l'indipendenza in modo pacifico e legittimo, optando subito per relazioni amichevoli e costruttive con tutti i nostri vicini. Ciononostante, sentiamo di nuovo, come in altre epoche storiche, la paura dei "quattro lupi" che ci circondano. Ci sono sfumature differenti, ma ciascuno di loro ha il sogno di una Grande Nazione (albanese, serba, greca o bulgara) da realizzare a nostre spese. Due dei nostri vicini, la Bulgaria è l'Albania, ci hanno riconosciuto, pur con qualche remora, mentre Serbia e Grecia continuano a non riconoscerci e certe voci si spingono addirittura a ipotizzare accordi tra loro per la spartizione della Macedonia, la cui unica essenza sarebbe quella di fare da linea di demarcazione tra di essi. Ora, la nostra politica del!' equidistanza deriva dalla posizione naturale in cui ci troviamo. Ed è la soluzione migliore anche per l'Europa. Il disequilibrio verso uno dei nostri vicini non farebbe che generare ruggine, ce lo insegna il passato. Oggi però il nostro commercio e la nostra industria sono ancora sbilanciati verso la Serbia. Ci serve aiuto per crescere: il nostro è un popolo operoso. Qui ci sono tecnologia, potenziale umano e risorse naturali. Dateci condizioni normali di sviluppo e vedrete. Nedelkoski Dalla Bulgaria siamo stati tenuti lontani artificiosamente, viste le affinità profonde. Non potevano circolare qui libri, film, spettacoli bulgari. Si è creata un'idiosincrasia ingiusta nei giovani verso tutto ciò che era bulgaro. Georgievski Proprio quel genere di kitsch politico che poi nei Balcani porta a spargimenti di sangue. Io ho intenzione di proporre un simposio permanente per affrontare la problematica dei legami macedono-bulgari. Se scientificamente i bulgari hanno ragione, i duri fatti sono che molte generazioni negli ultimi 70-80 anni si sono sentite un pollone staccato dello stesso albero. La Bulgaria deve e sa rispettare ciò. Quando essa riconobbe per prima la Macedonia, esultarono i democratici dei due paesi (qui da noi l'opposizione guidata dal VMRO), mentre impallidirono gli ex comunisti, che vorrebbero tener divisi i due popoli, in sottile convergenza coi comunisti serbi. Nel 1981, quando riuscii a mettere in scena, nell'ambito di un programma sui dissidenti, la commedia Immagine e somiglianza del geniale scrittore bulgaro Jordan Radickov, mi concessero tre repliche, poi ufficialmente "si ammalarono gli attori". Lazarov Negli ultimi due anni si è rafforzata la cooperazione tra Macedonia e Bulgaria e sono in costante aumento gli scambi economici, anche con imprese miste e in settori fondamentali quali quelli dell'editoria, dei trasporti e delle telecomunicazioni. Sono stati aperti Consolati Generali che preludono a piene relazioni diplomatiche a livello d' ambasciatori. La linea portante degli incontri bilaterali è quella di rendere le frontiere simboliche per un libero scambio di persone, merci e idee. È il nostro unico possibile biglietto per il ventunesimo secolo. Ricordo anche che la chiusura prima era reciproca: solo nel 1992 è stata rappresentata per la prima volta a Sofia un'opera teatrale macedone contemporanea, alla presenza dei due presidenti, Zelev e Gligorov, e con la regia del qui presente Ljubisa Georgievski. Georgievski Proprio in quell'occasione mi sono reso conto degli abbagli storici con cui mi avevano dogmatizzato. Mi sono vergognato di non conoscere una letteratura molto ricca. Durante la mia formazione, eravamo tutti orientati verso l'occidente, laBulgaria era una grigia provincia sovietica, la strada verso l'inferno, oppure qualcosa di troppo simile per per interessarci. Bisogna invece creare un'atmosfera diversa nei Balcani e rendere assurda la violenza. Per i resti archeologici bastano i musei. Lazarov Va detto che la Bulgaria non ha mai escluso la possibilità di un'unificazione, l'idea cioè di "un solo popolo in due stati", confermata dal rifiuto di riconoscere la nazione e la lingua macedoni. Purtuttavia, in molti ambienti bulgari si ammette ormai che esiste un'autocoscienza macedone formatasi durante il mezzo secolo jugoslavo. È un ridurre la nostra storia al suo ultimo spezzone, e per noi è inaccettabile rinunciare a quelli precedenti, ma è già un segno positivo. L'inciampo maggiore nelle relazioni bulgaromacedoni è il problema della minoranza macedone in Bulgaria, concentrata soprattutto nella regione del Pirin. Non viene loro riconosciuto lo status di nazionalità nei censimenti e la loro organizzazione OMO "Ilinden" non è accettata, in base a una norma della Costituzione bulgara che proibisce la formazione di partiti politici su base etnica, razziale o religiosa. Per noi l'attenzione ai diritti dei membri della nazione macedone che vivono altrove è un dovere sancito dall'art. 49 della Costituzione. Un apposito emendamento del 6 gennaio 1992 precisa comunque che la Repubblica di Macedonia non ha pretese territoriali nei confronti dei suoi vicini e non intende interferire nei loro affari interni. Georgievski Con le altre parti della Jugoslavia i rapporti intellettuali e artistici erano intensi e proficui. Io mi ci sono sentito bene fino al 1970. Poi è cominciato lo sbriciolamento. Ora non posso andare nella nuova federazione jugoslava perché significherebbe un appoggio morale alla politica serba. Oppure dovrei deprecarla apertamente, cosa che come ospite sarebbe scorretto, dunque non ci vado, nonostante gli inviti. La mia è stata invece una delle prime compagnie teatrali straniere a fare una tournée in Albania, nel 1991, con una nostra produzione del Cyrano di Bergerac, lì sconosciuto. Scoprivano l'America, fu commovente.

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