Dovid Fennorio. della fabbrica di abbigliamento "vivono" dinanzi ai nostri occhi nella loro fisicità ribelle che esplode nella scena di tarantolismo dove, con una precisa ritualità, l'oppressione del lavoro alla catena di montaggio si esplica attraverso il riso liberatorio e lo sberleffo nei confronti del padrone. Ancora più intrigante appare l'episodio della "discesa agli inferi" di Dave nel manicomio dove è rinchiuso Jean-Yves, vera prova del virtuosismo narrativo di Fennario che sembra richiamare la parabola dantesca in un universo alla Biade Runner, dove il Bar.Giuda è la novella locanda chauceriana per viandanti persi in un intrico esistenziale di svincoli autostradali. 5 ottobre, 1969 Sto scrivendo in fondo al magazzino durante la pausa per fumare. Migliaia di vestiti sugli attaccapanni fila per fila sistemati secondo il colore, la taglia e il modello pronti per essere spediti a varie ditte del Québec ed alcuni anche in Ontario lontano lassù verso Thetford Mines. Creazioni di Abbigliamento Ribold, Manifatturieri e Fornitori della Linea Semi-Esclusiva. Così la chiamano, semi-esclusiva e io sto lavorando qui da luglio tanto tempo fa, prima come imballatore e ora addetto alla spedizione. Bbrutto-abbrutito e palloso ma è un modo per tirare avanti, almeno credo. C'è Pat che lavora con me, Bruce, Butch e Terry tutti nella sala spedizioni qui al quinto piano del Palazzo Hermes con Rollie il giovane spedizionere sballato di erba e musica e le solite cose che succedono durante le lunghe ore di merda in questo posto. E sottolineo lunghe ore come dalle otto del mattino fino alle nove o CANADA/ FENNARIO 45 dieci di sera questa settimana per preparare le ordinazioni di natale arrivate dai grandi magazzini Simpson, Eaton e Bay. Ci danno lo straordinario dopo le sei, ma il Vecchio John ha ragione, i soldi spariscono tutti in tasse. Abbiamo detto a Rollie, o piuttosto io ho detto a Rollie da parte dei ragazzi che vogliamo tornare all'orario normale il prima possibile e lui mi ha detto che avrebbe parlato al capo. Chissà che vuol dire. Nel frattempo è solo un altro giovedì sera con il traffico dell'ora di punta che scorre sul Boulevard de Maisonneuve e porta la gente a casa sotto la pioggia mentre noi ci prepariamo a mangiare un'altra delle cene-da-portare-via della rosticceria di Ben. Mai con le patate fritte che sono sempre fredde quando ce le portano. Ho scritto "Aiuto, sono Prigioniero nella Fabbrica di Joseph Ribold" su di un foglietto rosa per le fatture e l'ho imbucato dalla finestra sul retro. 6. Liz ha il turno dalle undici alle sette ancora calda sotto le coperte mentre mi alzo e esco nel freddo, il primo freddo del mese con le pozzanghere scricchiolanti del ghiaccio di ottobre lungo i marciapiedi mi dirigo verso est lungo Saint Antoine verso Peel e su per la strada dentro l'edificio dell' Hermes al piano di sotto da Irving per una ciambella tostata con il burro di noccioline e due caffè da portare via. Il vecchio ebreo dell'"Abbigliamento Sportivo Montreal" al sesto piano dice, "Ehi Irving, le tue brioches sono fresche?" "Fresche? sicuro le ho appena sfornate stamattina, già". Timbro come al solito alle otto meno cinque, poi mi siedo sul tavolo d'imballaggio con Bruce e ci prendiamo il caffè quando il cicalino suona con le macchine da cucire che mitragliano ratatat dentro i pezzi lavorati a cottimo e il sibilo delle presse mentre Rollie si avvicina tutto annebbiato per la nottata e va bene ragazzi, dice, diamoci da fare. Ho lavorato tutta la mattina a preparare dei grossi ordini per Eaton che Bruce e Butch hanno impacchettato negli scatoloni grandi della ditta e poi ne ho fatti alcuni più piccoli, tre o quattro vestiti ciascuno a dei negozi di Sept-Iles, Shawinigan, e uno per Elia Khazoom a Grand-Mère. Pensa essere Elia'Khazoom a GrandMère. Pensa essere me che lavoro nella fabbrica di Ribold al salario minimo per orario massimo e guarda il Vecchio John, un uomo di cinquantaquattro anni e i capi lo chiamano ancora ragazzo. Ehi ragazzo, ma il Vecchio John non li fa gli straordinari perché ha la moglie malata e no, non lavora neanche i sabato mattina, come il resto del personale del reparto spedizioni. No signore e non voglio neanche pensare ai sabati. Giorno di paga, prendiamo le nostre buste alle quattro dall'ufficio, insieme alla notizia che stasera lavoreremo fino alle otto, forse le nove, forse le dieci, a seconda di quanto ci metteremo a finire gli ordini urgenti. Ho chiesto a Rollie se potevamo andarcene alle sei se avessimo finito gli ordini e uhm va beh, dice, penso di sì. Alle sei e mezzo tutti sudati ce la siamo squagliata in tempo per l'ultimo giro di birra Ora Lieta al Bistro in Mountain Street. Liz ci ha raggiunti e siamo andati a fare la spesa da Steinberg in Saint Catherine Street dopo aver preso una bottiglia di vino Vecchio Niagara al negozio di alcolici. Guardie armate vicino alla cassa con i fucili spianati per via dello sciopero della polizia e più tardi ho sentito due tipi nel Dunkin Donut che discutevano dei colpi che avrebbero fatto stanotte. Furti e vetrine spaccate in una città di due milioni di persone senza polizia e con la luna piena. "Beh c'è una cosa buona nell'essere al verde", dice Liz, "almeno non corriamo il rischio di essere rapinati". 7. Sette e mezzo della mattina ciondolando lungo Saint Antoine Street con Pat, Butch e Terry ancora rincoglioniti dal gran casino
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