FofoG Giovannetti/ Effigie. sempre abitato nel corso del tempo da rivoltosi, ombrosi, presuntuosie riottosi anarchici,dagliApui semilupipiù pagani che cristiania GiovanniPascal,ex soldatodi venturapoi balivo ed editore eterodosso,dai cavatori di marmo libertari al fornaio emigratoin Egittopadre del protagonista,che si chiamaSaverio Pascale. Costui,apolide,vivenellacomunitàitalianadiAlessandriae conosce il desertoei suoiabitantiinunviaggio- magistralmente descritto- a dorsod'asina. Tra gli emigrativienericordatocon unacertarugginel'Ungaretti collegatoal fascismo,mapropriola lettura dei versi di quel poeta annodaa Saveriole sue budelladì tombeurdì turistee lo spinge a un complicatoviaggio in Italia. Non riesce ad arrivare alla Carlomagnodì cui gli ha parlato il padre,perchés' intromettelapoliziaaespellerlodalBelPaese,ma incontra brevemente, a un concerto di Vinicius de Moraes, Ungaretti, similea un ginno spiritellodel deserto, il qualegli dà un documento(una nota spese) relativoal rogo cinquecentesco, ad opera dell'Inquisizione, dì un suo possibile antenato, il già ricordatoereticoPascal. TornatoinEgitto,Saveriosi reca almonasterodi AbuMakar neldesertodiUadìNairun,vi leggelaBibbia tradottadaGiovanni Diodati e dialogacon il monaco coptoAzena. Riempitecosì le necessarie bisacce dì scrittura, si getta a rievocare la storia di Carlomagno,ma riesce a scriverne solo il primo capitolo - contenente una splendida variante della leggenda di Maria dì Magdala e della secchia di preziosissimosangue- e l'ultimo, con la morte dì Pascal. Poi Saverio per poco non annega nel tentativodì trovarel'antico porto sommersodi Alessandriae in ospedale, su invito del medico armenodottorModrian, batte a macchinalapropriastoriae i proprisogni,che inseguonosempre la vicenda di Carlomagno e Pascal. Non confortato infatti dal giudiziodi Azenasecondocui "nonè affattodetto che un buono scrittoredebbafareun grossolibro",Saveriovuol sapernedìpiù, raccoglierele ceneri dei roghi con cui si è voluta cancellarenei secolila tracciadeivinti,dei diversi,deibraccati,perchélaparola è speranza, guarigione, verbo divino, germoglio del vuoto e metamorfosidell'ossessione.L'ultima parte del libro, in buona misuracondottasceneggiandolanarrazioneoraledelprotagonista nel Diwan Nabil di Jskandariya, il locale in cui si riunisce la piccolacomunitàitalo-egiziana,nonostantecontinuia fargaladi una policroma ricchezza di fili narrativi, è basicamente una duplicestoriad'amore,quellaaoticadellagiovaoeSuaperPascal, tra le paludi sottoCarlomagnoe nelle terrepinerolesi riformate dovei duesifannostampatori,equellaattualedi SaverioeFatiha, militantepalestinesedivisatral' Olp,lamedicinaela storiografia. Ma aquestopuntoèdoverosouncertopudorechevietadirivelare oltre, anche se di striscio, 1' ordito di questo romanzo pieno di deviazioni,aggiunte, sorprese e nonpoche fulminee riflessioni sul suo stessofarsi. Dirò soloche la scommessacuiaccennavoall'iniziomi pare vinta. Non concordo,per una volta, con Goffredo Fofi, che ha definitoquestaricercamaggianianadelGraal"un'utopia lontana, consolatoria",biasimandolamalìadella scritturae delLibroche ne permeatantipassi.Non condividonemmenol'opinione di chi ha vistonelmitodell'eremo di balzanie indomitipersonaggiuna sortadìvillaggiodiAsterix,una letterariavolontàdì bozzolo.Qui la vitache si vivee che ci riguardasgorgada infinitefalle,è solo più filtratoe defilatolo sguardo,menoovvia1'inquadratura,più personalel'indagine,e seun invitocostantesene ricavaè semmai quelloa valicarei confini.Maggianinonsembraemetterenessun giudiziodefinitivosulrapportotrailsensodellavitae lapossibilità di dame conto attraverso la narrazione, ma va da sé che è dichiaratamente questa questione a muovere, smuovere e commuovere il suo protagonista (non saprei fino a che punto anche alter ego). RemoCeserani,commentandoquestoromànzo,hafinemente parlato di espressionismo linguistico (con la compresenza di sapori locali e raffinati calchi, vena favolistica,popolarismoe preziosità),additandocomeomologhi cartellonideicantimbanchi, le xilografie dei vecchi feuilleton, gli affreschi delle chiese medievali,i teatrinidìmarionette.Maggianiha semplicementeun suo stile, subito apprezzabilein alcune indimenticabilipagine, sicurecome languideprofezjeo argutefino ad accartocciarsida sé;inognicasosisbilanciasemprepiùverso il parlatoespressivo, tra privato e giostrabile, tra colloquiale e cantato: non è uno scrittore erudito che si diverte. E, accanto a prose sovente da fleboclisio caramellate,fa piacereil pigliosanguignoe asprigno dìMaggiani,chenop è un dottoda accademiciammicchi(anche se sadì cosaparla)enon è un giornalistache trascendela cronaca · in letteraturao memorie (anche se i suoi rari articoli sono assai pregevoli).Grazieal cielo, è uno scrittoree dì talento,uno che a scriverechissàcome c'è arrivato,ma chece l'ha dentrodavvero, uno che scrivecome camminae comeinciampa,come ragionae come-più spesso-sragiona, comesogna,siincazza,si sdegna o ama. È una speciecaparbia, speriamonon in via d'estinzione, ma comunquenon da proteggereperchése la caverà nonostante tutto, un pettirosso scontento, pateticamente temerario, irrinunciabilenel suo strampalatobatter d'ali in alto verso un impossibile, scosceso nido al riparo da padroni, confessori, predoni e rapaci vari, irrinunciabile anche e soprattutto per noialtri,più guardinghi,pettirossi-lettori.
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