fOIO [);d,er Ruef/ G. Neri. fil Hamihon Stark ci sono ques1io11mi olto imeressallli relative ,,ll'idemirà - la dis1i11zio11Iera quello che ,ma persona è;,, realtà e come gli altri la t·edono - che sembrano legate anche alla scrittura. alla crem.ionedi una persona. Pensa che la gente riescaad t1vere una corretta visione degli altri, oppure vede una creazioneim,,u,ginarim, 1111 co11glomera10 delle percezioni allrui di quella persona? Pensoche i nostripersonaggisianounadirettaespressionedei nostri bisogni, proprio come i fantasminei nostri sogni. Sonociò che necessitano dal mondo e il modo in cui tali bisogni vengono rivelati. Un concetto del genere si avvicina molto anche alla mia idea di identità personale. Noi siamo l'espressione delle nostre esigenze. A 1111 certo pumo del libro un personaggio dice che bisogna fare atte11z.io1a1ecerti tipi di persone anomale: te11do110 li i11go• fare il mondo ùuero. (Ride) Beh. sa com'è, "MadameBovt1ry,c'estmoi''. Hamilton Stark sono io, così come Wade Whitehousee Bob Dubois. Penso che sia vero per tutti gli scrittori. Alla fine, tu sei il tuo personag• gio. Tullo il processo della scrittura è un'autoscoperta, è un esternare fantasie. fantasmi e immagini, utilizzando un compor• lamento osservabile per far conoscere a te stesso la natura del tuo personaggio. Pensa che sia questa lt1 ragio11eper mi è pilÌ semplice inventare wz personaggio piuttosto che evocarne imo da ima persona reale? INCONTRIB/ ANKS S 1 Sì, e comunque, cos'è una ··persona reale"? (ride) lo non la conosco una persona reale. Quando si arriva a questo punto ci si può anche dilellare e inventare un personaggio. In ogni caso. nessuno sarà incolpato per averfano un ritratto.quindi perché non divertirsi? Ma esiste anche il conceno più terra terra secondo cui nessuno conosce se stesso così bene. Se si pensa di corrispondere davvero a una persona reale o a noi stessi come noi ci conosciamo. ci sono buone probabilità che le nostre scelle siano determinate dall'interesse personale, dalla menzogna e dall'egoismo. Scrive• re un'autobiografia significa sempre farsi pubblicità, vuol dire inevitabilmente e necessariamente inventare se stessi. Questo sembra 1111 tenu, cemrale di tutta la sua opera, l'idea che l'ù1ve111,io1a1bebia pi,ì potere di ciò che viene co,isiderato reahà od oggeuività. E credo, in fin dei conti, di cercare dì drammatizzare il valore. il potere creativo del linguaggio nel determinare la realtà. E se ciò non fosse vero, i politici non sarebbero così apprensivi nei confronti del linguaggio. Questo vale anche per i teologi e pertuui coloro che dovrebbero avere a che fare con la realtà. È chiaro: è il linguaggio che crea la realtà. Ecco quindi cosa intendo quand6 dico che la fantasia ha il potere di creare la realtà- l'immagina• zionc dell'artista e la creatività dei pubblicitari, degli interessi corporativi, governativi e clericali. Prendiamo ad esempio quello che è accaduto a Salman Rushdie. È la sua realtà contro quella dell'imano. Si tratta di vedere quale delle due è operativa. Per l'imano, e adesso per Salman, è una questione di vita odi morte. Alle sue origini, è una questione davvero primitiva. Oh, certo, assolutamente. È al centro dell'esperienza della specie.
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