Linea d'ombra - anno XIII - n. 107 - settembre 1995

12 EX-JUGOSLAVIA/FLORES implicherebbe. tra l'altro. scelte, costi. discordie. La sinistra, abbandonato troppo tardi il modello criminale del socialismo reale (un ritardo che ha "sputtanato" per chissà quanti decenni l'idea stessa di socialismo: grazie anche, in Europa. alla prescnzadell'lntemazionalc socialista della corruzione) si è appiattita dietro la realtà del capitalismo (quello di Agnelli per intenderci: combattendo con astio e un po' disordinatamente soltanto quello di Berlusconi): neanch'essa. infatti. né i suoi leader più presentabili né quelli più sgradevoli, ha osato fare della Bosnia e dell'ex-Jugoslavia il centro. o almeno uno dei centri. del proprio discorso politico. Come si fece. in modo sbadato e arruffato. ingenuo o cinico. con la Spagna del '36. D'altra parte, però, l'interesse dei lettori di quotidiani (già una minoranza) per la politica estera raggiunge appena il 14% (ancora un'esigua minoranza). E tra le regole della democrazia opulenta sembra esserci quella di non potersi indignare cd emozionare per più di due-tre giorni di seguito. Faceva effetto, negli ultimi due mesi. leggere le corrispondenze e gli articoli su\laex-Jugoslaviadell' Unità (senza dubbio i migliori, come informazione e anche come tentativo di riflessione. scelta degli interlocutori, uomini pubblici intervistati) e seguire nelle stesse pagine le elucubrazioni sul nulla dei politici dell'Ulivo, che pure sono quanto di meglio (o meno peggio) passa oggi il convento. Non è dal mondodellapolitica,diquesto si può essere ceni. che verranno modelli. progetti. proposte: che COSANOSTRA Equilibrie11rospe1d1efrledopoBl,garella SACRACORONUANITA I BalcaniJia,110 noi: nascita di ima fJ01e11:a sono condizione indispensabile per sperare e quindi per lottare, manifestare, dissentire. Eppure senza di essi saremo costretti a convivere. sempre più spesso, con un'indignazione impotente di fronte alle Bosnie che verranno. Quest'estate. a Varsavia. il fresco dimissionario da inviato dell'Onu peri diritti umani nell'ex-Jugoslavia. il polaccoTadeusz Mazowiecki. ha raccontato a un convegno di studiosi un episodio risalente agli anni della lotta di Solidarnosc contro il regime comunista. Gli oppositori avevano sperato che Willy Brandt. presidente dei socialdemocratici tedeschi. rifiutasse di recarsi in Polonia dopo il colpo di stato di Jaruzelski. cosa che invece fece. Anni dopo, inconlrato casualmente il vecchio leader, Mazowiccki gli chiese il perché del suocomportamen10: perché il mio obienivo, rispose Brandi, era di aiutare un popolo affamalo a stare un po' meglio. Non capiva. commentò Mazowiecki, che a volle un popolo ritiene più "materiale" un aiuto che si manifesti sotto forma di appoggio "morale" o di condanna per i responsabili dì aggressioni e ingius1izie. L'Europa ricca, anche nella sua veste di sinislra più aperta e democratica (quella che Brandi ha cosl bene simboleggiato per anni e che ancora adesso è l'unico punto di riferimento esistente), è ancorata profondamente a questa rea/polilik, in cui cinismo e solidarismo sono parti di un'unica diplomazia del compromes· so: e da cui la "verità" sembra espunta in nome di una "utilità" che si stenta a individuare. E "caltmo" i suoiprotagonisti. li, moda chimica. letrib,eì i ,,rofessio11diesltlia techno ASIACENTRALE Storiedidrogap, etroliog,uerraepotereinexUrss SUDAMERICA Bugie aSWIII/Jstlu Ctliid. roga e guerra sporcain Arge11ti11a Ogni mese in edicola a L.25OO Ahhonamcnto ,lllllUO I. 2" 000 CC P I "s 101 mtc,tatoa · GmppoAbelePcno<lll1"V1.C1 ìmhlll21. 10121Tonno

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