Linea d'ombra - anno XIII - n. 108 - ottobre 1995

grande fortuna tra i socialisti che affidarono una parte considerevole della propria propaganda agli opuscoli politici tolstoiani; s'incuneò nel pacifismo e nell'antimilitarismo (comune a diverse tendenze politiche del movimento democratico e operaio) facendo spostare sul suo fronte del le importanti resistenze rei igiose alla guerra; riuscì a provocare condanne dell'autorità ecclesiastica e a far infliggere punizioni esemplari a protagonisti del riformismo cattolico; fu ispiratore di una breve ma intensa tendenza anarco-cristiana e fu causa di dure lotte ideologiche ali' interno delle associazioni libertarie. Molti gruppi politici - di origini e finalità assai diverse - si applicarono alla diffusione degli scritti di Tolstoj che contenevano le pagine più severe mai scritte sul moderno militarismo e sugli orrori della guerra. Ma, superata la fase dell'interesse generico, il materiale etico-religioso che lo scrittore metteva a disposizione della politica entrò in conflitto con le idee più profonde di coloro che volevano fruirne. C'era chi incorporava nel suo programma la produzione letteraria pacifista e antimilitarista, ma voleva fare la rivoluzione della classe operaia armi in pugno e quindi rifiutava la teoria della resistenza passiva; chi non rinunciava all'idea del socialismo come esigenza morale invece che economico-sociale, ma voleva portare il proletariato al potere tramite la lotta parlamentare e quindi rigettava la motivazione anarco-cristiana; chi sceglieva come modello di vita personale l'evangelismo, ma voleva riformare (invece che abbattere nella coscienza) le istituzioni della fede nella convinzione che avessero ancora una missione storica da svolgere e quindi limitava la portata della lotta anticlericale4. L'importanza storica del discorso di Tolstoj può essere dunque compresa partendo dai risultati che ha procurato la sua ribellione morale ali' autorità della chiesa e al potere dello stato. Se guardiamo agli effetti di circolazione dei suoi proclami contro la guerra, il "passivo" Tolstoj può essere addirittura considerato "uomo d' azione", per il fatto di essere riuscito a influenzare e anche a modificare il modo di pensare di un'intera generazione. Nel momento in cui predicava il rifiuto di prestare servizio nell'esercito e ricordava il divieto evangelico di uccidere (un imperativo morale che gli stati insieme alle chiese hanno fatto dimenticare ai loro sudditi cristiani), egli criticava la disciplina militare che - per come concepisce l'obbedienza - priva gli uomini dell'uso della ragione. In altri termini: attraverso la denuncia del militarismo (violazione permanente del!' etica cristiana e modello di funzionamento di una società che non riconosce i bisogni della libertà di pensiero) egli condannava senza appello il dispotismo. Legava quindi indissolubilmente insieme - nel cuore e nella mente di coloro che lo ascoltavano - la lotta religiosa con la lotta politica. Note I) Sono numerose le traduzioni di scritti politico-religiosi di Tolstoj disponibili in lingua italiana. Si vedano in particolare: /I vangelo, Urbino, Quattroventi, 1983; /I regno di Dio è in voi, Trento-Genova, PubliprintManca, 1988; Perché la gente si droga? E altri saggi su società, politica, religione, Milano, Mondadori, 1988; La mia fede, Milano, Mondadori, 1988; Della vita, Milano,Mondadori, 1991; Pensieriperqgnigiomo, San Domenico di Fiesole, Cultura della pace, 1995. 2) Per una introduzione al sistema etico-religioso tolstoiano vedi P. C. Bori, Tolstoj. Oltre la letteratura (1875-1910), S. Domenico di Fiesole, Cultura della pace, 199 l; Id., L'altro Tolstoj. Lev Tolstoj interprete delle tradizioni religiose, Bologna, Il Mulino, 1995. 3) L. Tolstoj, Le confessioni, Milano, Rizzoli, 1980. 4) A. Saiomoni, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia (18861910), Firenze, Olschki, 1996(in corso di stampa). SU PUSKIN/ VITALE 17 Serena Vitale ILDIRITTODI NON GUARDARE IncontroconLuigi Vaccari Serena Vitale è nata a Brindisi, "sono pugliese e me ne vanto; l'anno non glielo dico", vive a Milano, "con tre gatti", è professore ordinariadi Lingua e letteraturarussa all'Università di Pavia. Ha da poco pubblicato, conAdelphi, Il bottone di Puskin, recentementepremiatocon il Viareggio: "Uno strepitoso thriller storico, sociale e psicologico", lo ha definito Ruggero Guarini: "un poliziesco in cui (come annuncia perfettamente la bandelladel volume)la vittimasullacuimortesi indaga è la verità,il luogo dell'azione i salotti pietroburghesi, il tempo quello eterno della lotta tra volgaritàedeleganza,l'assassino forseilCaso, l'indizio decisivo-chissà - un bottone perduto". Dove ha svolto le indagini per fare luce sulla diabolica rete di fatali e oscure circostanze che condussero al duello alla pistola in cui Puskin cadde colpito a morte sulla neve, il 27 gennaio I 837, a trentasette anni? Sono state particolarmente faticose? Ho compiuto un viaggio dentro archivi e biblioteche, diari e lettere, e la ricostruzione è durata sette anni. I primi li ho passati a rintracciare e digerire la letteratura russa sull'argomento, e quindi a tentare di prendere le distanze. Tutto mi portava a un complotto: a causa di questa continua dietrologia dei sovietici, questa incapacità di rassegnarsi alla banalità. E alla verità? La verità può essere banale e anche sublim'e. Anzi: forse, più è banale e più è sublime. Un giorno mi sono proprio arrabbiata, mi sono detta che era ora che lavorassi da sola. E così ho cominciato. Una lettera rimandava a un altro personaggio: allora sono andata a cercare questo personaggio. Sono un'esperta ormai del Gotha mondiale: posso rispondere anche a un telequiz ( sorride) perché ho dovuto ricomporre le parentele di vecchi casati spenti. In Russia? No: in tutta Europa, questa è stata la cosa meravigliosa. Quanti anni ha viaggiato? Cinque. Ho scoperto che in Europa centrale, occidentale - questo famigerato Occidente, a cui i russi guardano come a una specie di Eldorado, prima era sentina di ogni orrore, adesso è fortemente desiderato- c'è in realtà tanto materiale sulla Russia, perché Pietroburgo era vicinissima a noi. Quella cultura era europea, perché la Russia è Europa, e loro peccavano inutilmente di sciovinismo. C'è materiale negli archivi pubblici, dove è stato consegnato, oppure negli archivi della nobiltà che si annida nel cuore dell'Europa, nei luoghi più incredibili. Dunque: prendi il treno, e vai. E ha speso, mi diceva, quaranta milioni, oltre il telefono? Sì. (sorride) Bisogna scavare. Gli archivi diplomatici sono una fonte. Io non sono una storica: lo sono diventata. Anche lì: la

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