Gunther Anders ESSERE O NON ESSERE DIARIO DI HIROSHIMA E NAGASAKI A cinquant'anni dalla bomba atomica una riflessione di drammatica attualità. Il 6 agosto 1945 è cominciata una nuova era: in qualunque momento, ora, l'uomo può trasformare l'intero pianeta in un'altra Hiroshima. I doveri morali nell'era atomica. pp.256, Lire 15.000 Paolo Bertinetti DALL'INDIA Un panorama pressoché completo di una produzione letteraria di straordinario interesse, il romanzo indo-inglese e della diaspora indiana. Un profilo della letteratura indiana in inglese attraverso i romanzi e gli autori apparsi in traduzione italiana pp.168, Lire 15.000 Norberto Bobbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del rpale. pp. 224, Lire 15.000 Bianca Guidetti Serra STORIE DI GIUSTIZIA, INGIUSTIZIA E GALERA Cinque casi esemplari che hanno segnato nell'arco di mezzo secolo la memoria e l'identità dell'autrice: testimonianza dell'impegno politico e sociale di una famosa penalista democratica. pp. 160, Lire 15.000 Cees Nooteboom COME SI DIVENTA EUROPEI? Un grande scrittore si interroga sull'identità e il futuro del vecchio continente in un vivace intreccio di analisi storico-culturali, narrazione autobiografica e ironica riflessione sul nostro presente. pp. 112, Lire 15.000 Amitav Ghosh DANZANDO IN CAMBOGIA L'indagine di uno scrittore indiano su Pol Pote sul suo ambiente, i suoi familiari, i suoi maestri e seguaci. Non una guerra civile, ma una guerra contro la storia. A cura di Anna Nadotti pp. 80, Lire 12.000 ca delle classi nella gestione del potere, le teorie dei movimenti sociali. Al programma di trasformazione economica e sociale perseguito da anarchici e socialisti, Tolstoj contrapponeva un proprio ideale di riforma etica individuale. Alla rivoluzione violenta degli anarchici o alle riforme imposte dai socialisti alle istituzioni politiche ed economiche come mezzo per la costruzione di una nuova società, egli rispondeva parlando di fondazione di un'etica collettiva in quanto somma delle morali dei singoli individui che osservano, alla lettera, il dettato evangelico. Il fattore morale del progresso verso il regno della ragione era a suo avviso molto più impo1tantedel fattore economico verso il regno del benessere. Non si sarebbe mai potuta dare una "società ideale" senza aver formato gli individui adatti per viverla. E formare degl'individui per il futuro vuol dire fissarli eticamente al suolo del tempo presente, perché occorre vivere secondo le proprie idee anche prima che la società perfetta possa essere realizzata. Tolstoj può essere propriamente definito un pensatore "anarchico cristiano". Era "anarchico", perché negava per intero il più elementare sistema politico sul quale si fonda la società umana (lo stato, le leggi, le milizie). Era "cristiano", perché accettava come codice morale il vangelo, che rende inutile l'esistenza di un governo esterno alla coscienza. Questa simbiosi di anarchismo e cristianesimo sconcertò per lungo tempo l'Occidente e soprattutto gli ambienti rivoluzionari. Era difficile pensare di vivere un "anarchismo cristiano" o un "cristianesimo anarchico". Non deve dunque destare meraviglia che molti cristiani progressisti - anche se partecipi con piena consapevolezza della secolarizzazione - fossero scandalizzati dall'esistenza di un cristianesimo libertario e comunista; che respingessero l'uso del sintagma "libero pensiero" in materia di fede; che non riuscissero ad accettare, nemmeno come ipotesi, l'idea che un "ateo" potesse definirsi "cristiano". Era difficile immaginarsi un credente che (rimanendo tale) s'appropriava la terminologia di una filosofia che aveva denunciato la religione come "oppio dei popoli". Così com'era difficile figurarsi un noncredente il quale (senza rinunciare al suo statuto) dichiarava di non essere capace di pensarsi al di fuori della struttura religiosa che aveva modellato la cultura europea. Ma ancora più difficile era capire che l'uno e l'altro volevano vivere insieme in una comunità regolata dall'etica del vangelo. Sul versante opposto, del resto, molti anarchici non riuscivano a comprendere la modernità della riduzione del cristianesimo al puro messaggio evangelico e accusarono Tolstoj di misticismo. Non si rendevano infatti conto del significato che avevano la fuoriuscita dei credenti dalle strutture confessionali e la ribellione alle autorità ecclesiastiche in nome del puro cristianesimo. Solo in anni recenti alcuni studiosi, più interessati alla comprensione storica delle contraddizioni che alla loro denuncia, hanno tentato di cogliere il virtuale legame tra anarchismo e cristianesimo. E se l'hanno fatto con relativa facilità è stato perché il processo di separazione del "cristianesimo" dalla "religione" è diventato parte integrante della modernità. A molti infatti la secolarizzazione delle fedi (fino all'estremo limite della loro perdita) ha restituito il messaggio evangelico nella sua manifestazione più semplice: una regola per l'esistenza terrena. Il Cristo di Tolstoj è dunque un "maestro" di vita e non un "dio" incarnato; la suadottrina è la ragione stessa nella forma del messaggio evangelico. Un pensiero critico Il "tolstoismo", per come era strutturato, riuscì a penetrare negli ambienti più diversi. Esso servì come esponente maggiore di un'eterogenea corrente di reazione all'arte per l'arte e di una conseguente domanda d'impegno sociale dello scrittore; godette di
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