Linea d'ombra - anno XIII - n. 107 - settembre 1995

52 INCONTRI/ BANKS Non è preocc11pa10 per come porrà essere recepito l'argo• mento della ,·iolenz.amaschile i11 Afniction? Sì. un po' sì. Sinceramente. ogni volta che sta per uscire un libro si prova timore e apprensione. È il tipo di situazione che induceva John Cheever, alla vigilia della pubblicazione di un suo libro. a lasciare il paese e a ritornare solo quando tutte le recensioni erano state pubblicate e il destino del libro era già deciso. È un comportamento un po' estremo, ma anch'io mi sento nervoso per l'uscita di Afflic1io11. come del resto per gli altri miei libri. Si lavora per un paio di anni su un progetto e la gratificazione, il responso. arriva sempre tardi. Non riesci a capire se sci tu leggermente schizofrenico e la gente ti sta proprio imbrogliando - che so, tua moglie, l'editore - o se il problema sia altrove (ride). Sono nervosocomequandosi deve aff rontareunasituazione della vita davvero importante. Oltre a questo, so di avere a che fare con un argomento decisamente spiacevole. ma allo stesso tempo importante, della società contemporanea. e penso sia necessario parlarne e dramma1izzarlo nella narrativa. cosa che accade solo di rado. Quando mi sedevo a scrivere il libro, iniziavo a cercare modelli e pensavo che ce n ·erano proprio pochi che non fossero streuamente limitati alla violen1.:adomestica e raccontati dal punto di vista di un bambino o di una donna. Non c·era praticamente materiale scritto che raccogliesse l'esperienza di chi perpetrava la violenza. il maschio adulto. E chiunque abbia studiato la violenza domes1ica. sa che l'esecutore ne è quasi sempre stato una vittima. Sentivo che l'unico modo di raccontare la storia era dal punto di vista dell'esccu1orc. Ecco qual è staio il vero rompicapo. Sarebbef<lcile per qualc1111o0ddiu,rla - scioccameme, pe,iso - come /'apologew tli Wade Whitelw11se. Oh, certo. accadrà di sicuro. Lettori, critici. qua e là. leggeranno il libro e lo sbatteranno in terra giudicandolo in quel modo. È chiaro che non prendo seriamente in considerazione quel tipo di cri tic.i. Invece ho ricevuto dei commenti positivi da alcune donne che sentono molto il problema e che sono estremamente sensibili al modo in cui gli uomini tendono a essere convenientemente incoscienti a riguardo. Pcn'io a persone come Lynn Sharon Schwartz. Joyce Carol Oates e ad altre che mi hanno rassicurato che il mio caso è diverso. Non è una ~celta di comodo e non è neanche un'apologia. è piuttosto una spiacevole realtà. Nel libro si nota tmd1e 1111 grademle ,,spetto di ema,1cìvazio• ne nei ruoli delle 1·it1ime./Jfauoè c:hemoha ge111e1101c1omvrende come ww domw vossa stare anieme a 1111 uomo i·iolenlO o molesto. come posso sopporwre una si1tw:,io11edel gl'nere. È vero. Anche questa è una chiave di lettumdella storia. Come si fa ad amare una persona violenta? Ma se guardiamo da vicino una persona violenta. magari dalla prospetti"a del bambino o della moglie. capiamo perché ,iene amata. Sono esseri umani, e quindi possono suscitare amore. Sono esseri umtmi violen1i. ma è pur sempre possibile amarli. E quasi tutti quelli che fuggono da un coniuge violento. lo fonnocontro la loro volontà. È un con nino terribile e stra,iante. Porliomo tli lillia11. la moglie di \Vade. Alla luce di q11este considera::.ioni, penso clte il suo sia 11110 dei personaggi più forti del libro. E spero che lei riesca a capire come M,irgie. la donna che succede a Lilliam. si muo,c verso la stessa situa1ionc innamorando:,,idi lui: corre il rischio proprio ra1.:ionalinando. E in qualche modo vorrei che lei riuscisse a vedere il padre di Wade anche come una figura redimibile. Potrebbe essere un personaggio già pronto per essere trasfom1ato in uno scellerato. ma io speravo di farlo diventare anche una vittima. La doppia prospettil'a crealll dal fratello 1wrrm1te è degna d'auenzione proprio per questo. Quella SfflW in cui \Vade è complewmente preso dal/'immagù,e mostruosa del padre. mentre Rolfelivedecomea11oripi11ttostoass11rdi. llpadre. 1·istodal/t1 sua prospettim. sembra davvero 1111 omino. Sì. Penoso e debole. Ma nell'immaginazione febbrile di Wade. il padre è enorme, un gigante leggendario. Il mo/odi narratore delfratelloè i11teresstmtea11cheper altri aspetti. Soprammoq,umdo com•ersa di 11011eco1W1ade della s110 teoria cospirlllfra. si avverte 11,i momento in cui Rolfe dh•enta estremameme sinistro, quasi responsobile di a\'er spi1110Wtule i·erso la strada sbaglitlw. Esatto. Lei sta riprendendo un passaggio impo11ante per la comprensione del libro. ovvero quando il narratore diventa complice e Wade una specie di sua controfigura. manifestando nella vita di Wade la rabbia e il dolore che ha praticamente rinnegaio nella sua esisten1.:a.Hanno avuto la stessa infanzia. e hanno una concezione del mondo in termini di violenta maschile. molto simile. Uno nega e si protegge da tutto ciò organi, tandosi una vita talmente rigidaecostrettadacscluderequ.tlsiasi presenta umana. Wadc non nega. ma ne è intrappolato. perché non negando deve fare i conti direttamente con la violenza. La vita gli procura molte opponunità e ogni qualvolta si trova sono pre'isionc. lui entra in quella sua vita. Quindi. a quel pun10. il narratore comincia a innuenzare e a manipolare Wade perché così sta vivendo la propria relazione con il passato. È questo il rinnegatore a cui sono veramente interessato. 11maschio che nega la sua partecipazione a questa cultura della violcn1a. Di modo che. alla fine. quando dice ·•sono :mcora qui". voglio che faccia rimanere il lettore spiacevolmente sorpreso. (ride) Su di me J,afauo quel/'e.ffeuo. Il nmce110 che una 11erso110 conosce mt, ,um capis,:e è molto imporumte. lui sa bene cosafo scatto re il fratello, ma sembra disi111ere.fst1rsene. Sì. e non riesce a comprcndcr-5i affatto. In quel ~enso è un narratore inaflidabilc. come nel pun10 che lei ha citato. quando inizìa a pensare: "Aspetta un attimo. Lui co'iì sia manipolando Wade". Dovrebbe dunque risultare pcrfettamen1c chiaro come non ci si debba fidare del narratore. Mi domando se 11011 à sia anche 1111 po· di senso,li colpa da l'Crittore in quel per.wnwggio. In che senso? L'idea di fare i co,iti co11 l<I rilll tramite J'artecmltmJJJHWaal modo in mi /'affro111aWade. direuo. fittile ma per arti i·ersi ammirew1le. No. dirci proprio di oo. Lui sta solo raccontando urla storia e la sta scrivendo. È la sua ossessione che alla fine gli fa dire la verità ,mche se lui stesso non la ricono'iCe. Quindi ,wn la dislllrba l'a.uodm.io11e del i·oveuriwno .\'trtttturale allo saitrore. · Beh. diciamoche sono d'accordo -.ulfatto che 1·arte sia capace di trascendere i limiti delle cono~ccn,e dello ,crittorc. Se il libro dice pili di quanto non sappia Rolfe. e penso che 'iia così. .:1llora non ci vedo che un'afferma1ione della scrittura. poiché quando 'ii

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