Linea d'ombra - anno XIII - n. 108 - ottobre 1995

Svetlana Alpers Rappresentare la realtà e ai pittori olandesi che sulle colonne delle chiese che affrescavano disegnavano il loro punto di vista e alla profonda differenza rispetto al rinascimento italiano o, nello stesso ambito culturale, a Rembrandt e alla sua bottega. Si rifletta anche sulle osservazioni di Furio Colombo sulla differenza tra la fotografia, che, per la sua stessa staticità, unicità o selezione, discontinuità, differimento temporale, dichiara un punto di vista, un codice, la necessità di una informazione ulteriore, e la televisione che, per sua stessa natura, la continuità, la contemporaneità, la presenza in casa, si pone come più vera del vero, come l'occhio di dio o l'angelo registratore proposto da qualche metodologo delle scienze sociali come espediente metodologico. È vero che la fotografia può mentire. Abbiamo letto che alcune delle foto emblematiche della nostra adolescenza (viste per la prima volta nell'adolescenza) come il miliziano colpito della guerra di Spagna di RobertCapa, o i soldati russi e le bandiere rosse sulla porta di Brandeburgo, o l'alzabandiera dei marines alwo Jima, erano dei falsi, nel senso che non ritraevano un vero caduto, o il vero arrivo dei russi o il vero alzabandiera ma una replica o una finzione organizzata dal fotografo, che erano quadri, in sostanza non istantanee. Ma il trucco stava nell'informazione esplicativa. Tutti sanno che una fotografia è illegibile come documento se non è corredata da una data, da un luogo, dalla descrizione di circostanze. Altrimenti si è affidati a criteri stilistici e indiziari come nella lettura di un dipinto. Con la televisione, che sembra più vera del vero, si pensa di non aver bisogno di un commento. Anche se la televisione italiana pubblica e privata trascura abitualmente di distinguere tra riprese contemporanee e di repertorio, tra scene pertinenti e accostamenti discrezionali. Anche solo il rispetto della pertinenza e l'obbligo di scrivere la data, il luogo, la provenienza sulle immagini in movimento potrebbero aiutare una lettura consapevole. Così com'è adesso l'immagiFINESECOLO/ CIAFALONI 9 l ~; 1 \ .) l ne presunta documentaria è peggio di un docudrama, di cui almeno si dicono gli attori, chiarendo che si tratta di una rappresentazione, o di un videoclip, il cui codice deformante e accelerato si preseenta da sè. Le immagini diventano la illustrazione di uno stato d'animo che si vuole produrre nello spettatore. I morti sventrati per generare orrore, i bambini affamati per generare pietà, i violenti che aggrediscono per generare odio. Che poi gli sventrati siano stati sventrati vivi o morti (come nel caso, ricordato da Colombo, della rivolta in Romania), che i morti siano di quella occasione lì o di un'altra, diventa secondario. È possibile che ci sia un rischio intrinseco di minor distanza critica nella comunicazione visiva o audiovisiva (cara, non per nulla, ai demagoghi, anche storici, da Cola di Rienzo in giù). Non resta che difendere lo spettatore, come lo si difende mettendo il peso e gli ingredienti e il prezzo sulle confezioni dei prodotti in scatola. 4. Troppi giovani giornalisti, anche bravi, sembrano aver accettato la spettacolarizzazione dell'informazione come una ineludibile necessità di sistema. È una nuova forma della comunicazione; non ci si può fare nulla. Come non si può fare nulla sulla necessità di non lasciare buchi, di costruire le interviste che non sono state concesse, di riferire i commenti ai commenti ad altri commenti. O di classificare i commenti con una qualche criterio, per gruppi, per credo politico, illudendo il lettore di avere un quadro mentre gli si dà solo l'appiatti mento di tutto, classificando, come se fossero omogenee·le opinioni dei massimi esperti di un settore, autori di studi, con anni di esperienza e riscontri fattuali e quelle dell'ultimo passante. Chi entra nella scatola sonora viene fatto parlare e classificato. Credo che questo modo di procedere, nato, temo, all'Espresso, abbia alterato il modo della discussione. Ci sono studenti alle soglie della laurea che rispondono ad ogni contestatione fattuale di docenti

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