concetto di opera, che possiamo così definire: un testo è, in una certa cultura, un'opera, se e solo se sussistono questi quattro requisiti: 1. il testo è sottoposto ari-uso all'interno della comunità data; 2. il 'dominio' del testo coincide in prima istanza con l'esperienzaacui esso stesso dà forma nella nostra lettura; 3. ciò che lo rende insostituibile, e ne motiva quindi la conservazione del!' identità, è anzitutto il riferimento al piano esemplificazionale (per esempio: la parola 'tavolo' denota i tavoli, ma un oggetto rosso esemplifica la proprietà di essere rosso); 4. l'asimmetria fra gli interlocutori si determina nella presenza di un pubblico in senso proprio, e nel principio di paternità che sancisce l'autore come responsabile del testo". (Asimmetria: cioè, non posso "rispondere" alla Bibbia con un altro libro sacro, a un romanzo con un romanzo, a una legge con un'altra legge). 2) "I giudizi di valore non possono assumere legittimamente la forma di asserzioni teoriche, o connettersi ad esse in modo logicamente cogente" (Epistemologia analitica e dialettica. Adorno, Popper). UNA SUBLIMEDISOCCUPATA TRALECARTEDIPAOLA/v\ASINO AlbertoSaibene Scrivendo da Parigi a Marta Abba, ai primi di gennaio del 1931, Luigi Pirandello racconta di una visita della "Signorin~ Paola Masi no, l'amica di Massimo Bontempelli" e prosegue: "E innamoratissima di Massimo, tanto che acosto d'una vera tragedia suscitata in casa sua e tuttora accesa, ha abbondonato i genitori, la casa, per vivere con lui, pur sapendo di non poterlo sposare. E non si può dire che non sia una bella ragazza e giovanissima: ha poco più di vent'anni, mentre Massimo ne ha già 52". Paola Masino e Massimo Bontempelli si erano conosciuti nel 1927 a Roma: lei, non ancora ventenne, proveniva da una famiglia della borghesia ministeriale romana e già annunciava un precoce talento letterario; lui aveva esattamente trent'anni di più, un matrimonio fallito alle spalle e la fama di romanziere e organizzatore di cultura tra i primi in Italia. È difficile separare la figura di Paola Masino da quella di Bontempelli perché la loro unione fu una delle più chiaccherate ma anche delle più resistenti e vitali della società letteraria italiana. Io, Massimo e gli altri. Autobiografiadi unafiglia del secolo (Rusconi, Lire 31.000) raccoglie materiali diversi: lettere, ricordi e pagine di diario che la curatrice Maria Vittoria Vittori ha "montato" seguendo un criteriocronologico. Lasceltadei materiali, anche se un po' ristretta, risulta interessante così come adeguato è l'apparato di note. Appare decisivo nella formazione della scrittrice il rapporto con i genitori, in particolare con il padre Enzo Alfredo già capogabinetto del ministro Abbiati, dotato di una buona cultura e autore di un romanzo Poco di buono (V allecchi, 1942), la storia di un BelAmi dell'Italia umbertina, che ottenne l'apprezzamento di lettori illustri come Carocci e Bassani. Il padre educa Paola e la sorella Valeria con grande libertà, incoraggandone i lati anticonformisti del carattere e dotandole di una cultura laica ed aperta. In breve Paola diventa una "figlia del secolo", porta i capelli alla maschietta, fuma e dimostra una irrequietezza che facilmente la fanno emergere nell'ambiente cultural-mondano deJlaRomadi fine anni Venti. La simpatia e l'ammirazione da cui è circondata si dissolvono quando diviene la compagna di Bontempelli. Nell'Italia fascista e neoconcordataria non c'é spazio per la coppia "irregolare", nonostante gli antichi rapporti tra Mussolini e Bontempelli. Di qui la decisione di trasferirsi a Parigi, allora meta d'obbligo di artisti e letterati italiani, sotto l'ala protettrice di Benjamin Crémieux, l'italianista della Nouvelle RevueFrançaise. Attorno al 1930 vivono nella capitale francese o vi compiono lunghi soggiorni De Pisis, De Chirico e Savinio, Palazzeschi, Cornisso, Barilli, Antonio Baldini, Ungaretti, Fausto Pirandello, Campigli e Severini e altri artisti e scrittori che formano una colonia italiana stimolante e pettegola. La coppia conduce una vita bohémienne e fuori dalle regole: sono, nel ricordo, gli anni più belli in cui il sodalizio è totale. A dissipare il sospetto che Paola sia soltanto una Zelda Fitzgerald italiana, la stravagante compagna di uno scrittore illustre, viene in soccorso la produzione letteraria che a partire dai primi anni Trenta diviene regolare: sono del 1931 Montefgnoso, il romanzo dalle atmosfere gotiche e fantastiche con il tema della maternità rifiutata al centro, ei racconti Decadenzadellamorte; la sottile crudeltà che pervade la storia della banda di ragazzini di Periferia è del 1933 (vengono in mente alcuni racconti di Susanna Tamaro). I lavori della Masino sono accolti con molta curiosità e hanno l'approvazione di Borgese, un viatico allora importante. I due ritornano in Italia dove sfidano la pubblica ostilità, ma le relazioni di Bontempelli e la buona amicizia con Pirandello, che con gli anni si intensifica fino ad accompagnarlo in un viaggio in Sud America, permettono alla coppia di mescolarsi alla piccola società letteraria di cui Ugo Ojetti era il gran cerimoniere e Bottai il protettore politico. Pur avendo spesso crisi di rigetto la Masino partecipa ai riti inutili di questa società: concerti, premi letterari, lunghe villeggiature presso amici abbienti, il festival di cinema e la Biennale di Venezia, tutti permeati da un senso di noia e di ristrettezza. Ma qualcosa si spezza quando muore Pirandello, a cui i due si erano tanto legati negli ultimi anni, nel dicembre del 1936.Non presenti al momento del decesso, sono presi da rimorso e Pirandello ritorna in sogno a Paola, nelle pagine più belle di questa raccolta, annunciandole che, pur tra i morti, egli è vivo e la invita a raggiungerlo. Sono pagine in cui si può tentare di individuare, alla luce della produzione degli anni Trenta, le ascendenze letterarie della scrittrice: innanzitutto lo stesso Pirandello, poi la tradizione surrealista (Bontempelli, Savinio), l'Italia magica antologizzata da Contini. D'accordo con Mauro Bersani si può sintetizzare che "il suo obiettivo è coniugare una narrativa ai limiti dell'avanguardia con la tradizione del grande teatro tragico". O che, come ha scritto Cesare Garboli," il surrealismo di questa scrittrice si esercita intorno a situazioni domestiche e familiari, stravolge gli aspetti del quotidiano, come una strada comune che a un tratto, svoltato l'angolo, ci presenti in piena campagna un giardino di statue o una fabbrica lunare". In effetti scrittura e situazioni di romanzi e racconti della Masino richiamano alla mente molta pittura coeva (un po' alla rinfusa De Chirico, Savinio, Fausto.Pirandello, Funi, Sironi). Prosegue Garboli affermando che "spesso laMasino si compiace di alterare
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