14 SUTOLSTOJ/SALOMON! società. Anzi. L'intero ordinamento statale è tenuto in piedi dagli eserciti che si dice siano destinati alla difesa dal nemico esterno, ma che in realtà servono solo a perpetuare la schiavitù dei popoli. Tutte le istituzioni sono state fondate con la forza e non hanno altro effetto che quello di mantenere "l'ordine della guerra". Per mettersi in accordo morale con il cristianesimo, gli uomini devono invece instaurare !'"ordine della pace". Se ogni cittadino, in ogni paese, si fosse sottratto al servizio militare, se ogni individuo si fosse rifiutato di fabbricare, vendere e maneggiare le armi, se ogni persona avesse riconosciuto il carattere sacro della vita, le catene che tenevano legata la società moderna - concludeva lo scrittore russo - sarebbero cadute immediatamente. Il tolstòismo in Russia Quali sono i principali dispositivi del discorso razionalista tolstoiano in materia di religione? JI primo è quello esegetico: rileggere il messaggio evangelico contro l'interpretazione imposta dalla tradizione ecclesiastica, responsabile di aver piegato il senso della sacra scrittura per fare del cristianesimo una religione di stato. Il secondo è quello antropologico: attribuire alla vita fondata sull'osservanza dei precetti di Gesù un significato indipendente dall'esistenza di dio e chiedere al cristianesimo di essere un bene presente, visibile e tangibile. Il terzo è quello estetico: restituire al sentimento un ruolo fondamentale nell'economia spirituale e ridare al cuore (sede della sapienza) il primato sull'intelletto. In Russia questo insegnamento ebbe una forte influenza sia tra i ceti intellettuali che tra quelli popolari, tanto da far esclamare un giorno al procuratore generale del sinodo della chiesa ortodossa che l'entusiasmo per Tolstoj aveva assunto il carattere di una "demenza epidemica". Le autorità civili ed ecclesiastiche si trovarono così costrette ad avviare un'intesa campagna antitolstoiana che fu attivamente perseguita attraverso l'attività pastorale del clero e la polemica giornalistica sui maggiori organi di stampa. La propaganda contro Tolstoj ebbe come maggiore risultato quello di rendere più rigida la censura nei confronti di teorie che-si diceva-minavano alla base il potere politico e religioso. Una circolare del ministero degli affari interni, diramata il 20 agosto 1887, dispose che gli organi di controllo delle pubblicazioni non autorizzassero l'impressione e la circolazione di alcuno scritto di Tolstoj senza un giudizio preliminare da parte del comitato centrale per la stampa. Nel 1893, questo comitato inviava ai censori un elenco di opere proibite che includeva già 19 titoli. Ma non solo venne formalmente proibita l'edizione delle opere politico-religiose dello scrittore (che però circolarono come opuscoli clandestini oppure, presso le classi colte, in traduzioni francesi e tedesche). Fu anche imposto il controllo di stato su ogni informazione favorevole al movimento, mentre la stampa intransigente intensificava gli attacchi contro i seguaci, sottoposti a numerose restrizioni della libertà e spesso obbligati alla deportazione o all'esilio. La campagna antitolstoiana, che s'inseriva nel quadro della lotta contro tutte le forme di dissenso inmateria di fede, fu particolarmente intensa negli anni Novanta. La chiesa di stato non si limitò tuttavia alla fase preventiva e repressiva, né si esaurì nell'azione polemica per mezzo degli organi d'informazione. Iniziò a concepire nella sua mente un nuovo raggruppamento settario da aggiungere alle diverse componenti dell'opposizione religiosa: il "tolstoismo". Secondo la classificazione in vigore negli studi ortodossi, la dottrina di Tolstoj apparteneva al sistema delle cosiddette "sette razionalistiche". Ma se ne distingueva perché distruggeva tutti i fondamenti della fede. Essa infatti metteva in discussione la teologia del cristianesimo storico dissolvendo il presupposto trinitario che l'aveva fondata e articolata. Ciò significa che rifiutava d'accettare l'incarnazione di dio nel corpo di un messia e di riconoscere dio in colui che aveva predicato il vangelo. Quando poi parlava di dio procedeva senza esitazioni verso una strada che conduceva al disconoscimento dell'esistenza di una "persona" e di un'intelligenza creatrice. Il 22 febbraio 1901, Tolstoj venne scomunicato per le sue opinioni non conformiste. Il provvedimento faceva seguito all'enorme successo nazionale ed internazionale di Resurrezione (1899), un romanzo fortemente polemico nei confronti del cristianesimo di stato oltre che della gerarchia ecclesiastica e delle forme di culto ortodosse. La scomunica venne a coincidere con agitazioni studentesche di vaste proporzioni che - prodottesi per ragioni differenti - presero rapidamente l'aspetto di un vero e proprio movimento di sostegno allo scrittore, trovando anche l'appoggio operaio. Due giorni dopo la pubblicazione del decreto una grande manifestazione si svolse nelle strade di Mosca: Tolstoj, in mezzo alla folla, venne riconosciuto, circondato e acclamato. La scomunica agì dunque da detonatore sull'opinione pubblica e produsse delle importanti manifestazioni d'opposizione all'autocrazia. La protesta politica, penetrando rapidamente in circoli sempre più larghi, dimostrò tutto il potenziale eversivo della propaganda tolstoiana. Il prestigio internazionale Anche in Occidente Tolstoj richiamò su di sé grande interesse. Come si è detto, ciò avvenne soprattutto apartire dal momento incui abbandonò la letteratura. Convertito, o meglio "ritornato", alle dottrine evangeliche senza la mediazione del cristianesimo storico e modellata la propria vita sul lavoro manuale, egli s'impegnò nell'apostolato e nella carità, nel doppio senso di volontà di ristabilimento della giustizia in terra e volontà di condivisione dei beni. Nell'assumere questo compito, da svolgere tutto al di fuori delle istituzioni religiose e statali, fece un uso straordinariamente potente del proprio prestigio di scrittore, stabilendo i primi tratti di una figura d'intellettuale che prenderà il nome di "impegnato". Vale a dire: che si fa carico di una decisa posizione morale davanti ai poteri costituiti e di una precisa responsabilità storica davanti ai problemi politici e sociali (ivi compresi quelli religiosi) del proprio tempo. Il passaggio dal romanzo al libro di denuncia e riflessione provocò un certo disorientamento, e anche qualche rigetto, in molti che già avevano esaltato !'rute del narratore. Chi aveva apprezzato l'estetica di Guerra e pace e Anna Karenina non poteva facilmente accettare la sostanza della Confessione(] 879-1880): un'opera in cui Tolstoj spiegava l'origine e il progresso della sua "conversione" dall'immoralità nobiliare alla moraleevangelica3. Eppure un'intera cultura, profondamente impregnata d'idee antireligiose e di scienza positiva, si trovò a discutere le dottrine di riforma religiosa e di rinnovamento morale di Lev Tolstoj; a leggere con crescente stupore scritti di "utopia" politica che, tradotti ovunque, erano stampati in centinaia di migliaia di copie e diffusi tra tutte le classi sociali; a seguire con passione ogni genere d'informazione sul genere di vita adottato dall'aristocratico russo nella sua tenuta di Jasnaja Poljana. Dopo la "conversione" lo sc1ittoreera giunto ad una particolare forma di nichilismo che può essere definito evangelico perché, da un lato, consentiva di accettare un insieme di precetti moralmente eversivi (rispetto agli imperativi legali) anche senza aver fede in un dio personale; dall'altro perché era informato alla negazione cristiana di ogni governo, organizzazione politica, legge dello stato e della chiesa, amministrazione della giustizia, ma soprattutto era fondato sull'assoluta inconciliabilità tra il messaggio neotestamentario e la pratica della guerra. Per molti lettori occidentali questa religione era un retaggio
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