Linea d'ombra - anno XIII - n. 107 - settembre 1995

VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 69 ~erciò "mimare" non è il verbo giusto: questi versi non vogliono rappresemare ma essere. Nell'A11gelo 11ecessario Stevens ha scritto: •·1a verità poetica è una verità di fatto" (a factual mal,). Siamo di fronte a una poesia che drammatizza il distacco tra coscienza e realtà solamente per sconfessarlo. saldarlo. Ancora dalle Note: "Due cose opposte sembrano dipendere/l'una dall'altra, come l'uomo dalla donna/ il giorno dalla notte, e dal reale/ l'immaginario"'. E il verso conclude: "È qui l'origine del mutamento". li mutamento che innerva il reale con l'immaginario, la metamorfosi (di nuovo Kafka?) che regna suprema nelle poesie di Harmonium. Questo, forse, è l'apporto più sensibile di Stevcns alle generazioni successive (e soprattutto, fatto significativo, a postmoderni come Ashbery e Palmer): l'orchestrazione inclusiva. sempre sorprendente, di una poesia che sa di doversi muovere rapidissima e proteica attraverso un mondo di immagini edi suoni che per postulatoescluderebbeda sé la coscienza. Forse non di teatro si tratta. in Hamro11iw11, ma dì circo: un circo sfrenato e malinconico. O di un ritrailo di Picasso, griglia gelida finché lo spettatore non vi riconosce il proprio volto. PERNON STARENEUASTORIA COMEFORRESGTUMP SALVARLEAMEMORIA: UNPROGETTDOI SCRITTURA Ma,r:o Fossati Nel suo libro sulla Società feudale Mare Bloch descrive un 'età nella quale. per la scarsa diffusione della scrittura, ..tutto riposava, in ultima analisi, sulla testimonianza·•. Il rispetto della maggior parte delle transazioni e dei contratti era così garantito non tanto dalla fìnnaodal sigillo in calce a un documento. ma dal fatto che questi venivano stipulati alla present.a di persone che a\rcbbcroinscguitopotutorifcrircquantoavevanovisto. ··spesso i contraenti. dato che il ricordo promcucva di essere tanto più duraturo se coloro che lo con.,ervavano rimanevano più a lungo suquestatcrra.conducevanoconsédeibambini. Vari accorgimenti permettevano di prevenire la storditaggine dell'età con un·opportuna associazione di imm:1gini:unceff one. un rcgaluccio. magari un bagno forzato" (M.Bloch. l,a socierà/eudale. Torino. Einaudi. 1974. p.134). Quando lo racconto ai miei allievi. e loro sì divertono al pem~ieroche \i po:-.sacoltivare la memoria a suon di schiaffi. penso che difficilmente un e-.cmpio potrebbe rendere meglio la differcn,...ache pa:-.')afra essere prc-.cnte a un fatto e esserne testimone. Una differenza che dipende dal grado di coinvolgimento. dal riconoscere quel fatto come qualcosa che ci riguarda. Del resto è un·espericnz..1che pos!.iamo fare facilmente. nei tanti eventi piccoli e grandi che ci accadono accantoedai quali decidiamo di farci o non farci coinvolgere. Perché alla fine -,i tratta di una decisione. di un atto della volontà che possiamo sempre lasciare inattiva se l'evento non colpisce direttamente noi. o qualcuno non ci allunga un ceffone. Uno dei luoghi comuni più frequenti nella scuola è quello secondo cui i giovani (d'oggi, naturalmente)sono "passivi'', ·'non si interessano". insomma: non si fanno facilmente coinvolgere. Sarebbe facile replicare domandando a chi muove queste critiche quanto sia stato attivo e "coinvolto" lui. quando era giovane. e quanto lo sia oggi che non lo è più. Ma questo non sposta il problema che ciascun insegnante. appena un po' sincero con se stesso.conosce bcnissimoecioèche la scuola. così come funziona. sembra studiata apJX)staper produrre passività e disinteresse. Agi i studenti è chiesta una prestazione, misurabile con un voto; che ne capiscano il senso non è importante. E spesso anche i loro insegnanti non se lodomandano più. Così ogni studente sa Perché bisogna imparare la storia: Perché la sua è una presenza costante sulla pagella di fine anno, e poi Perché ultimamente la piazzano sempre come materia d'esame alla maturità. Che si possa anche imparare qualcosa dallo studio della storia pare che non imponi molto; tutti, insegnanti e studenti, sembrano affidarsi fiduciosi allasupcrioresaggezzadell' istituzione: sec 'è lastoria nel curricolo scolastico vorrà dire che serve, che. insieme al latino e alla matematica. "concorre alla fom1azione del giovane". Dunque facciamogli imparare la successione degli imperatori romani, le fasi decisive della Guerra dei Trent'anni e del Risorgimento e anche, Perché no, se avanz.atempo, qualcosa sulla seconda guerra mondiale e sul fascismo. Così. se poi un giornalista lo intervista per strada, non fa figuracce e non riattacca il tonnentone sulla scuola dei somari. Che la storia sia "maestra di vita", che il suo apprendimento sia indispensabile per conoscere il presente. noi cc lo siamo sentito dire quando era il nostro 1urnodi stare sui banchi dì scuola e ora lo ripetiamo ai nostri allievi, con maggiore o minore convinzione. come fa un buon venditore che non deve mostrare di aver dubbi sull'utilità del prodotto che vende. Ma che cosa se ne farà allora della storia chi del presente non sembra volersi occupare? E come la metteremo con quello studente, a cui abbiamo dato un bel voto quando l'abbiamo interrogato sulle origini dell'antisemitismo e sui dibattiti cinquecenteschi intorno all'umanità degli indigeni americani. e che ora continua irnpenenito a esibire i suoi pregiudizi ranisti su "rabbini .. e ·'marocchini'' senza nemmeno essere sfiorato dal dubbio? Più o meno esplicitamente fom1Ulati, erano questi gli interrogativi che circolavano quando, un paio di anni fa. con un gruppo di insegnanti ci si è trovati a discutere su come utilinare il cinquantennale della persecuzione degli ebrei in Italia per riOettere sulla diffusione attuale dell'antisemitismo. del ranisrno. dell"in1ollera1ua. Non si trattava. non si tratta, di ,;dare spazio" a quei temi "nello svolgimento del programma", come recitano lecircolari ministeriali. Quando avremo assegnato qualche pagina su Hitler e su Mu\\Olini da studiare insieme a quelle sull'lnquisi.lione e ,ulle prodezze di Cortez. avremo aggiunto qualche notiLia ',lorica al bagaglio di informazioni di un cit1adino e futuro elcuore, e questa è certamente una cosa utile. Ma rimarrà comunque il problema di fargli capire come tutto quello ha a che fare con lui. "L'incomprensione del prc,ente nasce fatalmente dall'ignoranza del passato. Forse però non è meno vano affatica~i a comprendere il pa"-Sato.ove nulla \i \appia del presente ... È ancora Mare Bloch (Apologia della storia o mestiere di storico, Torino, Einaudi. 1978. p.54) ad avvi,arci. lui che quel legame fra pa\<.;atoe prc,ente ha

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