Linea d'ombra - anno XIII - n. 107 - settembre 1995

VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 73 r.:. Ma Shahid ama la lelleratura. ama scrivere, ama la musica: è attratto da una professoressa radical, residuo del periodo pre-thatcheriano, frequentatrice di loca lì rave, consumatrice di droghe leggere, instancabile sperimcntairice sessuale,che 1ienelezioni di leueraturacon colonna sonoradi musica rock, o jazz. Shahid per 1u110 il roman;.o si divide ira le riunioni farneticanti e le incursioni violente dei suoi giovani amici e correligionari e gli incontri goderecci, inebrianti con la spregiudicata Dcefoc. Tra il cupo dovere della politica fondamentalista, rozza e totalizzante, delle periferie islamiche, e il piacere di un'altra cultura ·'periferica", occidentale, sostenuta dal radicalismoedalle più selvagge sperimentazioni individuali. Shahid sarà costretto a scegliere: lo aiuterà l'amore per la letteratura, ma soprattutto per la musica. unica forma d'arte capace di gellare un ponte tra società e culture in crisi. capace di restituire misura e direzione alle giovani vite sbandate. Kureishi crede nel valore politico del piacere: ''A me interessa soprattutto la piacevolezza della scrittura, il piacere che procura al lettore un linguaggio semplice, vivo, chiaro. Semplicità e chiareu.a sono difficili da raggiungere. richiedono un grande sfono da parte dello scrittore. Ma sono qualità irrinunciabili, se la scrittura vuole avere un'efficacia anche poli tic<.\."E Kurcishi certo non rinuncia a questa qualità. Il romanzo affronta le cupe periferie londinesi percorse da lampi di guerra e da venti di morte, ma ricche della stessa incontenibile vitalità che straripa dal continente indiano, dalla sua cultura e dalla letteratura che lo racconta, dai romanzi di Anita Desai. o di Salman Rushdie. Kureishi pone proprio il caso Rushdie al centro del suo racconto. Intorno alla condanna a morte del cittadino inglese di origine indiana reo di vilipendio della religione islamica, si agitano e di mobilitano i giovani fondamentalisti e i giovani radical. E si affannano le istituzioni britanniche, divise tra la necessità di di fendere uno scrittore scomodo. dichiaratamente antithatchcriano, ma bene o male cittadino del Regno Unito, e quella di "tener buone" le masse di guerriglieri (ed elettori) fondamentalisti. La guerra è senza esclusione di colpi: ma Kureishi, abilmente, in nome di quel piacere che rende efficace la letteratura, dà sfogo a una capacità di immaginazione, di invenzione, che riesce a rendere comici gli emuli degli au1ori dei massacri algerini. Sdrammatizzandone la staiura, ridico• lizzandone i riti e gli intenti, senza per questo ridurre in nessun modo la genuina disperazione dì chi, giovane, inesperto e arrabbiato, si ra attrarre dalle verità totalizzanti del credo islamico strumentalizzato. Non a caso nessun anatema è ancora stato lanciato contro di lui dalle autorità politiche e religiose che continuano a perseguitare Rushdic e Taslima Nasrin. Forse comicità e umorismo sono un linguaggio che il totalitarismo non comprende, sottovalu1a. Forse davvero sarà possibile in un prossimo futuro seppellire i regimi totalitari s0110una valanga di risate. Quello che per Kurcbhi sembra certo è che la risata, il piacere. la leggeren_a, l'arte, pos!-.ono superare ogni barriera culturale ed etnica. La musica. soprattutto. che non necessita di "traduzioni". che è un linguaggio comprcn".iibìle a tutti. immediato. affascinante, coinvolgente. Al di là dei tcnlativi di '.'ltrumentalin,1tione che il mercato occidcnlale compie ai suoi d,1nni. L'ODIOELAGUERRA HEINRIC/Hv\ANNSULNAZISMO EnzoCo/lotti Forse il più europeo degli scrittori tedeschi che animarono la cultura di Weimar, Heinrich Mann come saggista e critico del suo tempo è tuttora pressoché sconosciuto in Italia, dove è certo più nota (anche perché tradotta) la sua opera narrativa principale, ma dove la sua figura ha sempre sofferto di essere stata posta all'ombra del colosso let1erario del fratello. Dobbiamo ora a Maria Teresa Mandalari, che con tenacia continua a pronorre in limpide versioni italiane testi di scrittori tedeschi cui non ha arriso il clamore della grande stampa, questo prezioso libretto (L'odio. Riflessioni e sce,ie di vira nazista, a cura di Maria Teresa Mandalari, Il Saggiatore 1995, pp. 126, Lire 19.000) che offre al lettore italiano un frammento di quella letteratura antina.Gistanata e sviluppatasi nell'esilio, che sarebbe inimmaginabile se non avesse alle spalle la stagione politica e culturale della Repubblica di Weimar, e al tempo stesso una testimonianza dell'autobiografia intellettuale di Heìnrich Mann. Gli scritti raccolti con il titolo scarno quanto incisivo Der Hass apparvero ad Amsterdam sul finire di quello stesso 1933 che aveva segnato una cesura così profonda nella vita politica tedesca. Heinrich Mann fu certo fra coloro che meglio percepirono la frattura non solo politica. ma di cultura e di civiltà che era implicita nella data del 30 gennaio 1933. Non un semplice cambio della guardia, non un semplice passaggio di mano da una maggioranza a un'altra, ma l'inizio di un vero e proprio processo di imbarbarimento, un salto di qualità che rischiava di fare piazza pulita di tutti i valori dei quali avrebbe dovuto farsi custode la Repubblica democratica. Non sfuggirà infatti al lettore attento come alla denuncia dcli' imbarbarimento nazista si associ sempre nelle pagine di Heinrich Mann, esplicitamente o tra le righe. un forte elemento di autocritica per i tanti momenti in cui politici e intellettuali della prima Repubblica souoval utarono o non percepirono o non previdero aquali estreme conseguenu:.avrebbero portato leparole d'ordine e lecampagne "dei nemici della Repubblica", di nemici disposti a tutto il cui oltanzismo nazionalista non fu certo l'ultima delle armi che schiacciò sotto il peso di una sorta di complesso di inferiorità i democratici e concilianti uomini della Repubblica, impegnati a ricucire le ferite della sconfittadell'lmpero con gli strumenti degli accordi e del buon vicinato tra i popoli. Ma anche in questo caso Heinrich Mann sembra rimproverare alla Repubblica di aver ceduto ai suoi nemici per non avere osato abbastanLa. di essere staia anche troppo prudente, troppo tentennante. Un alleggiamcnto tipico della difesa a oltranza. scn1.a comprome\si ,ui principi. e dcll'imran~igcrw.1 con le quali lo scrittore ".iiera prima battuto per la democrazia e smascherava ora la dittatura nazista. e si batteva perché anche all'infuori della Germania fos-.c ricono,;ciuto il pericolo che il

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