38 CANADA/ CALLAGHAN Barry Callaghan POESIAEIRONIA DELBLUES a curadi ArmandoPajalich Pensando all'influsso del blues sulla poesia contemporanea, si tende a immaginare u~a certa struttura iterativa, largamente soporifera o per lo meno ripiegata ad accettare con dolore la realtà "bianca"; vengono a mente versetti biblici e culture meticce, oltre a parole e immagini chiave con accompagnamenti ovvi i, e precisi timbri vocali. [n realtà, il blues moderno fu rivolta, ricorse a un lessico fortemente slang, inventò innumerevoli strumenti, espresse una realtà dei ghetti (e non più, come era successo inizialmente, di fiumi e piantagioni), una religione stralunata e ribelle, a metà fra il gangsterismo, la truffa e la più entusiasta convinzione. Era il grande blues degli anni Cinquanta, che avrebbe figliato rock trasgressivo, dub, rap. Di questo blues urbano e "moderno" - ancorta vivo a Toronto grazie soprattutto a tanta giovani musicisti bianchi - è difficile trovare traccia nella poesia non nera. Dal Canada metropolitano (Toronto) viene un esempio magistrale: Barry Callaghan (nato nel 1937), figlio di uno dei grandi maestri della narrativa moderna canadese (il Morley Callaghan di radici irlandesi), Foto C. Morris/ SoboReo/ Contrasto. sembra avere provato un'altrettanto grande fascinazione per la madre (pure di origini irlandesi, ma, come Callaghan ama ricordare, di remote ascendenze galiziane e, quindi, una black irish dagli stupendi lineamenti scuri) che fin da bambino lo fece vivere fra cantanti e musicisti neri, non solo trascinandolo nei ghetti ad ascoltare la loro musica, ma invitando quelli (con perplesso disappunto del letterato padre) nella loro casa. Barry conobbe così i grandi personaggi storici, ma- forse per altre vie- si rese conto di prima persona anche di cosa fosse la grande mafia, la droga, il gangsterismo, il gioco d'azzardo (che ancora lo strega), oltre a infatuarsi da giovane per LeRoi Jones, Malcom X, le pantere nere. La prima delle poesie qui presentate andrebbe ascoltata: Barry Callaghan -ex giocatore di basket, fumatore di sigari, sangue russo-irlandese - assume voce roboante, da predicatore itinerante-quelli che per strada arringano folle annunciando catastrofi o apocalittiche sanzioni divine - e nel proseguo del testo scalda ancor di più il swing e iljivedel suo recitare; ci sono continui crescendo e diminuendo, e il fluire si interrompe per segnare momenti enfatici e pomposi di grande magniloquenza (anche ironica). [n particolare, quando appaiono forti rime (quasi sempre "interne" ai versi) dobbiamo sentire in crescendo la prima parola rimante e in diminuendo enfatico (forzatamente ripreso in caso di più parole rimanti), la sua compagna (o compagne), al modo in cui scandiscono i predicatori bianchi e neri americani per lanciare moniti e messaggi. E l'enfasi è spazio dove germoglia ironia. Hogg (maschera dell'intero libro) è personaggio ribaldo e scurrile: il suo ascoltare e interrompere Stuck va pensato come confronto fra "duri" e, in particolare, la voce di Stuck è da immaginarsi a metà fra quella del prete d'assalto e quella del gangester, roca ma gasata al massimo. Anziché pensare al Giuda nero Cari Anderson (eroe e narratore, nel 1973, del film tratto dal musical Jesus Christ Superstar, che ripropose il grandioso dramma di Giuda), le cui tonalità vanno dal cupo al finissimo, è meglio pensare al blues non vellutato di Muddy Waters, BuddyGuy, SonnyTerry, Otis Spann: chi credesse che in quel tipo di blues mancasse l'ironia provi a riascoltare i maestri di allora!
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