Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

VEDERE,lfGGERE, ASCOLTARE 81 I RichardBrooks)soltanto per rivedereun'inquadratura.(Allora non c'erano ancora le vidcocasscue.)Sono i film mediocri e i registi imbecilli che mi fanno credere nel cinema. (Non è il caso di Brooks. s'imende.) Quand'ero giovane si rimproverava a Renato Simoni di essere stato troppo benevolo negli ultimi anni della sua attività critica, di aver avallato con i suoi elogi - suun giornale come li Corriere della Sera, e quando forse la critica aveva più peso di oggi -speuacoli e recitazioni che avrebbero meriiato basto• natesul groppone.Sereni1àchesopravvienecon la vecchiaia?O cinismo? Probabilmemc c'era qualcosa d'altro: amore per il te.uro.L'nmavatantocd.:11an101cmpochcveramentesidiveniva ogni volta, gioiva di llltto. Persino delle commedie di Eligio Possc,ui. Parafrasando Bresson: il critico deve sognare di nuovo il sogno del regista. La critica è crisi, dunque giudizio :.1pcrtoe indagine provvisoria che cammina sul sentiero della provvisorietà. Piùche sacerdote, ministro del culto audiovisivo, un critico di cinema dev'essere vescovo. episkopos, ossia colui che sta in vedeua. Quando si è veri critici è nel discorso sui problemi della fonna che si meue in discussione la vita. Lo scrivere facile - il divulgare semplificando - non è l'equivalente dello scrivere chiaro - raccontare spiegando, cercando di andare in profondità. È una sfortuna o una fortuna per un critico avere degli autori (scrittori. registi, ccc.) per amici? O soltanto un disagio. una difficoltà? Prima di leggere (1979) un'intervista con William Styron. non avevo mai considerato il problema dal puntodi vista opposto. L·autore fa un film sbagliato o di poco valore o, comunque, inferiore alle attese. Se è onesto, il critico suo amico lo scrive. Se sono veramente amici, continueranno a esserlo, ma il giudizio del critico sarà sempre presente (per qualche tempo, almeno) ·'come tra marito e moglie la conoscenza di un oscuro adulterio··. 11 ragionamento. però. è o dev'essere reciproco. cioè vale anche per il critico, per la sua delusione. Anche perciò, e non soltanto per circostanze geografiche (vivo a Milano, sono un critico di frontiera), ho avuto pochi amici tra registi e sceneggia1ori. Che cosa è la critica. che cosa può mai essere, se non un tradimento (il caso più comune) o una sopraffazione (il caso più raro) del suo oggetto? Quanti sono i mairimoni alla pari? (J.M. Coet1.cc, 1940, scrittore sudafricano). Anche nella critica non bisogna sostituire la sincera conosccn1..adel reale con modelli interpretativi ideologici. Liberarsi delle griglie che sono comode e assecondano la pigrizia. Il critico e l'editore, qualunque sia la loro capacità intuitiva (il fiuto)e la lorocultura, esistono soltanto attraversogli altri, gli scrittori(MauriccNadcau).Mestieriparassitari,cntrambi.Quanto può essere creativo un parassita? Lo spettatore comune esagera nel giudicare un filmsoltanto con le ragioni del cuore, ma spesso il critico rivela di avere, al posto del cuore, un catalogo bibliografico. Nemmeno tanto aggiomato. Spesso l'erudizione serve a immunizzarsi dalle idee. Ci si preoccupa più di elaborare -quando va bene - le idee degli altri che di pensare con la propria testa. Certi critici si sentono cosl soli che. per farsi compagnia. ricorrono alle citazioni. "Chi tocca un libro. 1occaun uomo" (Wal1Whitman). Vuol dire che. almeno ne11a·pproccio, uncritico dcv' essere generoso? Ma chi tocca un film. tocca un uomo, molti uomini o un prodotto? Esistono critici che prendonodi mira un autore conlCtafani. ··Qualche volta-mi confida(nel 1958)la simpatica moglie di un autorevole collega- manda me a vedereccrti filmperché ha da fare. Ogni volta mi raccomanda: prendi appunti. chérie. lo ci vado e appunto. Con la lampadinctta. Succede, però, che tra il film da vedere e gli appumìoda prendere, faccioconfusione. Allora do a lui gli appun1i e gli raccon10com'è andata E lui ci scrive una bella rt..""Ccnsioneit,ida e concisa. La leggo e il film. allora. lo capisco benissimo". Bisogna imparare a vedere prima (più) che a scrivere. (L1 mia macchina da scrivere aveva battuto "cedere·•.) Davanti a un film - un romanzo, una poesia, un quadroche ammiriamo, bisogna porsi per prima. o per ultima, questa domanda di Hoffmanstahl: ma sta nella vita? Da quarant'anni al governo. la Dc ha contribuilo a corrompere gli altri partiti e l'intero sistema politico con la propria corruzione. Si può applicare il ragionamento ai filonidi successo del cinema italiano di consumo? LASCRITTURNAOMADE I VIAGGDI IFABRIZRIANv\ONDINO PaolaSplendore Un libro sull'andare e sul camminare, sull'empatia con i luoghi econ gli spazi che si annuncia fin dall'ariosa immagine di Man Ray in copertina (Einaudi. pp.171. Lire 24.000). La figura del viaggio duplica, per così dire, la quantità più profonda della scrittura di Fabrizia Ramondino, che è erratica, frammentaria e instabile per vocazione: chi legge bordeggia l'incerto confine tra realismo e immaginazione, tra sogno e cronaca per trovarsi spiazzato di fronte all'improvviso mutamento di registro o alla colta notazione filologica, magari del tutto inventata. È questo lo stile di scrittura che a partire da Althé11opis ( 1981) Fabrizia Ramondino ha messo a punto, una forma trasversale che non si inscrive in nessun genere codificato, ma che spazia tra luoghi e forme narra1ive per restarne sempre ai margini. Tutti i luoghi del narrare di Fabrizia Ramondino sono presenti in questa raccolta organizzata intorno al motivo del viaggio, in cui i titoli stessi dei capitoli o sezioni si ispirano alla sua nomenclatura: mezzi di trasporto, frontiere, bagagli, gui-

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