50 INCONTRI/ BANKS grande scaffale dell'Harvard Classics. Cc l'hai già quasi tutta nelleorecchie. Ma fei sembra conscio del momento in cui la 1radiz.io11et1rrim sulla pagina. Mi ci diletto e la invito. Non desidero affatto né provo alcun bisogno di essere o apparire un "grande originale". Penso che nessuno di noi lo sia davvero. Alcuni scrittori preferiscono sembrare piuttosto che essere. lo non ho nessuna ambizione a sembrare. Naturalmente ci sono alcune tradizioni con cui provo più affinità, nella narrativa sono più sensibile a un'opera che si lascia trattare. onorare, discutere deliberatamente. Vale a dire che.con tuttaprobabilità, sonomolto più incline a lavoraredauna tradizione leueraria inglese che attinge a Laurencc Sterne sino ad arrivare aJoyceeaopere più recenti di autori come Flann O' Bricn e via dicendo. Uno degli llspetti più originllli dei suoi rom,mzi è ili struttura 11llrrc11il•Sat.avo pe11sandoa Con1incntal Drift. per il quale ci dev 'es.sere ,,oJuro lUI enorme lm•oro preliminare. Beh, in realtà è accaduto che la slruttura di Comi11e11wDl rift mi fosse apparsa piuttosto chiara sin dalla concezione iniziale del libro. In quel senso non ho dovuto fare un grosso lavoro di progettazione. Volevo già dal principio far incontrare la profuga haitiana e il barcaiolo americano o contrabbandiere, o come preferisce chiamarlo, e sapevo che sarebbe arrivato in qualche modo dal nord del New England o dal Canada france se, mentre lei sarebbe provenuta dal cuore dei Caraibi e si sarebbero conosciuti naturalmente in Florida. Una volta stabilito ciò, mi è apparso pcrfcuamcnte ovvio il compito che mi appreslavo ad affrontare: ho dovuto solo sahare da una pane all'altra, andare avanti e indietro e mantenere attive le due storie. La logica dell'idea ha creato la forma e l'idea era già presente prima che cominciassi a scrivere. È arrivata come un lampo. è nata da un ritaglio di giornale che avevo visto a proposi lo di una storia non dissimile da quella di Co111i11emaDlrift, dove il capitano della barca, all'avvicinarsi della Guardia Costiera, aveva costretto i profughi haitiani che trasponava a saltare in acqua, e questi erano affogati. Era uno di quegli articoli che si 1rovavano spesso nei giornali dei primi anni '80; ma quello mi colpì particolarmene, perché il capitano li aveva costretti a saltare in acqua quando ormai aveva avvistato terra. E loro erano annegali. Proprio in quel momento. di quel pomeriggio, mentre leggevo l'articolo, seppi come avrei dovuto costruire il libro. Per llllmilton S1ark,che in un certo senso è molto più intricato e ha una struttura più digressiva. ho dovuto progettare, riscrivere e rielaborare maggiormente durante la stesura. E per quasi tutto quel periodo non sapevo dove stessi andando a finire. A volte. quando fa ,m grosso lavoro di revisione su 1111 testo, non trova difficile conservame lafrescheu,a? Diciamo che è il solito rischio che si corre. Non stai proprio sbucciando una cipolla, stai solo cercando di smussare il testo, di perdere ogni conlatto. ogni aderenza. Mi era accaduto con un lavoro, l'avevo riscritto troppe volte e perso ogni legame emotivo. Ma esiste un tipo di revisione che permette di riaccendere J'opera.cdè una fonnadi revisione ancora più radicale. A un certo punto si interrompe il lavoro e ci si allontana per un po', di modo che, una volta tornali sul lesto. si è ingrado di revisionarlo a fondo, di cambiarne l'intera prospettiva, di riorganizzare il libro in modo talmente diverso da farlo aderire di nuovo. L'ho notato spesso nei lavori degli studenti, dove un testo viene rivisto cosl rigidamente e assiduamente che alla fine si perde. È come se carteggiassero un pezzo di legno fino a consumarlo tutto. dopodiché si devono guardare intorno per trovare un altro pezzo di legno su cui lavorare. Con l'esperienza è meno probabile che questo accada, si è più coscienti del lavoro di revisione. ci si rende conto che pur cambiando la punteggiaiura. correggendo la grammalica o addirittura spostando alcuni personaggi. alla fine, non è così che si risolve il problema. In quel caso. allora. è necessario reinventare più radicalmenle la storia, aggredendola con maggiore forza. In un certo senso, questa è la cosa più difficile da insegnare agli studenti: revisionare in modo aggressivo. Quando si parla di revisionare. loro intendono carteggiare. lucidare e ripulire o cose simili, mentre si tratta di "re-visionare". vale a dire re-immaginare il tulio. Thomas Bergerdisse. non ricordo più dove, che tutti i problemi relativi alla scrittura si riducono al tipo dì approccio al testo che si sta scrivendo. È nell'approccio con l'episodio o il personaggio di cui l'autore sta scrivendo che risiedono i problemi 1ecnici, morali e linguistici dello scrivere. Parliamo di Hamilton Stark. li libro è dawero "" 'em~·ione dell'opera stessa, del suo stesso mccon1are. È w1 'emsione d'identità, è quasi un libro sul 11011 .scrivere w1 libro. Questo è un commento interessante e lo condivido. Non pensa che ci sia lm che <liemropico 11el/'acc11nwlodi notizie co,umsumti sul protagonista di quel libro? Come dire che quante più ù1formazio11isi raccolgono s11 1111 dato argomento tallto pi,ì dil'ellla occulto. Sì, questo è uno dei temi trattati dal libro. L'informazione e la parodia. Penso di aver parodiato le regole fittizie che governano l'informazione. Mi interessa l'idea che lei ha espresso poco fa a proposito del contenuto evasivo del libro. perché in un ceno senso è stato concepito per rappresentare il non dello. La veri1à si trova in quello che alla fine il libro non può dire e non dice. Non parla tanto del non scrivere un libro, quanto del non rivelare la verità. Dire la verità ma non rivelarla; soprattutto per quanto riguarda un ceno 1ipo di presenza maschile nel mondo. Hamilton Stark è l'archetipo di quel genere di presen1..amaschile. L'ho /euodopo Afniction eContinental Orifl, e mi è sembrato rivelare molto .su/Ilisua ossessione nei c:011fro11dti questo particolllre per.so,wggio. Non .si possono cerio leggere i due libri se11zanowre i traili comuni ai due perso,wggi. Sono persone dh•erse ma dello stesso genere. come per cerii ,·ersi J/amilton Stark. la sua ossessione è mtmifesta. Loro condividono una stessa categoria sociologica. Wadc Whitehouse e Bob Dubois oli re a provenire dalla stessa parte del continente, appartengono alla stessa classe sociale e hanno vissuto esperienze molto simili. Cose comuni anche a me. Nel caso di Wade Whitehouse, lui è diverso dal fratello Rolfe. il narratore, così come Hamillon Stark è differente da chi racconta la sua storia. Da un certo punto di vista, scrivere Alf1ic1io11 èstato come ricomporre e riscrivere Hamilton Stark. Un ritorno, benché in modo più consapevole e forse emotivamente più maturo e competente, ai terni e ai con1enuti centrali di quel libro. Oggi mi avvalgo di mezzi 1ecnici che mi erano sconosciuti allora. Mi rendevo conto dei legami sociologici e anche di quelli tematici, ma non del fatto che si trattasse. in buona parte, di una riscrittura. Ne ho avuto la consapevolezza solo dopo aver scritto gli altri libri, per cui mi è stato possibile affrontare l'argomento così esplicitamente e direttamente come ho fatto in Ajflìction.
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