Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

BO VEDEREL, EGGEREA, SCOLTARE i; vuol fare l'apologia del kitsh. né l'ennesima ironica ·'C'era una volta Hollywood". magari dal basso. Si tratta invece del primo film adulto di Bunon. che aveva finora sbandierato il proprio st:.ttusdi eterno fanciullo. di adolescente di genio. come un'arma di difesa contro le lusinghe e le costruzioni delle grandi major (la Disncy, la Wamcr). ''Le ossessioni di Lynch sono quelle di un diciassettenne, ma quelle di Bunon sono quelle dì un dodicenne: e la nostra cultura è mollo più vicina a quella di un dodicenne": così ha scritto una sua collaboratrice. Ma qui il tenebroso e timido wo,uler boy. il geniale visionario che realiz1.avakolossal senza trama (/J(llman re111ms) sembra proprio essere cresciu10. Niente esagerazioni camp. niente gusto del Pt1sticl1e: cd invece un film serissimo, rigoroso.con cìtazioni poche. castissime, e tutte funzionali ad una radicale messa in discussione della propria poetica. Intanto. la scelta di raccontare la vita del ·'peggior regista della storia del cinema·· con uno stile invece volutamente elevato. --sublime·•. wellesiano. indica una scelta estetica decisa, già percorsa da Burton fin dai suoi primi cortometraggi: l'alleanza tra ·'alto" e "basso'', .:1111iceoprosaico, Grande Arte e baraccone. contro il gusto medio. Nemico di Burton (nonostante i film di questi escano con l'etichetta Bucna Vista, Pov o Wamer). è sempre il mide11/i, la produzione mainstreom. l'omologazione dei prodolli estetici. Fondamentale al riguardo la scena dell'incontro tra Wood e Wclls Zcnith. e il Nadir della produzione hollywoodiana. ha serino un critico americano). in cui il secondo lo incoraggia e lo sente come ugualmente critico e lo incoraggia a lottare contro i produnori idioti per affermare la propria individualità. L'ambiguo atteggiamento che il film mantiene verso il proprio protagonista. inoltre. è un indice del suo carattere viscerai mente autobiografico. EdWood è certo un ano d ·amore vero questo sognatore alla Capra che. tra mille difficoltà, solo contro lutti. riesce a reali,..zare il proprio sogno dì artista. Ma pur assumendo in generale il punto di vista di Wood (anche in maniera esplicita. come nelle scene della lavorazione di p/a,i 9/rom outer space). Burton sembra a tratti dis1accarsene; e non nasconde allospett:11ore il fato che il film di Wood .wno brutti. che la sua è una versione capovolta e perversa del sogno americano. Il finale sembra piuttosto esasperare che sanare questa tensione. in un· apoteosi allaR,x:kydcl protagonista che semhra un ~ogno di quest'uhimo o una specie di isterica, gigantesca negazione freudiana (Questo è il film per cui sarò ricordato. dice Wood al colmodel trionfo;c Burton sa che quel film sarà sì ricordato. ma in quanto pcggiorfilmdella storia del cinema). 11rapporto di Burton con Ed Wood è dunque essenzial• mente esorcis1ico: egli vi ha intravisto un doppio deformato, una parte di sé e, mettendol;\ in scena. ha cercato di scacciarla. Cosa sarebbe successo. sembra chiedersi Burton. se invece di essere l'enfant prodige di 1alento e di successo che sono, avessi posseduto solo il lato della passione, e nient'altro? La cinefilia pura è una passione malsana. una forma di necrofilia: lo aveva visto con terrore Truffoul nella Camera verde (rileggendo Bazin), e se ne accorge qui, a modo suo. anche Burton. Li, la guerra da un lato e l'altare dei mo11idall'altro. qui i vecchi polverosi orrori Uni versai e l'orrore della quo1idia1lità nella luce abbagliante delle caselle a schiera californiane. In questo senso va vista la figura straordinaria di Bel..t 1 Lugosi che. grazie anche alla interpretazione di Martin Landau, è la cosa migliore del film. Burton, è noto. è cresciuto nutrendo un rapporto di venerazione e di simbiosi verso Vincent Pricc. come Ed Wood verso Lugosi: e come Lugosi in Pfon 9di Wood. Pricc ha interpretalo l'ultimo fim della sua vita col giovane amico e fan (Edword mani di forbice). Ma nel raccontare questo rapporto, Burton evita ogni compiacimento e mostra invece. perla prima volta. la morte. finora bandita dal suo affascinante e cartoonesco mondo. Ed Wood è, alla fine. un fihn sulla morte, laicissimo e feticista, un Vialedeltramon10 in cui, meao secolo dopo, al posto della ferocia satirica, viennese di Wilder c'è la ipersensibilità dark di un ragazzo californiano cresciuto tra Mac Donald e telefilm di serie Z. ILCRITICO,PARASSITAERUDITO MorandoMorandini '"I critici italiani hanno bisogno di pari.tre specialmente quando non hanno nulla da dire. hanno bisogno d'ammaestrare quando sono maestri d'incompetcn1,a•·. È una frase di Piero Gobeui. tolta da uno scritto che apparve su Energie Num•e il 30 settembre 1919.Si riferisce ai critici leucrari. Enoi,scuant'anni dopo? li primo dovere di un critico è di non abbassare al proprio livello leopere di cui parla. D'accordo. Macom'èdiftìciles.ilirc. E se la scalata è impossibile? Si ra come la volpe con ruva. Davanti ai grandi film non bisogna tanto giudicarli quanto M:-andagliarcquel che noi si vale. Parafra~ndo Milan Kundera: i critici, questi piccoli operai del la riduzione. Le opere geniali esigono un pubblico geniale, dice Coctcau. Esigono anche critici geniali. L'interrogazione critica dcv' essere un'interrogazione di geloso. Pii:1si osserva (un film) da vicino. più lontano esso vede. Quante volte in un mese dovrei dire: più che un film, è pellicola impressionata? Unaestrema disponibilità al testo è uno dei due poli dell'attività critica. L'altro è il disagio di doversi abbassare spesso su oggetti inferiori al livello di tolleranza. À me.mre qu'on a plm d'esprit, mr lrOlll'e qu'U y a plus d'lwmmes origintuu·. Le gens du commun ne lrouvent pas de differe,ice entre /es lwmmes (Pascal). Vale anche per i critici versoi film. Come capisco Claude Mauriac quando racconta di aver assistito due volle alla proiezione di un film (U, rfrolto di

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