Linea d'ombra - anno XIII - n. 107 - settembre 1995

1 O PERALEXLANGER Bobbio crilica i pacifisti di essere troppo i11cli11i allo predirn e p<x:oal/'cmalisi. Ci sorebbe 1mafragili1à cuflurale e politica, che impedisu in molti <·a~·dii comprendere la complessità delle situazioni. anche perché si co11ti1111a a ragionare in modo pregfodiziale. È d'accordo? Un indice della fragilità a cui lei allude mi sembra essere la ricerca delle paci le più lontane possibili. Un certo pacifismo assomiglia al bisogno del rivoluzionario che immagina che possa esistere un paese perfetto. Guardiamo invece a tre casi a noi vicini. Come la tensione con la Slovenia su cui An sta sortiando. Da quando esiste la Repubblica italiana c'è un problema legato alle minoranLe slovenenelle zonedi Gorizia eTrieste. Potrebbe di vcntarc una piaga apena a causa della rimozione col lettiva del le atrocità del passato che ha regalato un· ottima cana da giocare all'irredentismo di destra. O come la mia regione, il Sud TiroloAlto Adige. I pacifisti non hanno rivolto alcuna attenzione a una ~ituazione dove ci sono stati dei conflitti, ma ci sono anche state delle esperienze di soluzione degli stessi da cui si può imparare molto. Infine c'è l'Irlanda del Nord dove il pacifismo europeo che si richiama ai valori cristiani non ha rinenuto abbastanza sul fatto che i combattenti si identificavano in due differenti visioni del cristianesimo. Quando il pacifismo diventa ideologia per esercitarsi ha bisogno dell'idea la più lontana dalla realtà, la meno realizzabile. Questa è debolezza culturale. Mi pllre che spesso si 1e11daed abusare dellaparola ,io,iviolenza,quasi chepacifismoe11011viole1c1oziancidmw. Macosì11011 si riscltiadifaredi quest'uhimt1 ww modoe quindidi banalìu,arla. O/JJmre111d1ogma e quindi porla come cosa indiscutibile? Foto L.l,anolucos/G Neii. Sulla nonviolenza bisogna essere molto sinceri. È un valore altissimo e davvero si deve perseguire la progressiva riduzione della violenza. Tutti noi compiamo una grande quantità di atti violenti. nel rappono con il prossimo. nell'educazione. nella circolazione automobilistica. per non parlare della violenza intrinseca nelle istituzioni. Ma accanto alla nonviolenza non bisogna dimenticare il valore del diritto. Le discussioni se sia più impanante la "legge·• o la "pace" sono solo oziose. '"Pace. giusti1ia. salvaguardia del creato .. mi pare una buona sintesi, purché non si dimentichi il diritto intemazionalecomestrumento atto a individuare l'aggressore. Alla base del sept,ratismo, oggi spesso mgheggiato, c'è q11estacom•i,1zio11e":PitìcMt1rmue11ctei separeremo,meglio ci copiremo". Lei. invece. in più occ-asioniha affermato: "Più abbiamoa chefare gli 111c1oi n gli altri, meglio ci l·omprenderemo ". Q1wleJe:.,io,ie i pacifisti posso,io trnrredal conflittobt,lcanicos11\/'ersantedella spillosaq11estio1d1ella co11vh·e11mzaultiemica? Nei Balcani e nell'Europa Orientale troviamo la pane più malata del corpo europeo. Qui sono scoppiate due esigenze contrapposte: la valorizzazione dell'identità senza subordinazione a null'altro e l'esigenza che le diverse identità imparino a coabitare sotto un tetto comune, che non potrà più essere lo statonazione. Dobbiamo ricercare un tetto comune sovranazionale, europeo. Di fronte ai rivendicazionismi etnici si deve affermare il valore della convivenza tra diversi e la necessità di ordinamenti pi uri-culturali dove le diversità abbiano cittadinanza e visibilità, senza pennettere nessun integralismo. Il pacifismo dovrebbe più che mai fare proprio il valore della politica per la convivenza e affcnnare la supremazia della cittadinanza sull'etnia.

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