VEDEREL, EGGEREA, SCOLTARE 67 L'ANGELONECESSARIO FELICITDÀIWALIACESTEVENS TommasoGiartosio Wallace Stevens è stato ignorato dagli editori italiani per oltre trent'anni. C'era stato un ottimo inizio, con la prima edizione in assoluto fuori d'America (Ma11ino dome11icale e a/ire poesie. Einaudi, 1954): la versione di Renato Poggioli, per quan10 discutibile, godeva di forte coerenza interna e stimolò addirittura un importante scambio epistolare tra poeta e traduttore. Poi, il lungo silenzio. Ma finalmente, a panire dal 1986. una serie di edizioni che toccano soprattutto l'ultimo periodo della ricerca di Stevens: Nadia Fusìni ha tradotto N01eper una finzione supremt, (Arsenale 1987), secondo molti l'opera chiave del poeta, e Aurore d'amumw (Garaanti 1992); Massimo Bacigalupo ha proposto // mondo come mediaz.io11e;ullime poesie 1950-1955 (Acquario 1986) e l'importante raccolta di saggi L'angelo necessario (Coliseum 1988). È ancora a Bacigalupo che dobbiamo il lavoro di maggior mole: Ham,onium. Poesie /9/5-1955 (Einaudi 1994. pp.698, Lire I 10.000). Non si tratta dell'omonima opera prima di Stevens, apparsa nel 1923, ma (come indica il sottotitolo) di un'ampia sceltaquasi un testo ogni due - dall'iniera produzione poetica: seicento pagine di traduzioni con testo a fronte, una ricca appendice di annotazioni, un ot1imo saggio inlroduttìvo. L'unico rimpianto è che non si sia potuta includere la versione più ampia del bellissimo poemetto Una serata ordinaria ti New Hm•e11. Ora comunque il lettore italiano potrà avvicinarsi a Stevens su pagine che nel loro insieme offrono la visione complessiva di uno tra i massimi poeti moderni. Le note che seguono possono solamente sfiorare la superficie della sua densissima opera. I libri dei "Millenni", rimboccati nel loro cofanetto, massicci, di pagina larga e di copenina smagliante. fanno pensare a un tesoro. Nel caso di questo Hamw11ium nessuna metafora potrebbe essere più appropriala. S1evens è poeta ricco, abbondante, generoso. li verso muove con scatti rapidi. accostando i lessici più diversi con ungenio per la callida ilmcwra pari. tra i poeti di lingua inglese del nostro secolo. solo a quello di Auden. La strofa sfoggia ledoviziedi un vocabolario sempreapeno, sfogliato con appassionata golosità. (Quando un collega dell'ufficio di Stevens doveva fare una scappata alla biblioteca pubblica di Hartford, il poeta alzava la testa dalle sue cane per chiedergli - già che c'era-di copiargli dall'Oxford English Dictionary la definizione di un lemma inconsueto.) L'unico appunto che si può fare alla versione di Bacigalupo- versione sempre assolutamente competente. chiara e precisa, che lo scrupoloso Stevens avrebbe certamente apprez1..ato-è di aver rinunciato a qualche poùue da bibliofilo, probabilmente per amor di chiarezza, e poi anche per non rischiare troppo in un agone che in fondo avrebbe avuto un suo traduttore ideale in Carlo Emilio Gadda. ratori di questo secolo.Kafkae Stevens,abbiano rappresentato il mondo nelle sue prospettive rispettivamente più angoscianti e più seducenti (fatte salve, naturalmente, l'allegria di Kafka e l'ansia di Stevens,che entrambeesistonobenchiare, masenza raggiungere i livelli di massima comunicazione delle loro opere). Ambiguo status delle compagnie d'assicurazìoni: implicanola garanziacosl come laminaccia.Forse è significativo che Kafka sia stato per qualche anno nulla più che un apprezzato funzionario dell'INAIL del Regno di Boemia, e Stevens invece sia divenuto alla fine della sua lunga carriera - ci infonna Bacigalupo- ··uno dei vicepresidenti della Hartford. forse la più importante compagnia di assicurazioni americana (che allora non aveva presidente)". Non penso certo a un legame di causalità diretta tra ruolo professionale e malessere intellettuale. Ma esiste senz'altro, in Stevens. nella ricchezza della sua pagina, quel che di florido e fecondo e insomma di americano - proprio nel senso dello "zio d'America'' (figura del resto kafkiana), e degli americani di Jules Veme - che l'avvicina a scrittori altrimenti ben diversi l'uno dall'altro come Twain. Whitman, Hcnry James e Fitzgerald. Espansione, rendita, libero flusso. Oppure un pasto infinito (Stevens è uno straordinario maf1re di sonorità, e spesso è impossibile leggere i suoi versi senza ripeterli ad alta voce, farseli girare in bocca. masticarli). I sogni espressi in questo Hamionium sono straordinariamente sovrabbondanti, grandiosi e /urger tha11/ife. Negli anni del secondo conflitto mondiale, Stevens si pone il problema della guerra (anche) come ricerca di un major man, figura eroica nel lacui fisionomia cangiante possano incontrarsi il combattente e il poeta. Non stupisce che nel '36, in Florida, il cinquantasettenne Stevens abbia fatto a pugni con il trentasettenne Hemingway, ricavandone un occhio nero. Sarebbe facile dire che Hemingway in guerra c'era stato e ne aveva scritto (Stevens non vide mai l'Europa-di questo tornerò a parlarne). Sarebbe facile accusare lo Stevens di Parti di un mondo ( 1942: la data è importante)di essere un teoreta senza presa sulla realtà, quasi un visionario, come all'epoca puntualmente si fece. La questione. in realtà, è che in Stevens si dispiega come la coda di un pavone un senso della positività e generosità della condizione umana. percezione che è uno dei tratti originari della cultura americana. Per il poeta questo è un fatto ma anche un problema. che egli affronta nel modo a lui più congeniale. Ma ecco intanto un punto di panenza: il lema di Stevens è la felicità come problema. Se la felicità è un problema vuol dire che essa non esiste nella sua semplicità, come una cosa data o una vita vissuta e viva. ma come fondale davanti a cui si muove qualcos'altro, qualcun altro. Esiste cioè una dialettica tra una gioia a portata di mano e la mano che può toccarla o non raggiungerla. "Una gente infelice in un mondo felice" (Leaurored'aw1m110). Nella riflessione di Stevensquestosignifica: realtà epensiero; mondo che esiste nella sua inconsapevole felicità. e coscienza che vorrebbe attingere al tesoro del reale. A mediare tra i due, a rendere possibile questo contatto edenico e insieme quotidiano (siamo ancora nel regno dcll"·epifania" modernista, c"è l'immaginazione, "l'angelo necessario" che troneggia nel cuore della poetica di Stevens. Bacigalupo insiste. a ragione. sull'ostinato e coraggioso laicismo di questa concezione del ruolo della poesia. Per Stevens non si tratta mai di scoprire una soluzione ultraterrena, ma sempre e solo quello che già c'è: "la più grande povertà è non vivere in un mondo/fisico•· (Es1héli- l La ricchezza di S1evens: ma di che ricchezza si tratta? C'è na strana ironia nel fatto che i due più illustri letterati-assicu- -------
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==