8 FINESECOLO/CIAFALONI lavoro, di mezzi, e non alla sola bizzarria dello spirito del tempo. Il libro di de Sola Pool (Tecnologie di libertà) affronta anche le nuove tecnologie, viste più come una potenzialità che come un pericolo, come ben si capisce dal titolo, dal punto di vista della difesa della libertà di parola. Vengono ben descritti i rischi di prevaricazione, di violazione della riservatezza, di offesa al buon nome, ai principi, alle fedi, tutti accresciuti dalla potenza della tecnologia e dal peso economico delle grandi aziende che dominano il mercato. Si tratta però, come sempre, di trovare il giusto equilibrio tra due diritti, quello di parola e quello del rispetto della sfera individuale, sempre potenzialmente in conflitto. La soluzione sta nello scegliere la strada adeguata. Naturalmente quelli che scelgono sono soggetti forti: laCorte suprema, igiudici, le giurie dei processi importanti che fanno'giurisprudenza. Ma lo fanno nel quadro dell'opinione pubblica, cambiando, anche pericolosamente, punto di equilibrio, ma sempre, finché la democrazia regge, in maniera abbastanza controllata. Il libro di Furio Colombo (Ultime notizie sul giornalismo) è quello che affronta più direttamente e più profondamente i problemi di una possibile deriva antidemocratica e manipolatoria dei media. Può sembrare strano che un giornalista e scrittore di successo, che non ha avuto simpatie estreme, sia oggi il più preoccupato, senza esagerare, di possibili involuzioni. Ma la conoscenza dall'interno aiuta molto a vedere le vere e proprie truffe che si si realizzano attraverso il meccanismo del rilancio di notizie incontrollate di fonte presunta oggettiva, o scientifica, o ufficiale (e qui siamo esattamente in accordo con la tesi di Papuzzi). In particolare è perfettamente vero che la notizia di fonte scientifica, se presa come la risposta di un oracolo e non come un'affermazione vera perché falsificabile, controllabile, limitata e con un margine di errore, è la più pericolosa. Ci sono eccezioni naturalmente; e Furio Colombo fa benissimo a citare l'inserto scientifico della "Stampa", che in Italia sembra veramente tra lepiù controllate, fuori dall'ambito delle poche riviste quasi specialistiche. Alcuni casi sono noti anche da altre fonti: quello di The Beli Curve, in cui si sostiene la determinazione genetica del quoziente di intelligenza sulla base di fonti stroncate in sede specialistica e pubblicate su organi di stampa marcatamente razzisti, almeno ali' origine come il "Mankind Quarterly", è noto per la stroncatura sulla "New York Review of Books", debitamente citata. Altri sono ignoti. L'effetto complessivo è certo impressionante, soprattutto per la enormità dei rimedi necessari per raggiungere un nuovo equilibrio, quando si intravedono dei rimedi. Può sembrare ecessivo, almeno a chi, come me, non percepisca ancora la pressione delle autostrade elettroniche, o dell'uso di schermi giganti, o delle possibili convergenze monopolistiche e dell'uso politico manipolatorio che se ne può fare. Ma certo Furio Colombo non è proprio solo se l 'Economist esprime preoccupazioni analoghe nel numero del 17-23 giugno, col titolo di copertina The future of democracy. Il grande fratello può arrivare davvero, anche se non nella miseria, come pensava Orwell ma nella società dei consumi, come sosteneva The brave new world. Tesi, problemi e proposte. 1. La discussione sul sistema delle comunicazioni, immensamente varia, flessibile e relativa se condotta in sé, ha almeno due punti solidi, che pongono problemi seri, inevitabili, rigidi, non relativi:il funzionamento della democrazia e il rispetto dei diritti dell'uomo; il controllo di realtà. Di lì non si scappa, neppure con una lode a tutto campo della democrazia, che resta il migliore dei sistemi possibili, o con il solito richiamo alla inesistenza di un reale non concettualizzato e quindi della relatività di ogni descrizione. Verissima l'una e l'altra cosa. Ma la democrazia, per corrispondere alla sua definizione e non cadere in una delle due patologie già indicate da Tocqueville, la demagogia e l'atomizzazione, ha bisogno di individui istruiti adeguatamente, capaci di giudizio critico autonomo, capaci di scegliere e interessati a scegliere. E la realtà sarà ben indescrivibile senza un sistema concettuale, ma, dato il sistema concettuale, non è alterabile a volontà per forza d'immagine e d'immaginazione o di volontà. Ieri un analfabeta in senso stretto poteva ben conoscere la sua locale porzione di mondo e, nell'ambito delle istituzioni politiche di ieri, con i limiti delle manipolazioni politiche di ieri (dalle madonne che piangono ai partiti totalitari), perfettamente capace di giudizio autonomo. Oggi non solo quello stesso analfabeta, perduto in una caotica periferia urbana e senza le istituzioni politiche di ieri può essere completamente morto alla democrazia, ma può diventare morto alla democrazia anche I' alfabeta che non legga o legga poco, che non sia in grado di decifrare consapevolmente, attivamente, criticamente, il grande flusso di comunicazioni che gli viene indirizzato. Può essere morto anche alla esperienza e alla conoscenza. Le discussioni ascoltate in tram durante la crisi di Cernobyl, che resta uno dei punti più bassi (in generale, e con notevoli eccezioni) della comunicazione degli ultimi anni, erano semplicemente umilianti. Nulla di diverso dalla peste manzoniana, con aggiunta possibile di Colonna infame. 2. L'evoluzione del sistema delle comunicazioni impone, se si vuole difendere la democrazia e la conoscenza scientifica, compiti e vincoli ad altri settori del sistema sociale. La scuola non può continuare a ignorare di fatto, almeno in questo paese, l'educazione alla costituzione. Almeno questo, in uno stato liberale, è dovuto. E anche l'educazione all'uso dei mezzi non solo scritti e non solo su carta che di fatto sono la forma normale della comunicazione contemporanea. È vero che la scuola è essa stessa esclusa dalla informazione contemporanea. Ma qui non si tratta di informatizzare l'insegnamento (che pure è necessario, almeno in qualche settore) ma di formare alla comprensione critica dei testi scritti e non scritti. Altrimenti i richiami dei nostri testi alti ("fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir virtute e conoscenza") sono destinati a trasformarsi, se già non lo sono, in vuota retorica. Il sistema giudiziario non può continuare ad avere i•tempidi una società agraria, tempi di decenni, se il mondo della comunicazione che fa e disfa la fama degli uomi.ni, crea e distrugge una notizia in mezza giornata. Non si può né escludere dall'ambito della comunicazione la sentenza del giudice o la decisione del Pubblico ministero, anch'essa controllata dal giudice, o la notizia di reato. Ma non si può aspettare secoli che la decisione del giudice assuma forma definitiva. Altrimenti la voce incontrollata, il pettegolezzo, il sentito dire, assumono, come stanno assumendo, valore di realtà. Come è già avvenuto per i risultati elettorali che di fatto non vengono più commentati perché il commento si fa sui sondaggi. Neppure i clamorosi errori delle ultime amministrative hanno impedito che il commento ai risultati dei referendum si facesse sui sondaggi e sugli exit-poll, perché chi trasmette non può attendere. Questo vuol dire che bisogna rendere rapidi i conteggi, anche cambiando la forma tecnica del voto (non la democrazia elettronica o il governo in diretta ma semplicemente un sistema controllato di voto per i rappresentanti con leve o tasti anzichè carta e matita; e con un bel programma che renda noti i risultati quasi in tempo reale). 3. Esiste probabilmente una specificità della informazione per immagini. Ed anche una differenza culturale profonda anche in ambito europeo, e con differenze da un secolo all'altro nella produzione e nella percezione delle immagini. Si pensi al libro di
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