Linea d'ombra - anno XIII - n. 108 - ottobre 1995

zionalismo, qual è la condizione dello scrittore? Anzitutto mi permetta di non credere a quello che dice Evtusenko: sono anni che non mi fido, e lo ritengo un cattivo scrittore. Anche un cattivo poeta? Alcune versi che ha scritto restano, e bisogna dargliene merito. Ma questa sua ... poligrafia mi dà fastidio. E poi è uno scrittore di congiuntura, lo è sempre stato, e non glielo perdono. Esistono anche in Italia, ma inRussia essere uno scrittore congiunturale è terrificante. Comunque, non conosco il suo Bakin, dubito che sia bravo. Qual è la condizione dello scrittore? Sono cani sciolti, non esistono. Non esiste più l'editoria. Lei pensi che sono passati attraverso un regime severissimo, di corporazioni. Prima, essere membro dell'Unione scrittori consentiva di fruire di certi privilegi, dopo aver prostituito l'anima, ovvero accettato tutta una serie di compromessi. Ed era uno status, che non veniva riconosciuto per esempio qui, non aveva corrispondenze con quello che accade in Italia e in Occidente. Adesso quella nostra sublime favola per cui "in Russia il popolo legge" è finita. Manco per niente. In Russia il popolo leggeva perché non aveva nient'altro da fare. Dategli laTv, dategli i modelli terribili occidentali, i telequiz, le prostitute, le discoteche, e non leggono più. Non gliene frega più niente. Era un nostro stupido sogno. Il problema è che le case editrici non hanno più carta, non hanno quattrini. Per pubblicare i libri seri di filologia, di critica letteraria cercano sempre lo sponsor. Lo chiedono a me, che sono la persona più povera del mondo: "Vuoi fare lo sponsor?". Ma di che cosa? Gli è entrata in mente questa parola e la usano per qualsiasi attività letteraria. Quindi, i libri straordinari, parlo di letteratura ottocentesca, non possono uscire perché non ci sono soldi. Le case editrici, FotoJuri j Kozyrev/ KatzPictures/Contrasto SU PUSKIN/ VITALE 19 che sorgono come funghi, preferiscono pubblicare romanzoni, gialli, tipo telenovelas occidentali. Uno, per Via col vento 2, ha investito miliardi e ha perso tutto: non l'ha letto nessuno. Naturalmente, l'intellighenzia legge, scrive, pensa, e ragiona. Ma quando non scende a compromessi, è un'intellighenzia povera. Ieri si pubblicava, perché c'era un pubblico: oggi s'è scoperto che quel pubblico era quasi costretto alla lettura. E gli scrittori soffrono di questa specie di mal di mare, di questa nausea generalizzata, non sanno più che cosa sono. E allora tentano di fare il verso all'Occidente. La condizione del letterato? Se sono studiosi: professori, intellettuali, le ripeto, che non vendono l'anima, i figli, le sorelle, i quadri, i libri, fanno la fame. In qualche modo funziona il metodo Fullbraight: tentiamo, tentano gli Atenei americani di accaparrarseli, di catturarli, ed è giusto che sia così. Il loro miraggio è di essere invitati da unaUniversità estera, per mettere da parte dei soldi e dopo poterli spendere: è terrificante, se ci riflette. Parlo di una realtà che non vedo e non voglio vedere: ma per quello che mi arriva, gli scrittori sono ali' arrembaggio. Ma è un assalto sterile: il pubblico si è disabituato, anche perché comperare un libro comincia a diventare una spesa. In una società così bruscamente divisa in poverissimi e mafiosi non è facile che ci sia una classe di mezzo e di raccordo: anche chi vuole acquistare libri, non ha più quattrini, oppure, se li ha, non ha tempo per leggere, perché svolge attività che hanno a che vedere molto di più con i mitra, con la droga, con il denaro riciclato. Non vive con un senso di colpa, questo rifiuto di osservare con i suoi occhi e di testimoniare la realtà? Assolutamente no. Mi riservo il diritto di non guardare. Ho affrontato ben più tragici orrori, nella Russia brezneviana: mi son fatta le mie carceri, le mie lotte con il Kgb. Quando io urlavo che era

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==