Linea d'ombra - anno XIII - n. 107 - settembre 1995

RICONOSCENDO .., ' ,.. , .. ,,,, , 1• tll t•I I I : :. I• "lii.I I I : :. •Il • •.••,,,• ,• t LEORMDEICHCIl ···...:: : :.:..:·...... HAPRECEDUTO SI '' ' .'.,.'''' '.'.'" ' ' ''. t' I Il I Il I 't' I I I' ' I ' I I • 'I I ' "Il '' •• I I' I" I I I VA VANFTIN ,... , ., ..,,., ,,,,. • - ' I I I' I I ' I' Il I I' I' ' 'I CH, E SISCORGE IN- ..:··..·· · ···· ····· · I I 'Il I I I I I 'I t I' I NANAZNI OUI NA : Per questa uchiedeiabbonarti. Perché 1·1 ,·.· .. •,

ùv N. Tolstoj DENAROFALSO Un racconto-pamphletsulla potenzacorruttricedel denaro. Lire 12.000 Aldo Capitini LETECNICHEDELLANONVIOLENZA Lire 12.000 "Voices" GU SCRITTORIELAPOUTICA NordeSud,EsteOvest,Guerrae Pace.Neparlano: 8011,Chomsky, &o, Gordimer,Grass,Hall, Ha/liday,Konrad.Rushdie,Sonrag. Thompson, Vonnegw. Lire 12.000 GiimherA11derslMORTI.DISCORSOSULLETREGUERRE MONDIAU. Lire 12.000 Alb,echt Goes LAVITTIMA Cristiani ed Ebrei al tempo di HitJer.Lire 12.000 APROPOSITO DEI COMUNISTI A. Berardi,ielli,G.Bet1i11L, Bobbio,M. Flores,G. Fofi,P.Giacchè,G. Umer, L Ma11cot1Mi,. Sinibaldi,con il PiccoloMa11ifes10 di ElsaMorante.Lire 12.000 HeinrichBoli LEZIONIFRANCOFORTESI Poeticae morale.culturae società.Lire 12.000 "Voices 2" ILDISAGIODELLAMODERNITÀ Amis, Beli, Bellow,Briefs,CastoriadisD, ahrendorf. Galt,mg, Ge/Jner,Giddens, lg11atielf.Kolakowski,Lasch, Paz. Rotluchild, Taylor, T01,roine, Wallerstei11. Lire 12.000 Amo Schmidt IL !,EVIATANO seguitoda TINAO DELLA IMMORTAUTA. A cura di Maria Teresa Ma,uialari. Lire 12.000 FrancescoCiafaloni KANT E I PASTORJ Identità e memoria, campagna e città, ierie oggi, Italiae America, destra e sinistra.Lire 12.000 UN LINGUAGGIO UNIVERSALE Le intervistedi "Linead'ombra" congli scrittoridi linguainglese: Ballard,Bames, lshiguro,K11reis'1Mi,cEwar1R, 11shdie, Swift (GranBretagna), Ba11ville (Irlanda), Galltmt, /g,iatieff,011daatje (Canada). Breyte11bochC,oetz_ee, Gordimer,Soyinka (Africa), Desai,Ghosh ((ndia), Frame (NuovaZelanda).Lire 15.000 VIOLENZA O NONVIOLENZA Engels,Tolstoj.Gandhi,Bcnjamin,Weil,Bonhoeffer, Caffi,Capitini,Fanon,Mazzolari,Arendt, Bobbio, Anders. Lire 15.000 Marco lcmbordo Radice UNACONCRETlSSfMA Ul'OPIA Lavoro psichiatrico e politica. Lire 12.(X'X) TRA DUEOCEANI Le intervistedi "Linead'ombra" con gli scrinori statunitensi: Barth, Bellow, Can•er,De UJ/o, Doctorow, Ford, Gass, Highsmith.Morriso,1,Ozick. H. Roth, Singer,Vonnegut. Lire 15.000 Riccardo Bauer LA GUERRA NON HA FUTURO Saggi di educazione alla pace: le tattiche e le strategie, le tecniche e gli strumenti per costruire insieme un mondo meno intollerante. A cura di Arturo Colombo e Fra11coMereglietti. pp.128, Lire 12.000 Sa/man Rushdie ILMAGODIOZ Un grande scrittore analizza e discute un classico del cinema musicale e fiabesco. pp. 96, Lire 12.000 S6re11Kierkegaard BREVIARIO L'etico, l'estetico, il religioso: alle origini dell'esistenzialismo. A cura di Max Bense. pp. 96, Lire 12.000 PER ELSAMORANTE La narrativa, la poesia e le idee di uno dei maggiori scrittori del '900. Parlano: Agambe11,Berardinelli, Bellin, Bompiani, D'Ange/i, Ferroni, Garbo/i, Leone/li, Lollesgaard, Magrini, Onofri, Pontremoli, Ramo11di110R,osa, Scarpa, Serpa, Sinibaldi. pp. 272. Lire 15.000 SCRITTORI PER UN SECOLO 151 rotoritratti e 104 fotografie di contesto storico e biografico a cura di Goffredo Fofi e Giov<umiGiovannetti. pp. 338, Lire 18.000 Aldo Paltru.eschi DUE IMPERI.., MANCATI. Una dura requisitoria contro la guerra, da pane di un poeta reduce dalla prima guerra mondiale. pp. 192, Lire 15.000 Diane Wei/1-Ménard VITA ETEMPI DI GIOVANNI PIRELLI La biografia di un intellettuale atipico: i suoi dilemmi e le sue scelte politiche e culturali. pp. 192, Lire 15.000 Gaetano Salvemini I PARTITI POLITICI MILANESI NEL SECOLO XIX. I saggi e gli interventi di un grande storico

Oiret.iQII~: Marcello FIOJCS. Goffredo f-ofi (Dirmor~ r~spo,m1bif~). Albcno Rollo, Gruppo r~Jazio,wf~: Mario Barcnghi, Alfonso Bcra.rdioclliP, aolo 1knine111,Gianfranco Bettin. FrancescoBinni. Maris.aBulghcroni,MarisaCan.mclla. LucaClcrki. RiccardoDuranti. BrunoFalcetto. Pinllttia Fcrrari, FabioGambaro. Pitf'giorgioGiace~. Filippo La Pona, Marcello Lomi. DaniloM:mera.Roberu Mauanti, Paolo Mcrcghcm.SantinaMobiglia, Luca Mosso, Maria Nadoui. MarcoNifantani. Or-estc Pi,cua. Giuseppe Pontremoli,Fabio RodriguezAmaya. Lla Sacerdote,Albcno Saibenc. MarinoSinibaldi. Paola Splendort. Collaboratori: DamianoD. Abeni, AdelinaAletti.O,iara Allegra, EnricoAlleva. LiviaApa, GuidoArmcllini, GiancarloAscari, Fabrizio Bagaui,Laura Balbo, AlessandroBaricco,Matteo Bdlindli, S1efanoBcnn1, Andrta Berrini,Giorgio Bert. LanfrancoBinni,Luigi Bobbio,NOl'beno BobbtO. MarillaBoffi10,Giacomo Bordla. Franco Brioschi,GiovannaCalabro. Silvia Cal:unandrci,IsabellaCamerad'Afflitto. Gianni Canova. RoccoCarbone,CaterinaCa,pinato, BrunoCanosio, CesareCases, FrancescoM. Cauiluccio.Alberto CavaglK>ftR, oberto Cu.zota, FrallCe!oCOiafaloni,Giulia Colacc. PinoCorrias, VincenzoConsolo, Vincenzo Coctinclli,AlbertoCristofori, Mario Cuminctti,Peppo Dclcon1e,Roberto Delera, PaolaDella Valle. S1efaoo De Maueis.Carla de Petris, PieraDctassis,VittorioOini, Carlo Donolo. EdoardoEsposito,Sa\·erio Esposito, Giorgio Fcrrari, Maria Ferretti, Antondla Fi«i, Ernesto Franco, Guido Franzinc1t1G, iancarlo Gaeta, Alberto Gallu. NicolaGallerano, RobertoGaui, Filippo Gent1loni.GabriellaGiannachi,GiovanniGiovanncul, PaoloGiovanncui.GiovanniGiOOiciB, iancaGuidct11 Serra,Giovanni Jtrvis, Robcno Koch, Gad Lemer. Stefano Levi della Torre. EmiliaLodigiani.Mimmo Lombcu:i, MariaMadema. LuigiManconi, MariaTeresa Mancblari.BrunoMari, Ell\3nuc:laManini, Edoarda Masi. RobertoMcnin,Mario Modenesi, RenataMoluuri. D~go Mormorio,An1ondloNegri,Grazia Neri, Luisa Or-elli. Ak:sr.andraOrsi, MariaTema Orsi. Arm,mdoPajalich, Pia Ptra, Silvio Pcrrella,Cesare Pianciola,Guido Pigni, Giovanni Pillonca,Pietro Polito.Giuliano Ponwa. Sandro Porttlli, Dario Puccini,FabriziaRamondmo,Michele Ranchelli,Emanuda Re, Luigi Re1tani. Mruoo R~1elli, Marco Re\·elli,AlessandraRiccio, PaoloRosa. Roberto Rossi.Gian Enrico Ruscooi,NanniSalio, Domenico Sca,pa. Maria Schia\·o,Franco Serra.Francesco Si~i. Piero Spila, AntonellaTarpino. FabioTerragni. AlessandroTriulzi,Gianni Turchena. FedericoVareM:, BrunoVenta\·Oh,EmanueleVinassa dc Regny,Tullio Vinay, llala Vivan.Gianni Volpi. ~gr~teria di r~daz.jon~: Scn:na Daniele Progelto grofico: Andrea Rauch Pubblicità: Miriam Corrad1 Esteri: Pmoccia Ferrari Abbonamemi: Daniela Pignatiello Amministrat.ion~: Patrizia Brogi Haruw CQlltn'buito offa prepara:ione di questonumuo: Annclis.aAddolorato,Giovanna Bus.acta,PaolaConcari. MicheleNeri. MarcoAntonioSannclla, BarbaraVerduci, le agenzie foc.ogni.fidiCe ontrasto, EffiglCe Grazia Ntri. 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Joaq11in Sokolowicz., Alex Llmger Tra un libro e l'altro Un'antica donna italiana Laicismo e speran1.:a La fatica della speranza Il pacifismo che vorrei ti cura di Emtmuele Rebuffini Ex-Jugosiln-ia Europa e Bosnia Hibt1kusl,a: dopo l'atomica A Hiroshima oggi Hiroshima e Nagasaki: una cronologia Le due 10mbe Il romanzo giapponese tra oblio e memoria L'atomica nel cinema giapponese Anni Trenta: amici e maestri a cura di Doriano Faso/i Una ferita che non si chiude a cura di Kei•in Com,olly Felicità di Wallace Stevens Stllvàre lt1 memoria: un progetto di scrittura Una scrittrice australiana Kureishi tra Prince e Rushdie La narrativa di Russell B:mks Heinrich Mann sul nazismo Lenure. recensioni, segnala.1.ioni Giorni di scuola Orcnthal e Otello La copertina di questo numero è di Guùlo Pìgnì Abbonamentoannuale: ITALIAL. 85.(XX), ESTEROL. 100.000 a me;,zoassegnobancarioo e/e postale n. 54140207 intestato a Linea d'ombra o tramite cana di credito SI (si veda il tagliandoa pagina2). f m(ln<>scrittinon \'engono r~s,imiti. Sipubbficano poesie sofosu richiesta. Dei t~sti ,li cui non sfomo in gmdo di rintracciare gfi m·emi diriuo, ci dichiariamo pro11Iia 01tem1H!rare agfi obblighi refatil'i.

4 RICORDODI GRAZIA CHERCHI TRAUN LIBROE l' ALTRO GoffredoFoji Ci sono due modi per ricordare una persona cara scomparsa: q~ello_pc~n_alea,f~euivoe, quellooggettivo.la suafigurapubblica e I suoi menti. Ho ncordato Grazia in questo secondomodoper "li Mattino" di Napoli e per le pagine della domenica de "Il Sole•24 Ore", cercando di spiegare quale fosse il lavoro di Grazia. il suo ap~no ali'editoriacalla storiadellaleueraturaitalianadi qucs1i anni. Aggmngoqualcosadì personale.ConGraziaho instancabilmente affettuosissimamenteJX)lemiz.zatpoer più di trent'anni, con lunghi pe~OO~ ~i relativ~distanza(gli anni Settanta,quand'ero a Napoli),e penod1inveced1confrontoquasi quotidiano. Le telefonateall'alba dalla redazione di "Linea d'ombra'', dove io arrivavo attorno alle sette(per anni incroci;.1taequellesue o mie conOreste Pi vetta)sono st.a~ep. e~esempio,una sortadi ritoquotidianodei lunghi.intermina• b1h anni Ottanta dell'ipocrita, informe. spesso disgustosa città di Milano. Lei aveva letto qualcosa - un libro, un articolo - o visto qualcosa - un film, una persona- e così io, e ci scambiavamole impressioni,le idee.A voltei pareridivergevanoe poteva finireche Grazia,irritatadai mieigiudizi.riabbassassebruscamentelacomeua, ~ c~ io inventassi.per troncare,qualche lavororedazionaleurgcnt1ss1mo. A volte come "direttore·•della rivista le rifiutavoun pezzo, protestavo di averle chiesto una recensione e mi aveva dato una "'divagazione",un pezzodi "diario pubblico".Teneva il broncioper GollredoFoli,GrazioChe<chPi,ierg<><BgieollocchioF.otoVincenzo Cott1nelli. qualchegiorno,poi lasciavaperderee. apparentemente,dimenticava, salvo ricordarmi ad anni di distanzadi esserci rimastamale. Cena• men1emolto più di quando lei mi consigliavadi cestinare un mio articoloripetitivoo azzardatoo- più frequentemente- tirato via, e io. novesudicci, eseguivo.Ma lamattinadopoo duemaninedopo -chiamavo ioochiamavaleiindifferememente-laconversazione ricominciava. Era spesso spontaneo che senza rendermene conto "usas~i··Graziaperquellocheerail suolavoroe leleggessialtelefono un articolo,una nota, peraverneunp.mre: ceco allorail consigliodi alle~~rire ceni ~i troppo polemici, di essere più stringato. di sost1tmreun aggetuvo... Faceva l'"editing" anche per telefono! E naturalmente fece l'editing di quasi tutti i libretti che ho messo insiemenegli anni, e naturalmentegratis. Questa della ··gratuità" è una cosa di cui tra noi non si è mai parlato,salvoa voltasbottarecontrocene ingiustiziedell'economia e dcli'editoria, Era unadelle cose cheappartenevanodi piùa un certo giro ristretto di persone. forse anche a una parte di generazione. Nessunotenevamai il contodel daree dell'avere; isuoi o i mieisoldi fin_ivanov,incendola lororitrosia,nelletaschedi amici più poveri di noi che indovinavamoin difficoltà. cosl come - parlo per me - soldi di amki più adulti o ..ricchi" sono finiti cosl spesso in passato nellemie tasche.Unapartilaapena. chi ha dàe chi nonhaprende. lo, poi.nonhomai avuto loscrupolodi chiedere,e se noneradenaroera unpranzo,un cinema, unviaggio. Ci si vergognavaquasi,quandosi venivapagatibene perun lavoro.eci si affrettavaa fartornare i conti liberandosivelocementedel superlluo. Lo stessoavveniva,e perfortunaavvieneancoratrachi è rimasto, anche con le idee. Quante idee ha regalatoGrazia agli amici che curavanocollane,riviste,paginedi quotidianio settimanali.trasmissioni radiofonicheo televisive,librerie,associazioni,convegni? E lo stesso avveniva con le persone: di quanti •·contatti'', di quante amicizie,e magaridi quanti amori non è stata pronubeGrazia1Far conosceretradi lorolepersonecheslimavaeraquasi un lavoroedera certamenteun impegnomorale.Avevatessuto,Grazia,una fitta rete di rapporticdi scambi.o anchepiùreti, poichéa volleun certo"giro"

era impossibilechepotessecomunicaredavverocon un altro "giro··, edera bene, finoache nongiudicavasuperabilicerte banierc, tenerli separati. (Lo stesso faceva Elsa Morante: "X non ti piacerebbe, è troppodisimpegnato",ma primao poi ritenevail momentomaturo. e nascevanograndi amicizie.) Sul fondo solitaria e. come tuui i solitari, umorale, era anche capace di rompereun'amicizia in due e due quatlfOe senza.spiegazioni; bastavaa volte l'irritazione perun'opinione. o peruncomportamentochegiudicavasbagliati.oche, inqualchemodo, le rivelavano il verocarattere di unapersonacheprimanonavevacapito. La sua capacità di confidarsicon gli altri era limitata.mentreera immensa lasuacapacitàdi raccogliereconfidenze.Moltissimi"segreti",credo. sonomorti con Grazia. Ognuno è fattocome è fotto,e il suo caratteree il suo destino si fissano presto, salvo grandi avvenimenticollettivi.Questi avveni• menti io me li andavo a cercare, Grazia. meno avventurosa,non li evitava ma non li cercava. C'era stata continuità nella sua vita. e scavo,approfondimento,misura- negliaffettie nelle idee.Talora. gli uni e le altre si confondevano troppo, e talora le idee erano ostinazionesu valori(lodevole)e su analisi (meno lodevole,poiché i tempicambianomoltovelocemente).Macome volerglienc?Grazia era una personafedele.unadelle più fedeliche la mia generazionee quelle successiveabbianopotutoconoscere.E certamenteunadelle più generose.e nei nostri '"giri"forse la più generosa. UN'ANTICA DONNA ITALIANA Giol'a111G1iudici Al lavoro. e subito! Come dopo ogni sconfitta. tale dovendosi considerare nella vana lotta contro il destino la perdila di Grazia Cherchi.questo mi sembra il più urgentee giusto imperativo. È una perdita che ci ferisce: tanto nel cuore quanto ncll'intclleuo. nel privato e nel pubblico, nell'im1ncdiatopratico e nell'ideale. Al lavoro! Il che vuol direcomportarcicomese Graziaci fosse ancora: con i suoi incitamenti.con i suoi folgorantigiudili, col confortoe la rassicurazioneche ci venivanospessodallo scoprircid'accordo con lei. Sì. al lavoro! Subito, al di là del dolore: che non è più suo. ma ormai soltantoe tutto nostroe dunque nonesente da un sospettodì sfumatureegoistichec. inqualchemodo."colpevole"al confrontodi quell'esempiodi dedi,ione edisinteresseche fu la suavita.Ecco.per quanto mi riguarda:a chi confiderò le mie angosce private e personali?Achi leggeròimieiver.,;ni ellatrepidaattesadi un~uo·•cisiamo" o ·•nonci siamo"'?Dachi mi lasceròpef\uadcre a~uperarccertezone morte di apatia. di pigri,ia o (secondo un lessico "igna1iano") desolaciò,r'? Conchi potròcondividere1·onocente¼:ocodicesegreto di semiserieconvcrsa.7ioni'E! h sì: una"dclica1alirica... la"'gaiacìuà di Abbiategrasso"'.il "trionfo" di conferenze o letture tenute a un pubblico di 0110pef',One.una ··pellicola" per dire un film e per alludere alla mia ,;cadentecultura cinematografica. la ..,rn1ione ferro\•ittria". una''lampadina elettrù.:l.l. (ahimé.nonho fattoin1cmpo a comunicarledi aver trovatoperfinoinThomasMannquesl'ultimo puntuali7lante ~inrngma!.).. Pensi chiunque ne abbia condivi,;o 1·amici1iao laconsuetudinea '°'tituire peruso proprioe personali7• zato que,1i divef\i in1errogativi.Di noi sapeva 1ut10.quasi tuno: niente.qua,i niente noi si sapevadi lei. In fondo ci face\a comodo PERGRAZIA CHERCHI 5 pensarea un'intelligenzasenzaproblemi.·'Chim'accompagneràpei campi?" suona un verso di Ungaretti.A chi telefoneròstamattina? Grazia lascia dietro di sé una grande (e. vorrei sperare. non effimera) eredità di affetti. ma (perché tacerne?) anche non poche tracce di risentimento in quella che siamo soliti definire "società letteraria".Eciò a causadel 1· estremorigorechecaraueriz1..aviasuoi quasi sempre lapidarie fulmineie ben centratigiudiziche tali erano soprattutto per una semplicee onesta ragione: il non voler stare al giuoco. l'insoffcrcnzaperii quie10viveree per la saggiaamministra• l.ionedelquotidiano.Qualchevoltapotrò,quei giudizi,nonaverlidel 1uttocondivisio, viceversa.potràesserestata lei in (sempreamichevolc)disaccordoconmc.Maquandomiconvinseateneresull'inser• to "Libri" dell'"Unità" la rubrica '"frcntarighe", mi parlò di una rubrica nondi ·'stroncature"(dellequali nonsarei statocapace).ma (proprio cosl) di "'beneficenw": "Sa, per esempio, libri dei quali nessunoparlao parlerebbe".Hocercato,quandosi poteva.di seguire lasuaindicazione.Rigorosamentelaicanelpensiero,avevain sé ben viva la virtù cristiana per eccellenza: la Carità; e. insieme ad essa. quella pietà che nasce dal senso comune e (come ha ben scritto qualcuno)da unasempre vigile ironia.Però lacosa più bellache mi sia venutodi pensare su Grazia è che era 1111 ·anticadomw italiana: assolutamentenegataa ogni fonna di praticità,sapevaessere(e non tropposegretamente)romanticae sentimentale.Nonpernullaaveva scelto per la sua rubrica settimanaleil 1i10lopucciniano Un po' per celia (tacendoquel che segue).Toccatadallamia richiestadi sentire inunpianobar.dov'eravamoandali insiemead altriamici,lacanwnc Spi11gule frtmgese completamentesconosciuta al giovane pianista, mi aveva regalato per il compleanno il disco di Murolo, più dieci pacchettidi Toscaniextravecchi.Ma soprattuttodeplorava unamia (a suodire) "scheletricamagrezza··.mi accusavadi "non mangiare'' e nondì rado mi costringevaad accettare in dono. quand'ero solo a Milano.avventurosecibarie. FotoVincenzoCottine.,

6 RICORDODI JOAQUIN SOKOLOWICZ LAICISMOESPERANZA GoffredoFojì L'estate del '95 ci ha strappato Alex, ci ha strappato Grazia. ci ha strappato Joaquin. Alex si è ucciso - vittima della politica e dell'ostinazione a voler dare il proprio contributo al miglioramento del mondo.o quantomenoal suo non-peggioramento. ..Ogni persona è responsabile del proprio tempo ... ha scritto Corrado Alvaro, hanno serino con altre parole molti dei nostri maestri. Alex lo sapeva bene, come lo sapevano bene Grazia e Joaqufn, mani invece di cancro. la "malattia del secolo". JoaqufnSokolowiczcm natoa BuenosAires nel 1937,figlio di ebrei polacchi fuggiti dall'Europa. Dell'ambiente e della cultura della suainfanziahaparlatosu''Linea d'ombra". Parlavayiddish e ne era orgoglioso. Una mattina, a Milano. nell'albergo in cui alloggiava e in cui ero andato a trovarlo, scopri che era ospite anche Cynthia Ozick, la scrittrice newyorkcsc che "Linea d'ombra" tradusse per prima, a Milano perché da Garanti era uscito un suo libro. Jooqufn sapeva che Cynthia Ozick parlava yiddish e volle che gliela preseniassi per questo. perii gusto di dialogare in yiddish con qualcuno. (In realtà faticarono a capirsi: l'yiddish della Ozick era scolastico e con accento statunitense, quellodi Joaquf n vissuto e con accento, più che spagnolo, po11e1/o.) In Italia era venuto nei primi anni Sessanta. per spirito d'avventura. al seguito di amici "artisti rivoluzionari''. Da giovane recitava. e lo si è visto, diceva (ma io non lo ricordo. non ho più visto il film da allora. e mi aveva fatto una brutta impressione!), in Sierra Maes1ra di Giannarelli, dove si pretendeva di ·•estraniare'' e "auualizz.are" la lezione guevarista sui monti della Sardegna. con gran contorno di ideologiaedi retorica cinematografica d'epoca. Amava Totò.e una volta. dalle parti di NaJX)li.aveva assistito. diceva, a una specie di commemorazione cui anch'io avevo dato il mio contributo. ma nessuno ci aveva presentati. Sessantottino mue-litteram. aveva finitocol trovare lavoro come giornalista radiofonico. cercando di contribuire in questo modo-con inesausta curiosità ma con preciso senso della misura - alla maturazione politica del nostro paese. illusione di tanti e di sempre. È grazie alla radio che l'ho conosciuto. ascoltando assiduamente. anni fa, il Terto programma e il suo giornale radio. L.:1 voce piena e sonora, un acccntocomenuto ma individuante, parevano di uno che avesse studiato dizione. e le idee erano di uno che delle idee non aveva paura. Chiaro. conciso. le sue infonnazioni aiutavano davvero a capi"' meglio cosa stesse accadendo nel Medio Oriente. in America Latina. A volte, la domenica mattina. si potevano ascoltare lunghi servizi in cui "montava'' con estrema perizia interviste raccolte ··sul posto" su una situazione o un argomento: la guerra del Golfo, le elezioni in Argentina, le prospettive di pace in Israele ... La sua professionalità. era straordinaria perché straordinarie erano la sua intelligenza politica e la sua capacità ''didattica•·_ Mai prevaricante. laicamente attento a far capire le ragioni (e i torti) delle pani in causa. Joaqufn era, per l'incontro, nel mestiere. della competenza e della tensione morale, un'eccezione. Ho conosciuto pochissimi giornalisti nei quali avvertissi questa tensione e questa fusione, e ne conosco sempre di meno. A sinistra. poi. dove il ··laicismo" semplicemente non esiste e ci sono solo ideologia e propaganda (pen~iamo al caso di Cuba, al modo come ci si infonna su Cuba da pane di sostenitori accaniti e ipocriti di Fidcl e di denigratori spesso eccessivi. come i ··pentiti" alla Vertone che infonnano sulla politica e sono inattendibili ieri come oggi) Joaquin Sokolowicz rischiava dì sembrare una mosca bianca. Fu questo il motivo per cui, tramite un amico che lo conosceva, gli chiesi di scrivere per""Linca d'ombra'', e fu questo il motivo per cui. salvo il breve periodo del primo ·•L'Indipendente'', nessuna testata, tantomeno a sinistra. gli ha mai chiesto prima di ''Linea d'ombra" di trasferire le sue competenze dalla radio alla stampa. Va da sé che Joaqufn collaborò con "Linea d'ombra" e più di recente con ;,La terra vista dalla luna" sempre e del tutto gratuitamemc, come pressoché tutti i nostri collaboratori. Dovrei ricordare anche le sue qualità umane- tante. E il forte senso di appartenenza che gli veniva, bensl laicamente anche in questo caso. dall'origine ebraica, che mai innul sulla sua capacità di giudizio nei confronti della JX)liticaisraeliana e palestinese (si veda il suo saggio Israelianie palestùtesi, edito da Garzanti nel 1989, di cui stava preparando un aggiornamento e una nuova versione). E la sua splendida famiglia, Iris con Bruno e Fabio (anche questo serve. per farsi un giudizio di una persona). E la sua inesausta curiosità. il gusto dei nuovi incontri. la passione con cui si infervorava parlando di politica, ma anche di romanzi, di tanghi, di film. Colpiva soprattutto la suaassenza.tssoluta di cinismo in un ambiente, quello del giornalismo. cui il cinismo sembra essere connaturato. In Joaqufn non riscontravo l'ollimismo della volontà, ma proprio un ottimismo di fondo, la convinzione che nonostante tutto il mondo avrebbe potuto migliorare, e che a questo si dovesse. nel proprio piccolo, contribuire tuni con le virtù che Joaqufn possedeva in massimo gr.1do. della paz.icn1..ad, ell'ironia, dell'attcnz:ione.

RICORDODI ALEXANDERLANGER 7 LAFATICADELLASPERANZA Gia11fra11Bcoetti11 La spcran1..a. in alcuni. è come unvizio. diceva ElsaMorante. È qualcosa che indebolisce e consola. vacuamente, che fa fuggire dalle responsabilità. In altri, invece. è un dono gelosamente custodito, vissutosolopcrsé. Unasperanzaegoista. Inalcuni. finalmente, la speranza che si accende alimenta uno sforro: quello di recarla anche ad altri.di farlavivere nel nusso della vita comune. nei suoi inciampi. nelle sue potenzialità. nei drammi, nelle sconfitte. nelle inccne11...c. È una speranzache s•intrecciaal sensodi responsabilità e che anzi lo nutre e loscalda. lo illumina. È ciò che di più distante sia pensabiledal vacuoconsolarsio illudersi. È fortadi annunciare cdi reggereil ixsodi un cambiamentopossibile,nonregalato.bensì forgiato nel vivo del tempo. Alex L·rngeravevasaputo, a lungo,portarequesto peso. Aveva saputo farsicarico della fatica creativa della speranza. Alcuni anni fa scrisse una Leuera a San Cristoforo, il santo dipinto in tante chiesette di montagna che Alex. r.'tgauo. incontrava nelle sue passeggiate e di cui sentiva narrare la s1oriadalla madre. ScrisseAlex: ;'Tu eri uno che sentiva dentro di sé tanta for;.ae tanta vogliadi fare,chedopo avermilitato-rispettato eonoratoper la tua fortae per il successodelle tueanni-sotto le insegnedei più importantisignoridel tuotempo. ti sentivisprecato.Avevidecisodi voler servire solo un padroneche davvero valesse la pena seguire. una Grande Causa che davvero valesse più delle altre. Forse eri stancodi falsagloria.e nedesideravidi quellavera.Non ricordopiù come ti vennesuggeritodi stabilirti allariva di un pericolosofiume per traghcuare - gmzie alla tua forLa fisica eccezionale - i viandanticheda soli nonce la facessero,né come tuabbia acceua10 un così umile servi1io che non doveva proprio apparire quella GrandeCausa della quale- capivo-dovevi essere assetato.Ma so bene che era in quella tua funzione. vissuta con modestia. che ti capitòdi essererichiestodi unservizioa primavistaassai ·aldi sotto· delle tue forLe: prendere sulle ~palle un bambino per portarlo dall"altraparte. un compito per il quale non occorreva certo essere un gigante come te e avere quelle gambone muscolose con cui ti hannodipinto. SolodopoaveriniL..iatola traversatati accorgestiche avevi accena10il compito più gravoso della tua vita, e che dovevi mettercelatutta,con unestremo sforzo.perriusciread arrivaredi là. Dopo di che comprendesti con chi avevi avuto a che fare. e avevi trovato il Signore che valeva la pena servire..." La tr..wersatadifficileche. secondoAlex.si doveva fare.segucn· do l"esempiodi Cris1oforo,era quella che conduceva dalle false cause. dai falsi valori alle cause giuste e ai valori buoni del noslro tempo. La sua idea di ecologismo. alla quale si è dedicato precoce• mentee che l'ha assorbito finoall'ultimo. racchiudevatuttoquesto. rovesciava i principi e gli obieuivi della società che sul motto olimpico, si era modellata per essere pili veloce. più alta, più forte. in una corsa folle e autodistruttiva. Per invenire questa rott;t per realiaarc un modelloalternativo Foto AJmosioeCovicchiooGi/. Neri -che Alex. inopposizione appuntoal cilius,alti11s.for1ius voleva ispirato al lelllills, profimdius.sum'i11s. al "più lento, più profondo. più dolce" - "non basteranno lapaura della catastrofeecologica o i primi infarti e collassi della nostra civiltà''. Ci vorrà. diceva. scrivendo al santo traghettatore... una spinta positiva. più simile a quella che ti fece cercare una vita e un senso diverso e più alto da quello della tua precedente e!oiistenLd..iaforLa e di gloria. La tua rinunciaalla fora e ladecisionedi mettertial serviziodel bambino ci offre una bella parabola della 'conversione ecologica' oggi necessaria". AlexLangeravrebbe avuto per sé. ricevuteindono alla nascita. risorsee qualità tali da oucnere qualsiasi livellodi gloria mondana concessoa chi condivida, di questa società. valorie obiettivie stili dì vita.Come il suoCristoforohainvcccdecisodi meneretali risorse e qualitàal serviL..idoi unacausa radicalmentediversa. Ha accettalo la fatic.:,di traghettareoltre lacorrente i viandanti che lo volessero o ne avessero bisogno. Quella dì San Cristoforo è anche una paraboladel suo tragitto esistenziale e politico. Alex. che aveva in sé il dono della speran,.a. ha scelto di radicarla ovunque fosse necessario. in chiunque volesse condividerla. Ha speso così la sua viia. cercando e favorendo il dialogo tra i diversi. cercando e favorendo lo sviluppo di nuovi modelli di vita e di organizzazione sociale.oltrepassandoconfinie rispcuandoradici.Cercando.infine. di riaprireuna viaalla!-iperJ.n7l_ad.adoveoggi è forsepiùostruita, più offesa: nelleregionidcll'ex•Jugoslaviae inpanicolare inBosnia.La straordinariaespcrie1ll..dael "'VeronaFomm'' nasceda unasua idea semplice e impervia a un tempo: far discutere insicrnc tutte le componenti cx-jugoslave disponibili a non lasciare la parola solo alle amli. Tunavin. osservando con sgomento che nulla riusciva a impedire lostr..lliodegliinnocentiin Bosnia.eragiuntoa fonnularc, con personale disagio ma con fonc convinzione. la proposta di un interventoarmatodella comunità intcmazionale. Lo fecechiedendo garanzie sull'uso delle anni e sul comando delle fortc, affinché fossero davvero espressionedi una logica di legiuima difesa, e vi aggiunse lapropostadi un corpodi "caschi bianchi". volontaridella

8 PERALEX LANGER p.1ce. da affiancareai soldati con i caschi blu. Provocòuno scandalo fra i pacifistie una sinistra scopertasi la più "buonista•·del mondo sui faui della cx Jugoslavia(e che ha continuatoa opporre slogane belle preghierine a chi diceva di fare qualcosa, concretamente. subito.per fennare ilmassacro, giungendoalla vergognadi trattare personecomeAlex. lemolteixrsoneche in questiannisonoandate su e giù per la cx-Jugoslavia a documentare, a recare aiuti. a manifestareecheadessononne(X)tevano pilidi vederimpunemente uccidere, come se fossero dei qualsiasi guerrafondai). Alex ha insistito. e con più forza ancora dopo il massacro dei giovani di Tuzia, cittàche aveva specialmente"adottato". È stata lasuaultima fatica.conquellaprofusanellapreparazionedi unacampagnacontro gli esperimenti nucleari francesia Mururoa. Sonostatocon lui nellaex.Jugoslavia,qualchevoha.Ogni volta. ero ammimtodallasuacapacitàdi coinvolgersinellesingolesituaLiO-- nì, di ascoltare tutti, di annotarsi le cose da fare. di pianificaregli impegni nuovi assunti dopo quelle visite. Ammirato, ma anche spaventatodel peso che tuttociò aggiungevaal già fortissimocarico che Alex. e chiunque lo seguissesu quella strada, si sobbarcava. È facile. terribilmentefacile.direoggi chequesto peso loha schiaccia· 10.Noncredo sia stato soloquesto, anche se il richiamoevangelico agli ''oberati e stanchi" contenuto in uno degli ultimi messaggi è comunqueesplicito.Aquel peso. penso,dev'essersiaggiuntodell·al• tro, qualcosache potessespingere in fondoaquelladisperazioneche è il trattodominantedellesue ultimeparole.Stanchezza,dispcrazio-- ne: quanto c'è voluto per fennare la traversata di questo nostro splendido. indimenticabile amico! Cose accumulate nel tempo. fatichee amarene. solitudini.E poi la percezioneche il tempodella speranza.sul pianostorico,si è fattopili incertochemai,e checoloro che ne sono chiamati a reggere il peso e a ne accettano il rischio diventanosempremenoescmprepiù isolati.Che ilprezzochesi paga a essere "portatoridi speranza"è ogni giorno più alto. Inoccasionedellamortedi PetraKellyedel suocompagnoaveva scrittoparolecheoggi molti hannodovutocollegareallasua propria vicenda: "Forse è troppo arduo essere individualmente degli Hoff111mg.ura11ger, d i portatoridi speranta: troppele attesecheci si scn1caddosso, lroppc le inadempienzee le delusioniche inevitabilmente si accumulano,troppe le invidiee le gelosie di cui si diventa oggetto. troppo grande il carico di amore per l'umanità e di amori umani che si intreccianoe nonsi risolvono,troppa ladistanzatra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere". Questa distanza, Alex cercava di colmarla il pìù (X)SSibile. Cercavaanchedi nonfarlo"individualmente''avvertendola trappola che inquello sform generosoera nascosta.Ma occorre avere buoni compagnidi stradaperriuscirci.Alexnehaavuti,manonabbastanza. Altri ne ha perdutie moltissimiche avrebberopotutoesserlonon se la sono sentita. Altri ancora, alle sue spalle. si facevano largo solo cercando spazio per sé, gente che non valeva un briciolodelle sue qualità.Questo è stato veroovun<1uen,elladiaspora politicadopo la fine della nuova sinistra, nei movimenti pacifisti. tra i Verdi. cioè ovunqueAlex si sia speso. Perdare un'idea del rapportotra Alexe i Verdi italiani.ad esempio.basti pensareche lui,che piùdi ogni altro ha contribuito a fondarli e a rappresentarli. al meglio. ,;u scala intemaLionalc.non è mai stato, nei faui. una figura che conta,;sc davvero. Non è mai stato riconosciutocome elemento dirigente e quandoha "osato··porrelapropriacandidaturaa ponavocc na,ionale del movimento.denunciandoil ri,;chiodi deri\'e e degencr.1tionì. è \lato brutalmente ,;confittocd emarginato. Vice\'er.a. un poli1ico navigati,;,;imocome Ripadi Meana. non appena sceso dalla barca ,ocialhta. è as,;unoai \'enici dei Verdi italianiin unbatterd'occhio. Fol'\CAlexnoneraadattoaquestoambiente,noncr-.at ggrc,sivo. nonernduro.e nemmenoera unabile1e,-.itorcditramepolitiche.Era. semplicemente,ilmigliore,ilpiù limpidoecoerenteesponentediuna generazioneche ha fattodellasperanzaedel suo inveramentostorico l'obieuivo della vita e la sostanzastesso del proprio impegnonella politica,nellacultura.nellasocietà.LadifferenzatraAlexetanti altri. però,consistevanelsuoprendereveramentesulseriogliimpegni.nel cercaredi dar seguitoconcretoalleparole.Quantafaticadev'essergli costato.qu:mtodolore, lo sappiamosolo adesso. li fiumeè ancora là. rischiosoda attraversare.ma ineludibile.La lezionedi Cristoforo è ancoraanuale.La nostrasolitudinemoltopiù grande. "Non siate tristi,continuatein quelloche era giusto": come essere all'altezza dell'invito? Alexander Langer ILPACIFISMOCHEVORREI lncomroconEmanueleRebujfini Nell'autunnodel 1994.il Papasembravainprocintodi realia..are l'agognatoviaggioa Sarajevo.Un gruppodi pacifis1i.gli stessiche l'anno prima avevanoorganiuato due avventurosemarce verso la capitalebosniaca,dichiaranodi voleraccompagnareil Pontefice.Quel viaggiopapalenonsi fecemai.mai pacifis1ai Sarajevoci andaronolo sle."ìso.La "marcia dei 100", come venne ribauezzatadagli Slessi protagonisti,apparivaai piùcome privadi significatoe contribuivaa me11erien lucetuuaunaseriedicontraddi1ionpi rcsen1inell'arcipelago pacifis1a,mache non è mai statoagevolesottolineareperché il rischio è quellodi essereeticheuaticome"guerrafondai"o comunquenemici delI'··utopia··. Approfittandodel'loccasionevolliorganizzarepercontodell'emi I• tentcradiofonicapiemontese"RadioProposta··unaseriedi trasmissi<>• nisul pacìfismo,con loscopodi interpellarelevocipiù"critiche··.Non gli avversari,ma coloroche pur militandonel movimentoper la pace o simpa1in.a.ndoperesso.sannocoglierecon<>nestiàntellettuale i limiti e gli errori.scn1.amai farsioffuo;carela menteda visionifideis1icheo pregiudil'iideologici.Traquellevocic·eraancheAlexander Langer. la marcia dei 500, Mir Sada, la receme 11wrc:idt1ei /00: 11111i momemi importar,tiper il pacifismo italiar10.Importanti, ma complessi. E che ,iecessitanonon solo di essere celebrati. bensì di \,·e11isrolloposti a una rilettura critica. Come \'aiutareda 1111 punto di i·istapolitico questeazionipacifiste i11wm, di conflitto? Partirci da un giudizio di ammirazione. perché le persone che hanno scelto di fare quello che il mondo non ha fatto. ovvero di andare dalla gente di Sarajevo. hanno dimostrato un grande coraggio morale e fornito una lezione importante. Se però ci interroghiamo sui risultati politici. effettivamente ho avuto sem• prede i dubbi.che. se nonmi hanno impeditodi manifestare lamia ,impatia. mi hanno ponato a decidere di non partecipare a nessun.i di quelle iniziative. Andare a Sarajevo e proclamare ,cmplicemen1e i diritti umani o gridare il bi,ogno di pace. sen,..a poter forenulladi piùe soprattutto '-Cnzapoter venire incontroalle richic..,teche lagente avarvaYa. mi ...cmbr;wa,inceramcntc trop•

foto luigiTozzori/G Neri po poco. Per questo dissi a Don Tonino Bello. l'allora presidente di PaxChristi: ··Voial ritornodovrete pur dire qualcosadi diverso rispetto alla panenza, dovrete pur tornare con una proposta!". Leggendo le cose scriueda lui, da Bettazzi e da altri partecipanti, nonmi pare siaemerso nulla di ciò. Mi ricordoquantodettomi dal rappresentante della comunità islamica di Sarajevo: "Lei è un 'verde'. Seci fosse da qualche parte del mondo un gregge di 300 mila pecore assediate. in nome dei diritti degli animali non invochereste la fine dclrassedio? E ora che cosa dite?". Queste reticenze, questo invocare la pace senza dire che cosa è necessario fare, mi paiono limiti principali di un ceno pacifismo che rifiuta qualsiasi azione di ·'poli1;ia intemalionale" e non va oltre alla richiesta della pace, la quale, se non convince coloro che ad essa si oppongono, rischia per rimanere fine a se stessa. Gianfranco Benin nel suo ro"umza Sarajevo May Be r(lff<mtadi w, gio\Janepacifista dei "IJea,i i costruuori dipace" che nel corsodi mw marciaavrebbeesclamato: "Se guardi i111e11same11te negli occhi 1111 cecchino, questi sarà conquisu,10 dall'amore 1mfrerSlllee 11011 sparerà". Ma ci si può accome,uare di 1111 pacifismo eti<:od,e si limita alla testimo11ia11:oC?he si acco,11e11ta di piantare la propria bandieraa Sarajem per poi ,·enirsene \'ia? È 1,empre molto difficile criticare delle persone che rischiano la propria vita. Pcrc\Cmpio, ho potuto conoscere Moreno Locate Ili. il giova!le ucci\o da un cecchino \u un ponledi Sarajevo nel coNo di un·a,ione ..,imbolica. La sera prima mi imitò a partecipare alrini,iativa. ma gli ri..,po..,iche non vedevo alcun senso nell'andare proprio là dove c'cr.mo gli a,..,edianti. qua..,i a dire. con il dito PERALEXLANGER 9 alzato, "siete cattivi! ... Non voglio attaccare gruppi come i '·Beati i costnittori di pace" ma, a mio giudiLio. un pacifismo che punta solo sulla conversazione individuale di qualcuno tra i belligeranti finisce per abbandonare a se stesse le vittime. Si limita a essere più la manifestazione incontaminata della propria virtù pacifista. anLiché la ricerca di un risultato. Oggi bisogna necessariamente mirare a realizzare risultati. Faccio un esempio pratico: l'Unione Europea si sta allargando ad Austria. Svezia. Finlandia e Norvegia. Quattro paesi con grande esperienza nel mettere a disposizione dell'Onu i propri militari e civili. Eppure la battaglia per costruire all'interno dcli' Unione Europea un corpo civile di pace accanto al corpo militare. che rimane necessario. ha lasciato indifferente gran parte del movimento pacifista. Scè vero che chi usa la forza per affermare le proprie ragioni non bada se non alla forza di chi lo può fennare o intimidire. allora se non vogliamo ritrovarci solo a piangere le nostre lacrime. dobbiamo predisporre degli strumenti idonei. anche civili: come dei corpi di osservatori. cioè di monitoraggio, o corpi di intcnncdiazione, da non confondersi con l'interpo~iLionc simbolica. spesso invocata, ma irrealistica. perché non c'è nessuna situazione in cui dei disarmati possono realmente po~i tra i fronti contrnpposli e credere che questi non sparino. In Kossovo. ad esempio. dove il conflitto non è ancora guerreggialo. sarebbe imponante la prc..,en.wdi mcdialOri che sappiano far incontrare albanesi e serbi. denunciando le ingiu\li7ie alle autorità internazionali. il che presuppone laconoscen7a della lingua. della storia e del contesto sociologico. Ma se quando ,cdiamo un'arma o un'uniforme cominciamo a dire che la cosa non ci intercs\a più. perché quella non è pace. allora 5.iamo condannati a fare del p.icifismo per auto..,oddisfalionc.

1 O PERALEXLANGER Bobbio crilica i pacifisti di essere troppo i11cli11i allo predirn e p<x:oal/'cmalisi. Ci sorebbe 1mafragili1à cuflurale e politica, che impedisu in molti <·a~·dii comprendere la complessità delle situazioni. anche perché si co11ti1111a a ragionare in modo pregfodiziale. È d'accordo? Un indice della fragilità a cui lei allude mi sembra essere la ricerca delle paci le più lontane possibili. Un certo pacifismo assomiglia al bisogno del rivoluzionario che immagina che possa esistere un paese perfetto. Guardiamo invece a tre casi a noi vicini. Come la tensione con la Slovenia su cui An sta sortiando. Da quando esiste la Repubblica italiana c'è un problema legato alle minoranLe slovenenelle zonedi Gorizia eTrieste. Potrebbe di vcntarc una piaga apena a causa della rimozione col lettiva del le atrocità del passato che ha regalato un· ottima cana da giocare all'irredentismo di destra. O come la mia regione, il Sud TiroloAlto Adige. I pacifisti non hanno rivolto alcuna attenzione a una ~ituazione dove ci sono stati dei conflitti, ma ci sono anche state delle esperienze di soluzione degli stessi da cui si può imparare molto. Infine c'è l'Irlanda del Nord dove il pacifismo europeo che si richiama ai valori cristiani non ha rinenuto abbastanza sul fatto che i combattenti si identificavano in due differenti visioni del cristianesimo. Quando il pacifismo diventa ideologia per esercitarsi ha bisogno dell'idea la più lontana dalla realtà, la meno realizzabile. Questa è debolezza culturale. Mi pllre che spesso si 1e11daed abusare dellaparola ,io,iviolenza,quasi chepacifismoe11011viole1c1oziancidmw. Macosì11011 si riscltiadifaredi quest'uhimt1 ww modoe quindidi banalìu,arla. O/JJmre111d1ogma e quindi porla come cosa indiscutibile? Foto L.l,anolucos/G Neii. Sulla nonviolenza bisogna essere molto sinceri. È un valore altissimo e davvero si deve perseguire la progressiva riduzione della violenza. Tutti noi compiamo una grande quantità di atti violenti. nel rappono con il prossimo. nell'educazione. nella circolazione automobilistica. per non parlare della violenza intrinseca nelle istituzioni. Ma accanto alla nonviolenza non bisogna dimenticare il valore del diritto. Le discussioni se sia più impanante la "legge·• o la "pace" sono solo oziose. '"Pace. giusti1ia. salvaguardia del creato .. mi pare una buona sintesi, purché non si dimentichi il diritto intemazionalecomestrumento atto a individuare l'aggressore. Alla base del sept,ratismo, oggi spesso mgheggiato, c'è q11estacom•i,1zio11e":PitìcMt1rmue11ctei separeremo,meglio ci copiremo". Lei. invece. in più occ-asioniha affermato: "Più abbiamoa chefare gli 111c1oi n gli altri, meglio ci l·omprenderemo ". Q1wleJe:.,io,ie i pacifisti posso,io trnrredal conflittobt,lcanicos11\/'ersantedella spillosaq11estio1d1ella co11vh·e11mzaultiemica? Nei Balcani e nell'Europa Orientale troviamo la pane più malata del corpo europeo. Qui sono scoppiate due esigenze contrapposte: la valorizzazione dell'identità senza subordinazione a null'altro e l'esigenza che le diverse identità imparino a coabitare sotto un tetto comune, che non potrà più essere lo statonazione. Dobbiamo ricercare un tetto comune sovranazionale, europeo. Di fronte ai rivendicazionismi etnici si deve affermare il valore della convivenza tra diversi e la necessità di ordinamenti pi uri-culturali dove le diversità abbiano cittadinanza e visibilità, senza pennettere nessun integralismo. Il pacifismo dovrebbe più che mai fare proprio il valore della politica per la convivenza e affcnnare la supremazia della cittadinanza sull'etnia.

EX-JUGOSLAVIA 11 EUROPAEBOSNIA 1ADIPLOMAZDIAELCINIS/v\O MarcelloFlores Gli avvenimenti che hanno continuato a sconvolgere l'exJugoslavia negli ultimi due mesi hanno portato alla luce, in modo più limpido di quanto non fosse prima, l'atteggiamento morale e politico della ricca e democratica Europa di fronte a questa guerra che la lambisce da tre anni ìn modo continuo. L"emozione e l'indignazione sono stati, in alcuni momenti panicolarmente acuti del conflitto, il livello più alto e spesso unico di "risposta" collettiva che 1·opinione pubblica europea è stata capace di offrire. Non si è trattato, credo, di emozione o indignazione in malafede. Il senso di impotenza che accompagnava quei sentimenti, tuttavia, sembrava quasi impedire una rincssionc su ciò che accadeva e sul perché, nonché sui motivi della nostra impotenza. Non è mancato, naturalmente. chi è stato capace di offrire un'informazione coraggiosa e del le prese di posi zio ne altrettanto schiette: ma in genere è prevalsa l'autoflagellazione sulla debolezza mi Iitare e strategica dcli' Europa. costretta ancor oggi ad "attendere" il piacei e l'appoggio americani; debolezza che avrebbe costituito il "motivo'' principale per s1ar fermi a guardare~ insieme, naturalmenle. alla più o meno convinta litania sulla "guerra civile" in atto nei Balcani, sulla complessi1à e contraddittorietà della situazione, sulle responsabililà di tutti i con1enden1i, sulle atrocità commesse da ogni pane in conflitto. Solo per ;:1lcunigiorni. quando l'emozione per gli attacchi alle enclave musulmane (e "zone di sicurc1.z.a•· dell'Onu) di Srebrenica,Zepa, Tuzia, Goradze. BihaceSarajevo si è fatta più forte, è sembrato che finalmente si "potesse" individuare e dire chi era l'aggressore e chi l'aggredito. Poi l'offensiva croata, accolta con aperta soddisfazione perché poneva fine all'impotenza occidentale, metteva in imbarazzo qualcuno per l'efficienza e rapidità della propria pulizia etnica e ridava fia10 ai sostenitori del non-intervento. del ''sono tutti uguali", della "diplomazia ad ogni costo" e del "comunque tacciano le armi" (una posizione, questa. sponsorizzata dagli irriducibili della rivoluzione. sempre attenti. da noi. ai "diritti" degli slavi ortodossi ... storicamente'' anticapitalisti e rivoluzionari non solo nei Balcani). Nessuno può negare, ovviamente. che la realtà sia davvero complessa e che l'intreccio di cause vicine e lontane, di torti recenti e antichi, di conflitti e tensioni artificiosamente moniati o davvero latenti nella storia di una vicinanza forata e di una coabitazione difficilmente pacifica, renda arduoseparnrc i torti e le ragioni. attribuire ruoli precisi, moralmente e politicamente univoci. Ciò vale particolarmente quando si accetta. da parte occidentale, la stessa ..autodcfinizione" etnica delle fori;e in lotta: per cui ogni "civile" ricade giocofor1.a entro il gruppo di appartenenza stabilito dai capi militari-politici locali e accolto supinamente dalla diplomazia occidentale. La necessità di "approfondire", tuttavia. non autorizza a in1crdirsi il diritto/ dovere di dite la verità, pur se sgradevole o non in sintonia con le nostre preferenze geopolitiche (una ..scienza" tornata di moda per la felicità dì generali e strateghi e di quanti aspirano a diventare e sentirsi ''Nazione·•). Riconoscere la verità, tra l'altro. non comporta l'obbligo di scelte d'azione "conseguenti". I comportamenti (politici. diplomatici. militari, economici o fìnanco umanitari) si possono decidere in base anche ad altri parametri (interessi, opportunità, paure, egoismi): ma la storia di questo secolo ha insegnato che sottomettere la verità a quei parametri è sempre un tragico errore; pur se forse è un atteggiamento connaturato alla natura della sfera pubblica, soprattutto sul piano internazionale, in questo secolo della modernità. Dire la verità è forse l'unica responsabilità che l'occidente potrebbe davvero assolvere: ma la gran parte degli intellettuali europei non sembra più pronta neppure a questo minimo impegno. L'Europa e l'Onu non hanno solo ..fa11ito"nella ex-Jugoslavia. tanto in base a criteri politici che a considerazioni morali. Hanno mostrato la loro profonda immoralità: primo per non essere riusciti a fare ciò che avevano promesso; poi per aver promesso ciò che non potevano e non volevano attuare (le vittorie croate hanno fatto piazza pulita, in pochi giorni, delle ridicole paure di un ''Vietnam bosniaco" o della mitizzata capacità militare e strategica del boia Mladic). È possibile che l'Onu sia ancora, sul piano della cooperazione internazionale e delle relazioni tra gli stati, la soluzione meno peggiore. Non è possibile. però. appoggiarlo acriticamente, come ha continuato ,1desempio a fare il Pds (per bocca, in genere. dell'ineffabile "esperto" Fassino) e nascondere il proprio immobilismo dietro la sua incapacità e impotenz:1. Certo, 1·i111potenzaa far rispettare (ca "voler" far rispettare) il diritto internazionale è connaturata alla democrazia di massa; e non. come pensa qualcuno, alle democrazie ··cteboli" o vigliacche come sarebbe la nostra. 11 paese democratico per eccellenza, rlnghiherra, ha messo su rapidamente una forza enorme per difendere i diritti di poche decine di suoi concittadini in lande lontane e desolate (le Falkland); ma sulla Bosnia ha speso solo qualche parola più dura di altri e qualche promessa in più. Lo "spirito" della democrazia l'ha ben espresso uno dei numi della sinistra democratica. Ralph Dahrendorf, che ha giustificato il non intervento perché in Bosnia ''c'è una guerra civile" tra barbari e non si può fare nulla. Quando, a oltre Ire anni dall'inizio della guerra, il dibattito sembra polarizzarsi tra chi auspica l'intervento armato (a parole; nei fatti per interposta Croazia) e chi mette in guardia ed enumera i costi di questa scelta. la sconfitta si è già consumata (anche se, per adesso, senza le tragiche conclusioni di Monaco 1938). Si può solo, allora. dare veste razionale alle emozioni pubbliche che. un po' spontanee e un po· artefatte, esplodono di tanto in tanto. Il giorno dopo il tardivo e cinico raid aereo della Nato (cinico perché tardivo e perché ha voluto attendere, coscientemente. l'ennesimo massacro al mercato di Sarajevo). il "Manifcs10 .. ha rispolverato la sua natura "buonista'' prendendosela con i '"falchi"' internazionali (tutti tranne la Russia di Eltsin e la Serbia di Milosevic, sembra di capire); mentre la ..Repubblica" ha ricordato che l'intervento è potuto avvenire solo dopo le vittorie croate e che "la ripresa del confronto ira i due grandi nazionalismi balcanici è stt11aun'idea strategica geniale". La democrazia "ricca·· dcli' Europa vive all'insegna dell'interesse immediato: anche per questo nessuno sembra più intenzionato, se mai lo è s1a10.a pensare in 1crmini di progetto: che

12 EX-JUGOSLAVIA/FLORES implicherebbe. tra l'altro. scelte, costi. discordie. La sinistra, abbandonato troppo tardi il modello criminale del socialismo reale (un ritardo che ha "sputtanato" per chissà quanti decenni l'idea stessa di socialismo: grazie anche, in Europa. alla prescnzadell'lntemazionalc socialista della corruzione) si è appiattita dietro la realtà del capitalismo (quello di Agnelli per intenderci: combattendo con astio e un po' disordinatamente soltanto quello di Berlusconi): neanch'essa. infatti. né i suoi leader più presentabili né quelli più sgradevoli, ha osato fare della Bosnia e dell'ex-Jugoslavia il centro. o almeno uno dei centri. del proprio discorso politico. Come si fece. in modo sbadato e arruffato. ingenuo o cinico. con la Spagna del '36. D'altra parte, però, l'interesse dei lettori di quotidiani (già una minoranza) per la politica estera raggiunge appena il 14% (ancora un'esigua minoranza). E tra le regole della democrazia opulenta sembra esserci quella di non potersi indignare cd emozionare per più di due-tre giorni di seguito. Faceva effetto, negli ultimi due mesi. leggere le corrispondenze e gli articoli su\laex-Jugoslaviadell' Unità (senza dubbio i migliori, come informazione e anche come tentativo di riflessione. scelta degli interlocutori, uomini pubblici intervistati) e seguire nelle stesse pagine le elucubrazioni sul nulla dei politici dell'Ulivo, che pure sono quanto di meglio (o meno peggio) passa oggi il convento. Non è dal mondodellapolitica,diquesto si può essere ceni. che verranno modelli. progetti. proposte: che COSANOSTRA Equilibrie11rospe1d1efrledopoBl,garella SACRACORONUANITA I BalcaniJia,110 noi: nascita di ima fJ01e11:a sono condizione indispensabile per sperare e quindi per lottare, manifestare, dissentire. Eppure senza di essi saremo costretti a convivere. sempre più spesso, con un'indignazione impotente di fronte alle Bosnie che verranno. Quest'estate. a Varsavia. il fresco dimissionario da inviato dell'Onu peri diritti umani nell'ex-Jugoslavia. il polaccoTadeusz Mazowiecki. ha raccontato a un convegno di studiosi un episodio risalente agli anni della lotta di Solidarnosc contro il regime comunista. Gli oppositori avevano sperato che Willy Brandt. presidente dei socialdemocratici tedeschi. rifiutasse di recarsi in Polonia dopo il colpo di stato di Jaruzelski. cosa che invece fece. Anni dopo, inconlrato casualmente il vecchio leader, Mazowiccki gli chiese il perché del suocomportamen10: perché il mio obienivo, rispose Brandi, era di aiutare un popolo affamalo a stare un po' meglio. Non capiva. commentò Mazowiecki, che a volle un popolo ritiene più "materiale" un aiuto che si manifesti sotto forma di appoggio "morale" o di condanna per i responsabili dì aggressioni e ingius1izie. L'Europa ricca, anche nella sua veste di sinislra più aperta e democratica (quella che Brandi ha cosl bene simboleggiato per anni e che ancora adesso è l'unico punto di riferimento esistente), è ancorata profondamente a questa rea/polilik, in cui cinismo e solidarismo sono parti di un'unica diplomazia del compromes· so: e da cui la "verità" sembra espunta in nome di una "utilità" che si stenta a individuare. E "caltmo" i suoiprotagonisti. li, moda chimica. letrib,eì i ,,rofessio11diesltlia techno ASIACENTRALE Storiedidrogap, etroliog,uerraepotereinexUrss SUDAMERICA Bugie aSWIII/Jstlu Ctliid. roga e guerra sporcain Arge11ti11a Ogni mese in edicola a L.25OO Ahhonamcnto ,lllllUO I. 2" 000 CC P I "s 101 mtc,tatoa · GmppoAbelePcno<lll1"V1.C1 ìmhlll21. 10121Tonno

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