VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 79 ILTEATROAUTISTICO ~ ORESTEA DATRAGEDAIAFAVOlA PiergiorgioGiacchè •·11 teatro è dell'attore'' può sembrare un'ovvietà ma- se portato alle eslremc conseguenze-è invece un paradosso: il paradossodi unacausascenicache si sospendedal suoeffetto di "pubblica rapprcM;nlationc'', di una commedia compiuta in sé(organica?)chesi recitaa pane. chesi affacciamache ignora la sala. Da tempo o da sempre, il teatro della ·•societas Raffaello Sanzio" non ha il carattere della proposta. ma se mai dell'offerla. e l"offerta non è propriamente rivolta allo spenatore. anche se inevitabilmente si consegna al suo consumo. Prima viene bruciata come voleva Artaud. come fosse sacra. Ncll'Orestea, la loro ultima offerta (Socictas Raffaello Sanzio. Orestea. da Eschilo. di Romeo Castellucci), i "Raffaello'' non aprono al pubblico lo spazio della relazione, ma al contrario lo chiudono: il palcoscenico diventa un recinto, e lo spettacolo si frantuma in visioni, svelate- squarciando lcttcralmenlc il velo di insistenti sipari sovrapposti - al solo scopo di scandire la teoria di delitti o sacrifici attraverso cui si compie la tragedia. o, se sì preferisce, il destino dell"attore. Offerto così, il teatro passa da gioco a giocattolo e. intanto - lì dentro - I' Oresrea passa da trngcdia a favola, giacché è proprio questo ciò che i ''Raffaello'' volevano fare chiamando in causa Lcwis e Alice e chiamando in scena forse persino i conigli neri di Pinocchio. Ma fare di una tragedia una favola. vuol dire farla passare da evento a incubo: qualcosa che non è più accadimento ma che. invece. ha una sorta di automatico svolgimento. Una sequenza più che una storia, consegnata allo speuatore perché si goda (ciascuno) la sua visione solipsistica, immerso a spiare quel che si muove al chiuso di una scatola do1;,uadi luci e ombre autosufficienti, comple1a di personaggi e di paesaggi e di animali. eppure tulla rigorosamente ·'gira1a·· in iniemì. lntemì che non vogliono alludere all'intimità. ma più semplicemente 1oglicre ogni illusione alla par1ecipazione di chi guarda: la scena - con tulio quello che contiene - sembra difatti assolutamente contrapporsi all'esterno. anzi :1ll'estraneità della platea. E l'incubo sta nelI'appariLionc anLiché nella narrazione della tragedia: sta nell'attonitacrudelt:'I di unape.ue che riguarda soltanto gli attori e che diventa appena una sor1a di disagio onirico per lo spettatore. Allora. "il teatro è sogno•·, per via di quella sensazione di esclusione ma non di lontananza, di attrazione ma non di coinvolgimento. per quella mistura di irritazione e ammirazio• ne. di fastidio e di fascino, che non la visionarietà ma la provocatorietà dei sogni produce. E la provocazione dei "Raf. faello" è stavolta (e non è la prima volta) quella di un teatro autistico, fatto di attori non intenti a mostrarsi ma attenti ad eseguire, ignari dello sguardo del pubblico e invece preoccupa• ti di guardarsi le spalle odi guardare ciò che incombe su di loro dal cielo. Nell'Orestea. del resto, è proprio dall'alto che si dipartono i fili e gli imperativi che li determinano: così si inventa una complessa e instancabile machina ex deo. fatta di tubi e cavi ai quali bisogna collegarsi e alimentarsi perché prenda vita e senso ogni azione. Un'azione da eseguire. ovvero da subire, un'atione che non si spende certo per lo spettatore. perché infine non è nemmeno dell'attore. Ma intanto entrambi possono finalmenle apprendere che la condizione tragica è fatica e non dolore. è ironia (eironeio = distanza) e non passione. Con libertà e coraggio, rigore e amore, i ·'Raffaello Sanzìo" eseguono fino in fondo il destino di Oreste e realizzano - ancora una volta- il miracolo del teatro; il solito ma rarissimo miracolo di quando si va per capire, cioè per "prendere•· e invece si resta presi. giacché la "comprensione·· - quella emotiva, quella della sensazione e non dei significati- non è un compito della pla1ea, ma è finalmente un'azione di scena. che si dilata come una nuvola o procede come una macchina e ci catturn. Noi siamo stati fem1i e fortunatamente passivi. Sono stati loro gli agenti del "capire". Infine è ovvio: ''il teatro è degli attori"! ILREGISTAPIÙSFIGATO DELLASTORIADELCINEMA EDWOODVISTODATIMBURTON EmilianoMon-eale ''Ma cosa è veramente dark? È più dark Batman Returns o un Big Mac? Per me, qualcosa di veramente, veramentedark è, esempio. la trasmissione America & fimniest !tome vìdeo, ma non sento la gente parlare della 'darkness' di queste spettacolo'•. (Tim Burton, da una intervista su Bazaar. settembre 1994). Indifeso e fuori posto all'ultimo festival di cannes, dove è stato schiacciato dai grandi 1emi di Loach, Anghclopulos e Kusturica, l'ultimo film di Tim Burton ha entusiasmato in lt~1liabuona parte della critica, risultando però un fallimento commerciale. Eppure il suo autore ha già un certo numero di fans, che però saranno usciti presumibilmente disorientati dalla visione di E<IWood, o ne avranno appreaato gli aspclli cinefilo di superficie. Il primo pregio di Ed \Vood invece, è il cosciente, totale rifiuto dell'approccio cinefilo o parodistico. Burton
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